"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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28 ottobre 2012

piciocia siciliana

 
Ma tu guarda che roba: anche in Sicilia sono polentoni. Oddio, non polenta di mais ma una cremina di legumi abbastanza polentiforme ce l'hanno anche loro e si chiama piciocia.
L'ho scovata al Salone (ho già fatto il pistolotto sui prodotti poveri eccetera eccetera e non mi ripeterò) e l'ho preparata oggi per il pranzo. Calda e vegetariana e leggera e proteica, di questa piciocia mi è piaciuto anche l'avanzo infarinato leggermente e fritto.
La piciocia viene preparata con farina di cicerchie, ceci e piselli e cotta in brodo vegetale, in proporzione 1 a 10. Il signore che la vendeva mi ha spiegato che si potevano aggiungere pancetta, finocchietto e cardi selvatici.
Io ho semplicemente preparato un brodo con zucchina carota e cipolla a pezzetti che ho poi lasciato nel brodo e ci ho aggiunto la farina a pioggia, mescolando con la frusta.
Si cuoce per circa 45 minuti e si condisce con un filo d'olio, servendola con crostini : i miei di farina integrale di grano duro Tangarò, sempre siciliano, abbrustoliti senza grassi.

(PoveraPazza)

24 giugno 2012

CAM: comunità alimentare mediterranea

kibbè libanese - di pesce

Una cena, d'estate. Progettata per la terrazza ma consumata, ahimè, indoor causa grandine incombente. Un pomeriggio libero per preparare con calma. E la voglia di mare che non vedrò, se non di sfuggita. Ho deciso così e così farò.

Una cena, dicevo, con un denominatore comune: il Mediterraneo. Piatti di Paesi diversi che potrebbero essere un'unica grande Comunità Alimentare. In fondo, noi siamo più fratelli di marocchini e turchi che di francesi e tedeschi. E prima ce ne renderemo conto, meglio staremo.

Et alors: kibbè di pesce - Libano ; insalata di carote e coriandolo - Marocco; Hummus Medio Oriente; pomodori ripieni di riso: Italia; pane di semola semintegrale Senatore Cappelli: casa mia.

insalata marocchina


18 novembre 2010

ceci, questi preferiti. In umido.

Problema: se si lavora fino a tardi, si salta la pausa pranzo e viene buio presto, se si ha una casa "d'atmosfera" in cui le luci sono solo da terra e per giunta fioche, quando cavolo si possono fare delle foto decenti?
Risoluzione: mai.
Vorrà dire che i miei quattro lettori si dovranno immaginare piatti succulenti in stoviglie finissime, ambientazioni magnifiche e tutto quanto vorranno loro.
Qui, fino al disgelo, si parlerà solo di ricette. Punto e basta. Non ci sono mica alternative.
Ieri sera, per esempio. tornando in auto dall'ufficio stavo passando in rassegna ciò che il frigorifero offriva. L'inventario non prometteva niente di buono, però facendo una joint venture frigo-dispensa magari una cena di qualche gioia magari sarebbe saltata fuori.
Per replicare la mia ciotola, sorretta da forte mano maschile:
1 confezione di ceci lessati
3 carotine
mezzo cespo di radicchio rosso
1 cipolla dorata piccola
aneto fresco
il succo di un limone
1 cucchiaino di carvi (kummel)
quattro cucchiai di yougurt greco
1/2 cucchiaino di sumac
sale pepe olio d'oliva
--
Tritare la cipollina e ridurre la carota a dadini. Far soffriggere in un velo d'olio insieme al carvi.
Aggiungere il radicchio tritato grossolanamente ed i ceci sgocciolati e lasciare insaporire per qualche minuto. Bagnare con il succo di limone, aggiungere l'aneto tritato, aggiustare di sale e pepe e finire la cottura per un altro paio di minuti.
Mescolare lo yougrut con un filo d'olio, il sumac e un pizzico di sale.
Servire l'umido di legumi con due cucchiai della salsa allo yougurt.
Continuando a saltare il pranzo e mangiando queste meravigliose leggerezze a cena forse è la volta che divento una modella (lol).
PoveraPazza



