"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

12 marzo 2014

pane insolito al cacao e nocciole

 
Toh, mi sembra di dover scrivere un post! Che ho fatto un (buon) pane NON DOLCE al cacao e ve lo voglio raccontare. Complice un seminario sul Qi Gong dei Cinque Animali e la promessa di portare qualche mangiarino gratificante. 
Ormai qui l'unica cosa che si produce (quasi) è pane (e verdura cotta), dunque il mangiarino goloso doveva essere pane, appunto. Ho preso spunto dal bel libro Come si fa il pane ed. Guido Tommasi, da cui ho imparato a fare un pane praticamente senza impasto e che viene SEMPRE.  Quello sotto è una crasi con variazioni, di due ricette del libro: cacao e nocciole, praticamente Nutella in forma di pane!



27 febbraio 2014

tempeh al forno - e pure marinato


Mi piace più del tofu e forse addirittura più del seitan: il tempeh! Una saponettina di fagioli di soia gialla, parzialmente cotti e fatti fermentare, con un alto contenuto di proteine (22g su 100 di prodotto) e molto digeribile. Come sempre il sapore è neutro e quindi conviene aggiungere erbe o spezie per renderlo appetitoso.
La mia cena, digerita ancor prima di raggiungere lo stomaco è stata:

Tempeh al forno, con rape colorate

 

21 febbraio 2014

se non è cacao, cos'è? colazione insolita


Cari amici vicini e lontani, buongiorno. In queste paginette compaio ormai a cadenza quinquennale, ma sapete com'è so many men so little time (eh, figurarsi). Gastronomia Mediterranea mi fa studiare per evitare di scrivere castronerie, cucinare non cucino quasi e quando lo faccio niente è memorabile abbastanza. Quindi trovo raramente l'occasione giusta per condividere scoperte con voi.
Ma questa volta..
L'occasione è stata la nuova tortiera blu pavone che tutte ci siamo regalate con i punti del signor slunga. E poi, a dire il vero, torte per colazione e pane sono le uniche due attenzioni al cibo cucinato che in questo momento riesco a concedere.
Questa pare una torta al cacao, giusto? Una sana e rassicurante torta al cacao, semplice, da caffelatte.
E invece no.

24 gennaio 2014

ricomincio da t (ofu)




Uh, che pomeriggio impegnato è stato quello di oggi. Si chiacchierava su fb di disturbi alimentari, di ortoressia più specificamente, cioè dell'ossessione per il cibo sano. Non la generica attenzione, si badi. Quella ce l'ho anche io che non soffro di ortoressia manco per niente e mangio cibi sani solo se mi piacciono. C'è un'eccezione: il tofu. Ho provato innumerevoli volte a farmelo piacere. Niente. Continua a farmi schifo ma ogni tanto lo compro perchè, mi dico, contiene proteine "buone" e io ne mangio troppo poche. Fatto sta che in frigo avevo questi due blocchetti, in borsa la nuova versione veg di Sale & Pepe, così ho deciso di provare una ricettina di tofu marinato al limone e pepe.


Che serve:  400 g di tofu, un limone, salsa di soia, pepe.
Si fa perdere l'acqua al tofu lasciandolo sgocciolare sotto un peso per almeno trenta minuti, lo si asciuga, lo si taglia a cubi e lo si lascia marinare in salsa di soia (io shoyu bio, per dire), succo di limone e pepe per altri trenta minuti. Lo si salta in un goccio d'olio e lo si serve con verdure e riso. Avevo della zucca al forno al rosmarino e poca buccia di limone. 
Niente, non mi piace neppure così. 
La possibilità gliel'ho data, ma basta.  Preferisco il seitan - oppure un bel piatto di fagioli. 
E proprio i fagioli ho cotto mentre aspettavo che la saponetta di soia marinasse.

Lo so, sono una cattiva persona.
(PoveraPazza)

10 gennaio 2014

Mercimek Çorbasi è zuppa di lenticchie rosse


Mica avevo idea di fare un post sulla crema di lenticchie, però è venuta buona e allora vale la pena dire due parole e recuperare una foto fatta un po alla garibaldina.
Non sono carnivora, per niente e in Turchia se non si è carnivori la vita non è semplicissima. Per fortuna però c'è questa ubiqua zuppa di lenticchie rosse che:
a- è calda
b- è buona
c- è leggera

Per quattro persone:

250g lenticchie rosse
1 grossa cipolla bianca
1 peperoncino piccante
1 grossa noce di burro
brodo (di pollo per la versione classica, io vegetale)
sale
coriandolo fresco e limone a quarti

Più facile di così si compra in barattolo: tritare la cipolla e farla appassire a fuoco dolce con il burro e il peperoncino a pezzetti. Aggiungere le lenticchie sciacquate e coprire con il brodo bollente. Salare con molta parsimonia. Sobbollire fino a cottura delle lenticchie. Non ci vorrà molto, una ventina di minuti. Volendo la versione classica passare parzialmente i legumi al frullatore ad immersione. Guarnire con il coriandolo tritato e servire con il limone.

Tutto qui, ma vale la pena.

