Ovvero come cucinare, mangiare e, guarda un pò, DIGERIRE, verdurine pericolose come peperoni e cipolle.
Non so perchè debbano esistere vegetali belli, buoni, che fanno bene e ma non si digeriscono. A rigor di logica non si dovrebbe digerire la sugna, il salame con l'aglio, chessò la carne di gnu marinata nel baobab. Dura la vita del salutista pseudo vegetariano.
Per fortuna ci sono sistemi per rendere digeribile ciò che non lo è (molto).
Mammà mi ha suggerito anni fa un metodo infallibile: saltare il peperone in pochissimo olio, a pezzettoni e per pochi minuti in modo che resti croccante. Aggiungere un cucchiaio di aceto balsamico e salare. In questo modo diventano commestibili anche per il mio stomachino, e si possono servire sia caldi che freddi. L'aceto balsamico non è acido, dunque gli infidi ortaggi così preparati possono essere un contorno abbastanza versatile, da abbinare a formaggi, uova e carne.
La cipolla per me è ancora difficile. Non parlo di quelle enormi, dolcissime e assolutamente digeribili che si trovano a Giarratana, in provincia di Ragusa. Dico le cipolle bianche, rosse, dorate, i cipollotti freschi, lo scalogno. Niente, quelli ripropongono.
Ma.
Un paio di grosse cipolle bianche, meglio se fresche, stufate a fuoco dolcissimo con un goccio d'acqua fino a quando non sono tenere senza olio senza sale senza nulla, sono la base perfetta per la frittata, deliziosa, dolce ma letale se cotta diversamente.
Non v'è chi non sappia fare una frittata, dunque non vi spiegherò che ci vorranno quattro uova leggermente battute , un pizzico di sale e del pepe nero. Nè vi dirò di tentare la sorte e girarla al volo a metà cottura!
Servire, per essere davvero temerari, le due preparazioni combinate, tiepide. Con il bicarbonato a portata di mano!
(PoveraPazza)