Aggiungere i ceci e

5 novembre 2010

harira


D'inverno (vabbè autunno, non sottilizziamo) consumo grandi quantità di robe brodose. Devono contenere tutto quanto serve all'umano sostentamento, devono essere calde e colorate. Non mi stancano, mai.
Questa volta è toccato all'harira, una zuppa tradizionale marocchina per il tempo del Ramadan.
La mia versione è quella di Ottolenghi, una  nuova ma bruciante passione.
Come tutte le zuppe è molto semplice da preparare.
Serviranno:                       
200gr di ceci secchi (io ho usato una scatola di ceci lessati, bio)
olio d'oliva
1 grossa cipolla, ridotta a dadini
200 gr di polpa di agnello, ridotta a dadini
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di zucchero
1 scatola di pomodori a dadini
1 litro di brodo vegetale
succo di un limone
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
un pizzico di pistilli di zafferano
200 gr di spinaci novelli, lavati
coriandolo tritato (io non l'avevo)
fettine di limone per servire
sale e pepe 
--
Considerando di avere i ceci già lessati procedere così:
far soffriggere in una casseruola la cipolla in poco olio d'oliva fino a quando diventa trasparente.
Aggiungere, a fiamma vivace, l'agnello e rosolare per pochi minuti. Successivamente aggiungere il concentrato e lo zucchero. Mescolare bene. Dopo un paio di minuti aggiungere anche i pomodori tritati, i ceci scolati, il brodo, sale e pepe.
Far prendere bollore alla zuppa, abbassare la fiamma e lasciar sobbollire per circa 35 minuti o fino a quando la carne non sarà tenera.
Aggiungere il limone e profumare con le spezie. Aggiustare di sale e pepe.
Appena prima di servire guarnire ogni ciotola con una manciata di spinacini crudi, spezzettati grossolanamente, il coriandolo tritato e una fettina di limone.
Si fidanza (sposarsi mica usa più) facilmente con il pane carasau. Magari in Marocco non lo conoscono, ma noi lo abbiamo e ci piace molto.

La mia ricetta non menzionava piccantume di alcun tipo (lo zenzero è aromatico) ma secondo me cps (ci può stare).
E' buona, ottima, anche nella versione avanzo.
(PoveraPazza)

Ma forse dovrei postare un dolce, ogni tanto? Il dolce piace..                                                                                                                                                                

26 luglio 2010

zuppetta di tagliatelle di farro

Mi sono messa in testa che devo imparare a fare la pasta. Pasta vera, intendo. Senza uova. La pasta all'uovo non mi è mai piaciuta. Quella di semola rimacinata è la vera pasta, per me. Quanto di più lontano dalla tradizione polenton-sabauda, ma tant'è.
Sulla scia di questa mania ho comprato giusto quei sei-sette chili di farine di vario genere. Il farro integrale tra loro.
Azzardo una tagliatella di farro senza uova:
150 gr di farina Manitoba,
150 gr di farina di farro-integrale-biologica-forse equa e solidale ecc.
un pizzicone di sale, un cucchiaio d'olio d'oliva (avvertenza: se non altrimenti specificato in tutti i post si tratta sempre di extra vergine)
acqua q.b.
Impastare a lungo tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta soda ed elastica. Lasciare riposare coperta per almeno un'oretta.
Riprendere  la pasta e stenderla (pur possedendo la nonna papera, a mano e con mattarello in un evidente delirio di onnipotenza), piegare le sfoglie su se stesse e ricavarne delle tagliatelle abbastanza sottili.
Lasciar seccare per una notte almeno.
Si possono condire in mille e cinquecento modi, ovviamente.
Ho scelto, questa volta, un condimento cotto-crudo abbastanza interessante.
Per la zuppetta:
300 gr di gamberi, lime, basilico, olio, sale, pepe.
Pulire i gamberi tenendo le teste da parte, tagliarli a metà e farli marinare al fresco con il succo di un lime, la buccia grattugiata dello stesso, olio, sale pepe e basilico spezzettato.

Preparare una bisque: soffriggere un cipollotto fresco insieme ad una costa di sedano a dadini. Unire le teste dei gamberi e rosolare per qualche minuto. Unire acqua fino a coprire il tutto e lasciare sobbollire per una decina di minuti.
Passare al chinois, aggiustare di sale e pepe e tenere da parte.

Scolare dal liquido di governo dei ceci precotti (avendo più tempo i ceci secchi e lasciati a bagno le classiche 12 ore saranno perfetti). Preparare un fondo con carota e cipollotto, unire i legumi, coprire con brodo vegetale e lasciare cuocere per una decina di minuti. Passare con il frullatore a immersione, aggiungere la bisque preparata in precedenza e una spruzzata di lime. Salare e pepare. La consistenza della zuppetta è determinata dalla quantità di brodo che si usa per la cottura dei ceci. Parecchia=zuppetta zuppetta, pochina= crema. Vedete voi.

Nel frattempo lessare le tagliatelle molto al dente, scolarle e condirle con qualche cucchiaio di zuppetta. Per servire: un mestolo di zuppetta, le tagliatelle, un cucchiaio di gamberi marinati e qualche foglia di basilico spezzata a mano. Pepe bianco.


La prossima settimana ho in programma due o tre cosine nuove da sperimentare. Stateve accuorti (Gep, Amedè si dice così??)
(PoveraPazza).