(PoveraPazza)

06 gennaio 2014

halloumi, per cominciare



Et voilà, un altro anno è andato e quello nuovo, appena nato e carico di aspettative, si è affacciato alle nostre vite. Non so, per una volta sono fiduciosa.Mi piace pensare che molto andrà bene, che troveremo belle strade da percorrere, che ci piaceranno questi giorni da vivere. Follia? No, ho finalmente trovato l'halloumi. Mica qui, figurarsi. L'ho trovato nella mia gitarella Istanbuliota di fine anno.
Sadicamente vi lascio la ricetta della mia cena, ben sapendo che non sarà semplice riprodurla, visto che il mitico formaggio cipriota non è proprio diffusissimo nel patrio suolo. Ma chissà, come si diceva ieri, magari insegnamo ad un casaro di buona volontà come farlo e poi gli assicuriamo la vendita in blocco di tutta la produzione. Ci state?

Intanto questa è un'insalata tiepida di halloumi e cime di rapa, mutuata in parte dal Vate Ottolenghi, e in parte alleggerita e resa meno mediorientale da me medesima.

Per due persone:

500g cime di rapa, mondate
1 spicchio d'aglio
i semi di mezza melagrana
4 fette di halloumi spesse 1 cm
2 cucchiai di nocciole leggermente tostate e tritate grossolanamente
olio oliva
sale
pepe
coriandolo fresco

Sbollentare le cime di rapa per qualche minuto in acqua salata, raffreddarle in acqua fredda e scolarle. Tritarle grossolanamente.
Scaldare un cucchiaio di olio in un tegame antiaderente e saltare per qualche minuto le cime e lo spicchio d'aglio. Aggiustare di sale.
Preparare il condimento: in una piccola ciotola raccogliere i semi di melagrana, le nocciole e il coriandolo tritato. Condire con olio, sale e pepe.
In un secondo tegame, appena unto d'olio, far dorare le fette di halloumi fino a che non avranno formato una bella crosticina su entrambi i lati.
Comporre il piatto disponendo il formaggio sulle cime di rapa e completare con il condimento al centro.
La versione originale prevede l'uso di melassa di melagrana e di zucchero. Per me la nota dolce era perfetta già così, contrastando piacevolmente con il sapore amaro delle cime.

Non lasciatevelo scappare, se lo trovate.
E passate un buon anno, tutti voi.
(PoveraPazza)


23 dicembre 2013

pierogi, finalmente e AUGURI!

 Sarà stato il nome. non so. Un che di infantile che riporta alla mente Paperoga e la sua ingenua goffaggine. Sia come sia, da quando ho letto chissà dove, chissà quando, dell'esistenza di questi semplicissimi ravioli polacchi, ho pensato di rifarli. Un esperimento, con gli amici di sempre che mangiano senza giudicare. Finalmente li ho provati. Necessitano, forse, di qualche aggiustamento qua e là, ma il risultato non è stato malvagio. Leggero, come si addice a giorni di magro prima delle feste, ed economici, come richiedono i tempi.

Ne ho fatti molti, le dosi sono da mensa scolastica, ma giuro, li ho distribuiti tutti.
In Polonia il ripieno tradizionale è di patate e formaggio cremoso, o di crauti. Io li ho solo un pochino italianizzati, ma un pochino proprio.

Pierogi di patate, porri e carciofi.

Con queste dosi a me son venuti 112 pierogi. Moltiplicate o dividete di conseguenze, tenendo conto che sono molto leggeri e se ne possono mangiare 8-10 a testa.

per la pasta:
1 uovo grande, leggermente battuto
2 cucchiai di panna acida (o yogurt greco)
1 tazza di latte 8io parzialmente scremato)
1 tazza d'acqua
5 tazze di farina 0
un pizzicone di sale
semola per la spianatoia e i vassoi

Nella ciotola dell'impastatrice mescolare l'uovo con lo yogurt, aggiungere latte, acqua e la farina - una tazza alla volta. Impastare fino a quando la massa non sia più appiccicosa. Trasferire sulla spianatoia infarinata e impastare ancora a mano per pochi minuti. Formare una palla, infarinare, e lasciar riposare almeno un'ora sotto una ciotola rovesciate.
Trascorso questo tempo riprendere l'impasto, dividerlo in quattro e cominciare a stendere la prima parte, lasciando le altre al coperto per evitare che si secchino.
E' un'operazione molto semplice. L'impasto è morbido e si stende, sul piano ben infarinato, in un amen.
Tirare la sfoglia a 3-4 mm di spessore e ritagliare dei tondi, con un coppapasta di 7-8cm di diametro.

Farcire ogni tondo, tenendolo in mano, con un cucchiaino abbondante di ripieno, chiuderlo a mezzaluna sigillando con i rebbi di una forchetta. Adagiare i ravioli pronti su vassoi infarinati e mantenere coperti con pellicola trasparente - ma non chiudere ermeticamente.
Cuocere in abbondante acqua salata, pochi per volta, fino a che non saliranno a galla, lasciandoli galleggiare per un paio di minuti prima di  scolare con il mestolo forato e condire con burro fuso, Parmigiano e pepe nero macinato al momento.

