"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

10 dicembre 2010

Al Sud (Prima parte)

Amedeo Bolinari alla fine è riuscito a trascinarmi al SUD. Non il Sud Sud (dove mi-ci-vi-si son recato con le mie proprie gambe e la valigia col montasio per il frico) ma al Sud ristorante.
Il Sud è a Quarto. Ambigua la semantica. Lo stereotipo e pregiudizio di Sud è incarnato da Quarto. Il ristorante si trova a Quarto. Quarto. Le teorie destre e sinistre di dune di sacchetti di immondizie differenziate (ogni sacchetto è composto in modo differenziato di carta, plastica, vetro e umido) si aprono per cedere il passo (sulla destra) a un vicoletto secondario. Due file di condomini che di lineare hanno solo un'assonanza con la scrittura b e che definisco anonimi solo perchè ho già guadagato nelle prime righe l'accoglienza padana riservata al figliol prodigo 'Il Trota II'.

Ma ma ... varcato l'uscio..... Totally White! E camerieri ......... Totally Black! Accompagnati al desco con solenne austerità come l'inconsapevole Euridice è guidata nel cammino a ritroso dall'Ade prima che l'incauto Orpheo si girasse.
La stanza unica, immacolata e luminosa come il tunnel della transizione estrema, è vuota e risuona di un silenzio metafisico. Per la prima volta nella vita rimpiango di non portare la borsetta che avrei potuto appendere ad un gancio geniale  di acciaio da fissare al tavolo.

Il percorso. La scelta di due antipasti, un primo, un secondo è un dolce è un percorso. Ogni piatto ha un nome che come i titoli dei un film della Wertmuller recano in epitome mezza sceneggiatura. Poi, la prima umiliazione.
Qualche intolleranza (alimentare)?
Risposta scurnosa.
No, nessuna. Ecco, lo sapevo che non dovevo venire, che sono inadeguato per questi posti. Dove vai se non hai neanche una intolleranza alimentare, di che parli ... niente ...

La scelta del vino è officiata dallo sposo in nero della Chef. Difficile fare scelte esotiche onorando vincoli di decoro (prezzo). Mo', non avrò nessuna intolleranza ma ti pronuncio un gewurztraminer con un gewurzt così gewurzt che ti dimentichi che è solo perché è quello che costa meno.
Lo sposo in nero apre, assaggio di una lacrima, infila nel secchiello del ghiaccio e ..... io penso ora mi attacco alla bottiglia così mi consolo. No belli, quello il secchiello se lo tiene lui, ha intenzione di dirigere lui la banda. Ma dico, hai visto che ho la palpebra scesa e gonfia come Liz Taylor mollata dal quinto marito? Ti hanno telefonato gli alcolisti anonimi e ti hanno raccomandato di farmi rispettare un regime di austerità?

La cameriera. Dritta come un fuso (spero il tutore fosse esterno e non interno). Mano dietro la schiena quando porge. Rigido pure io (anche in assenza di tutore interno ed esterno). Basta un occhio al Bolinari estatico per capire che anche io d'ora in poi dovrò servire con lo stesso sussiego.
E comunque non serve al tavolo. Officia un pontificale.
L'opera viene  posata sul desco con gesto misurato. La creazione presentata con voce impostata, recitazione studiata, movimento del capo che osserva un movimento continuo con derivata prima e seconda anch'esse continue che, andando prima da me poi a Bolinari poi di nuovo a me, traccia incrociandosi il simbolo misterico dell'infinito.

L'ammuina.
(NdR ad uso del lettore polentone ...
 tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa
e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann' bascio
passann' tutti p'o stesso pertuso)

Scusate se ho dovuto ricorrere alle parole d'altri per descrivere il  giro di posate (Sambonet) che tra una portata e l'altra hanno raggiunto e lasciato la tovaglia ecru. Io intanto recitavo la novena, i fioretti di maggio, invocavo l'intervento di Gesù bambino (e la poverra pazza m'è testimone di come io ricorra a quest'ultima invocazione solo in occasioni estreme) perché non ci fosse una proporzionalità diretta tra il giro di ferramenta e il costo del servizio.(Se mi torturate come il Cavalier Cavaradossi in Tosca vi confesserò che ho trovato fantastiche le stoviglie bone china della Rosenthal con le loro forme inusitatamente organiche).

