"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

24 settembre 2010

ritorno alle origini - pesce e sale



Oggi è stata una giornata un pò così. Il sole non s'è visto ed è piovuto. Ma non è l'unica ragione di depressione: ho comprato da settimane i biglietti per lo stramaledetto Taste e tutte le impressioni sono state concordi. 
APOCALISSE.
Mi pare una bella occasione sprecata, oltre che soldi (miei) gettati.
Vabbè, cerco di digerirla e domenica andrò armata di macchina fotografica per catturare le aberrazioni del luogo. Magari riuscirò pure a divertirmi, se non a mangiare, ispirarmi o ammirare.

Quando un ristorante mi delude profondamente mi dico che mangio meglio a casa. Magari è la storia della volpe e l'uva, ma spesso è vero.
Cucino in modo poco elaborato, con cotture brevi e usando pochi condimenti, in modo da esaltare il sapore delle singole materie prime.
Il pescione di queste foto,  ad esempio, è stato cotto semplicemente nel sale.

Una spigola da un chilo, due chili di sale grosso (integrale eccetera eccetera), 50 grammi di erbe miste tritate, un mazzetto di timo, un filo d'olio.
Si pulisce il pesce ma non lo si squama. Si asciuga accuratissimamente per evitare che l'umidità faccia sciogliere il sale, lo si imbottisce con un mazzetto di timo.
Si mescola accuratamente il sale con le erbe tritate, in modo che il colore diventi omogeneo.
Si cosparge il fondo di una pirofila con uno spesso strato di sale, si adagia il pesce e lo si seppelisce nel resto del sale. Lo si cuoce in forno a 180° per quaranta minuti.
Il sale formerà una corazza dura ma di facile rottura e tutti i segreti del pescione resteranno racchiusi nel guscio. Un pesce-tartaruga.
A cottura ultimata si spaccherà, si sfiletterà la spigola e la si condirà con un filo d'olio.
Fine della ricetta.

Servirà qualche amico, del vino, un'insalata fresca.

Semplicità al potere. Ritorno alle origini. Bontà.

Quando avrò finito di leggere "Se niente importa" può essere che smetta di mangiare anche il pesce. Mi godo questi ultimi momenti di ignoranza sull'acquacoltura e ne approfitto.
Buona fine di settimana a tutti.
(PoveraPazza)



 

4 commenti:

( parentesiculinaria ) ha detto...

Mai fatto un pesce al sale...
Ottimo. Quindi ora sul tavolo abbiamo spigola, grissini...

Chiara Maci ha detto...

Il modo migliore per cucinare un pesce freschissimo.
Ottimo,
a presto

silvia ha detto...

adoro la semplicità. se non lo cuocio al vapore con timo&co lo cuocio al sale pur'io. ma metto solo un chilo. certo dipende dalla grandezza del pesce. spero che taste non ti abbia troppo delusa. e chiedo: ma davvero il libro toglie la voglia di mangiare carne?

PoveraPazza ha detto...

@silvia: sono solo all'inizio, ti terrò aggiornata. Comunque mi è piaciuta la genesi del titolo. Una citazione della nonna. Te la racconterò meglio, non voglio rovinarla con un ricordo approssimativo..