"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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19 febbraio 2013

una vita in levare (nel senso di togliere)

 
 Caro diario, vorrei essere in grado di togliere: orpelli, oggetti, parole, persone. Vorrei un vivere essenziale, di sentimenti grandi e profondi, di amori duraturi, di abitudini sane.
No, non è Paulo Coelho che straparla dopo aver visto uno spot Mulino Bianco.
Sono io, che straparlo sempre. Nessuna novità, dunque.

Per non farla troppo lunga nè filosofica partiamo dalle abitudini sane. Mi ero ripromessa di non affidarmi più all'industria alimentare per le mie colazioni e ci avevo già provato con i biscotti del Lagaccio, ahimè venuti terrificanti.
Ci riprovo con un cake di levatura (sempre nel senso di togliere) altissima, proprio nei giorni in cui le industrie alimentari non hanno un'immagine così immacolata.

Quattro ingredienti, non serve altro. Forse da domani sarò più buona.

Cake alla panna (che l'avevo comprata per altro e spiaceva buttarla):

230g farina 00, di buona - ottima qualità
150 g zucchero semolato (o scuro, o miele - come preferite)
2 uova grandi, bio
250ml panna fresca
1/2 bustina lievito chimico
una presa di sale
un cucchiaino di estratto naturale di vaniglia

Portare il forno a 180°.
Con la frusta, sbattere uova e zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere anche la panna, continuando a sbattere. Unire l'estratto di vaniglia (o i semini estratti da una bacca) e la farina setacciata con il lievito ed il sale.
Mescolare bene bene.
Trasferire in uno stampo da cake, cuocere in forno già caldo per una quarantina di minuti o fino a che lo stecchino inserito non esca asciutto.
As simple as that.

Buona colazione


(PoveraPazza)

10 novembre 2010

metti un finocchio a cena: caramellato con quenelle di caprino fresco


Stasera, grazie all'iniziativa di un gruppo di blogger, invitiamo a cena i finocchi.
Premetto che a me i finocchi piacciono di più crudi, alive and kicking e chiacchieranti, premetto che credo sappiano difendersi da soli dagli attacchi beceri di certi personaggi. Epperò.
Credo sia necessario metterci la faccia, etichettarci per marcare una differenza. In questo senso rimando al magnifico post di Giovanna di qualche giorno fa.
Spero che le piccole iniziative come questa contribuiscano almeno a far pensare, se non a modificare la coscienza di altre persone.
Sabato scorso, a Milano, quel finocchio di Nichi ha riempito un teatro (grande) e ha lasciato fuori diverse migliaia di persone (io tra quelle) che avevano voglia di ascoltare la narrazione di un punto di vista diverso. Mi fa piacere pensare che tutti questi semini insieme faranno crescere un albero nuovo, diverso da querce, ulivi, garofani, ma con profonde radici.

E dopo il pistolotto, ecco la ricetta. Di Yotam Ottolenghi.

2 piccoli finocchi
un cucchiaino di burro e un cucchiaio d'olio
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di semi di finocchio
qualche fogliolina di aneto
zeste di mezzo limone
2 cucchiai di caprino fresco
sale pepe (e qualche bacca di ribes fresco, se piace).
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Mondare delle foglie più dure i finocchi e lavarli. Affettarli  per il verso della lunghezza senza eliminare la base più dura in modo che le fette (spesse 1 cm) restino insieme.
Far sciogliere il burro in una larga padella, aggiungere anche l'olio. A fiamma vivace far dorare uno strato di fette di finocchio da entrambi i lati. Far riposare su un piatto le fette già pronte e proseguire fino a esaurimento della verdura.
Nel fondo di cottura aggiungere lo zucchero, i semi e abbondante sale e pepe. Far sciogliere per 30 secondi, aggiungere i finocchi cotti e lasciar caramellare delicatamente per un paio di minuti.
Cospargere con l'aneto e le zeste di limone e il ribes, a piacere.
Guarnire con la quenelle di caprino fresco.
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PoveraPazza

Un finocchio al giorno, lo leverà di torno? Oppure un finocchio, una mela e una patata? O un finocchio, una mela, una patata e una rapa? Un cavolo? Un intero minestrone?
Si sa, la dieta depurativa fa miracoli!


- questo post è per voi, lo sapete -