Per il ripieno vegetariano:

12 patate a pasta gialla, medie
4 porri di medie dimensioni
4 carciofi spinosi
sale - pepe
50 g di burro


burro a piacere, per condire

Pelare le patate, tagliarle a quarti, coprirle di abbondante acqua salata. Portare a bollore e lasciar cuocere per una decina di minuti almeno o fino a quando non siano tenere. Scolare e lasciare intiepidire. Passare alllo schiacciapatate e raccogliere i vermini in una ciotola capiente.
Mentre le patate cuociono mondare bene i porri, tagliarli a rondelle grossolane e stufare in poca acqua, coperti. Mondare benissimo i carciofi, mantenendo solo il cuore. Eliminare la paglia. Stufare in un secondo tegame, sempre con poca acqua e sempre coperto.
Passare al frullatore a immersione carciofi e porri - aggiungere il purè alle patate schiacciate, condire con i 50 g di burro, aggiustare di sale e pepe e mescolare bene.
Farcire con questo composto i ravioli, come spiegato sopra.


Approfitto di questo estemporaneo post dicembrino per augurare a tutti gli amici, vicini e lontani, buone feste. E chiamatele come volete.
Un abbraccio a tutti.

(PoveraPazza)

26 novembre 2013

chutney di pomodori verdi, a casa mia


Dopo lunga assenza me ne torno, e per di più con un titolo così prevedibile da essere quasi originale. I pomodori verdi evocano in modo pavloviano Fried green tomatoes. Che poi nella mia imperfetta memoria si sommi anche a Calling You che invece attiene ad un altro film e ad un altro caffè, poco importa.
Ma veniamo a noi. I pomodori verdi in questione sono frutto del guerrilla gardening operato nella negletta aiuola nel cortile dell'ufficio. Io ho okkupato e dato l'idea, Annalasarta ha zappato e piantato, tutti abbiamo insalatato con gran gusto. La scorsa settimana, prima che il freddo rovinasse del tutto le piante, abbiamo raccolto ciò che rimaneva. E io ci ho fatto il chutney, che ho distribuito - nella più perfetta tradizione socialista - a tutti i membri (anche ai fannulloni) dell'equipaggio.
Buono è buono, ve lo racconto e lo raccomando pure.

Le dosi possono essere moltiplicate o divise a partire dal peso dei pomodori che si hanno a disposizione.

1,2kg pomodori verdi
200 g cipolla
1 cucchiaio di sale fino
200 g uvetta
200 g mele non troppo dolci
200 g zucchero di canna
1/2 litro aceto di mele
1 peperoncino piccante fresco
5 cm radice di zenzero

Dopo averli lavati, affettare i pomodori e tritare la cipolla. Mescolare entrambe le verdure in una grossa ciotola con il sale. Coprire e lasciare al fresco per dodici ore.
Trascorso questo tempo, tritare grossolanamente l'uvetta e pelare e tagliare a dadini le mele. In una pentola capiente mescolare zucchero e aceto, portare a bollore su fiamma media e lasciar sobbollire fino a che lo zucchero non sia completamente sciolto. Aggiungere uvetta e mele e cuocere a fuoco basso per dieci minuti. Nel frattempo scolare i pomodori e le cipolle ma non sciacquare, aggiungerli alle mele insieme al peperoncino privato dei semi e tritato e allo zenzero sbucciato ed ugualmente tritato.
Cuocere a fuoco basso per circa un'ora, fino a quando la mistura non sia densa e polposa.
Invasare ancora caldo in vasetti sterilizzati (lavati in acqua calda - comprese le capsule di chiusura - e passati in forno a 140-150° per almeno dieci minuti).
Chiudere bene e capovolgere i vasetti.

L'ho provata stasera con un semplice merluzzo al vapore, ma va benissimo con riso bianco - ad esempio.
O può essere un regaluccio di Natale.

Le foto sono un gioco e le immagini dei vasetti son tristi, mica le volevate vedere, per caso?!
(PoveraPazza)

25 ottobre 2013

saór di zucca e gamberi, da Venezia

Le facce ve le abbiamo mostrate.
Di veneziano però vogliamo condividere anche un piccolo piatto, gustato all'Orto dei Mori. Oddio, questa è la nostra interpretazione senzasenza, ma non è venuta male.
Ah, se andate all'osteria assicuratevi di avere un pastrano di ricambio. D'estate si mangia fuori, nel bellissimo campo, ma ora ci si rincantuccia in uno spazio piccolino e fin troppo aromatico. Siete avvisati.

Saor di zucca e gamberi

24 ottobre 2013

facce da Biennale


 Ci siamo andati. Anche quest'anno.
Belle le storie del padiglione centrale, ai Giardini. Storie di irregolari e visionari. Jung.
Il resto, misto. Come sempre.
Ci chiedevamo però i biennalisti quando escono da lì dove si nascondono Per strada non se ne vedono. Forse avrannno luoghi di incontro segreto, forse vivono solo nelle gallerie e nei musei. Di certo non ne vedrete in gondoeta.
Andateci, c'è tempo fino a metà novembre.






















(PoveraPazza)