"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

15 settembre 2010

ma ti sto sullo stomaco?



Ovvero come cucinare, mangiare e, guarda un pò, DIGERIRE, verdurine pericolose come peperoni e cipolle.


Non so perchè debbano esistere vegetali belli, buoni, che fanno bene e ma non si digeriscono. A rigor di logica non si dovrebbe digerire la sugna, il salame con l'aglio, chessò la carne di gnu marinata nel baobab. Dura la vita del salutista pseudo vegetariano.
Per fortuna ci sono sistemi per rendere digeribile ciò che non lo è (molto).
Mammà mi ha suggerito anni fa un metodo infallibile: saltare il peperone in pochissimo olio, a pezzettoni e per pochi minuti in modo che resti croccante. Aggiungere un cucchiaio di aceto balsamico e salare. In questo modo diventano commestibili anche per il mio stomachino, e si possono servire sia caldi che freddi. L'aceto balsamico non è acido, dunque gli infidi ortaggi così preparati possono essere un contorno abbastanza versatile, da abbinare a formaggi, uova e carne.



La cipolla per me è ancora difficile. Non parlo di quelle enormi, dolcissime e assolutamente digeribili che si trovano a Giarratana, in provincia di Ragusa. Dico le cipolle bianche, rosse, dorate, i cipollotti freschi, lo scalogno. Niente, quelli ripropongono.
Ma.
Un paio di grosse cipolle bianche, meglio se fresche, stufate a fuoco dolcissimo con un goccio d'acqua fino a quando non sono tenere  senza olio senza sale senza nulla, sono la base perfetta per la frittata, deliziosa, dolce ma letale se cotta diversamente.
Non v'è chi non sappia fare una frittata, dunque non vi spiegherò che ci vorranno quattro uova leggermente battute , un pizzico di sale e del pepe nero. Nè vi dirò di tentare la sorte e girarla al volo a metà cottura!

Servire, per essere davvero temerari, le due preparazioni combinate, tiepide. Con il bicarbonato a portata di mano!
(PoveraPazza)

5 commenti:

( parentesiculinaria ) ha detto...

Che post interessante!
Certo che i tuoi titoli mi piacciono sempre da matti!
Ma sei vegetariana??
Se non mangi nemmeno il burro potresti trovare interessante il mio penultimo post.
Sennò vuol dire che non ho capito nulla, ma oggi son giustificata! :D

Cristiana e Francesco ha detto...

dani,
dato che nelle cucine da queste parti la cipolla nemmeno si fa soffriggere, ma si butta così come un ingrediente qualsiasi, nel bel mezzo della cottura, mi viene da pensare che questa è una cosa che mi sta sullo stomaco davvero e che l'ortaggio poi si vendica.
Si potrebbe ragionare e molto sul preciso dovere di cucinare in modo appropriato, sul fatto -assai ovvio- che per esempio una verdura come la cipolla non è commestibile soltanto perchè è una cipolla, come una parola insomma... c'è il significato, la pronuncia, la collocazione sintattica...
E la superficilità in cucina che mi sta sullo stomaco e da queste parti è diffusa.
Baci
francesco

Ciboulette ha detto...

Daniela, ho la sfacciatissima fortuna (e faccio gli scongiuri) di poter digerire tutto senza problemi, anche i peperoni, cosa per cui mia madre non manca mai di ricordare che "Elvira e' l'unica che puo' mangiare i peperoni in famiglia!", deo gratias :)
Cmq, digerire o no, questo modo di cuocerli mi piace assai, e la frittata di cipolle la adoro :)
Mi si ripropongono un po' l'insalata verde ed il cumino, ma a livelli sopportabili.
BAci!

PoveraPazza ha detto...

@parentesi: mm.. vorrei .. ma il pesce lo mangio. E il tuo post con il burro di soia lo avevo visto. Ma di che sa??
çcibou: tutte che odiano il povero cumino.. ripropone ma è buonissimo
@francesco: ho letto spesso le tue "cronache dall'asilo" e mi hanno fatta molto pensare. Un popolo così noncurante per il cibo sarà to be trusted? Non avevo mai pensato ad una ricetta come ad un racconto, una frase. Ma lo è. Ogni elemento ha la sua collocazione, il suo spazio. Che possono cambiare, ma allora diventano altro e la fine del racconto è differente.
Ma dimmi, dimmi, tu lì in quella Londra così grande da Ottolenghi ci sei mai stato? Mi son comprata un libro e mi pare che facciano belle cose. Ma sono libanesi e un pò anche jewish, quindi non conta.
baci baci
da

Milena ha detto...

Stasera mi sento temeraria ...