Ha toppato! Ha toppato.
Finalmente al dolce s'e' tradita, s'e' tradita. Ho abbandonato la sancta sanctorum in attesa del dolce per recarmi alla toilette. Ovviamente sei accolto, in quell'intimo appartarsi, da dispenser di saponi estratti da distillati da lacrime di vergini tibetane. Mentre asciugavo le mie indegne appendici prensili in una tovaglietta che le attendeva arrotolata e fremente, la vestale è arrivata al tavolo in mia assenza a servire il dessert.
Non s'era accorta che mi ero allontanato!
Ha simulato (la mistificatrice) una desolazione sconfinata  pretendendo di essere la Butterfly all'ultimo atto. Tie'.
Ed io finalmente ho avuto vendetta. La mia umiliazione non è rimasta inulta!
Dopo la consumazione che precede il dolce, la vestale si appropinqua con un arnese della foggia di un coltellaccio d'acciaio, e similmente il manico. Si fa il contropelo alla tovaglia per raccogliere, come la spigolatrice di sapri, le briciole sul tessuto. Con mossa a sorpresa, alza la lama e le briciole allineate sul taglio scendono in ordine mansuete nella cavità del manico. Mi guarda trionfante come il prestidigiatore sull'allocco spettatore.
Mi apostrofa poi per avere il tovagliolo.
Lo poso sul tavolo.
Estrae una pinza lunga lunga, lo raccoglie e lo posa sulla guantiera.
Il mio tovagliolo con la pinza. E' troppo!
Sono stato vendicato!


S'e' magiato benissimo, ma questa è un'altra storia e ve la raccontiamo nella seconda parte.

(Viperon)

11 commenti:

amedeobolinari ha detto...

che ridere ... ma la filastrocca dell'ammuina delle posate da dove viene? E' troppo forte
Comunque molte delle posate dal mio lato hanno lasciato il tavolo immacolate .... non le ho manco sfiorate.

PoveraPazza ha detto...

Gaudio giubilo letizia. Dopo lunga assenza il ViPe è tornato più in forma che mai! Leggerlo mi fa lo stesso effetto di "a fish called wanda": rido come una vajassa. Forse per farmi semtire da lui che è lontano e che al Sud mi porterà.
Per vendicarlo mi presenterò con una borsa piccolissima e pesantissima che farà staccare il gancio di metallo trascinando con sè tovaglia sambonet e rosenthal. Tiè.

Reb ha detto...

Che mi hai portato a ffare sopra Posillipo se non mi volevi più bene?????' :))))))

enza ha detto...

ffss.
da e con brivido (finale)

Lydia ha detto...

Racconto davvero esilarante.
Però a me un posto così non so se piacerebbe.
Un po' affettato e pretenzioso o sbaglio?
Io non ci sono ancora stata,ma ho sentito pareri discordanti, mi pare ci fosse andata Giovanna ultimamente e non ne fosse uscita entusiasta, ma potrei sbagliare.
Alla festa a Vico (quella organizzata da Gennaro Esposito) avevo assaggiato le preparazioni di Marianna Vitale e mi avevano lasciato del tutto indifferente, mi era sembrato "tanto rumore per nulla".
Se nella seconda puntata mi convincerete mi toccherà provarlo allora.
Un saluto a tutti

Giovanna ha detto...

Be', mi sono molto divertita, ancora di più perché, come ha ricordato Lydia, ci sono stata di recente. Non altrettanto mi sono divertita al ristorante, diciamo che i piatti non mi hanno fatto fare salti di gioia. Non che abbia mangiato male, solo niente mi ha veramente colpita. Attendo con ansia il prosieguo della dolorosa historia :)

PoveraPazza ha detto...

Sì, sì, sì. Attendiamo, ormai con aspettative notevoli, la seconda parte del racconto.
Vedete, il ViPe non lo sa, ma potrebbe diventare il più grande critico gastronomico dell'universo. Altro che Ego.

ViPeron ha detto...

no, no calma calma. Nella prossima puntata torno serio e vi propongo una delle portate (la provo stasera e poi vi dico come viene).

xLydia. si un po' di pretesa ma in verità si vede che recitano e quindi alla fine la metti sul ridere.

x Amedeo. L'ammuina è una delle manovre distrattive della marina borbonica per pretendere di aver da fare quando non se ne ha

xGiovanna. La mia unica lamentela è la consistenza volumetrica della portata. Un centimetro in più nel diametro delle forme non sarebbe troppo volgare .....
Comunque mi pare che il prezzo non sia esagerato ci sono percorsi da 35 a 42 escluso vino quindi se si guarda il rapporto qualità prezzo non va affatto male secondo em

Ciboulette ha detto...

Ti ringrazio pubblicamente per aver dato una codifica seria ed inconfutabile della parola "ammuina" che è una delle più difficili da capire. Anzi, tutto il post è estremamente godibile (voglio il sapone fatto con i distillati di lacrime delle vergini tibetane) ma quella parte li me la stampo :)

amedeobolinari ha detto...

Quoque tu Viperon non mi hai detto che era un simpatico falso storico

leggendo anche io la santa WIKI più avanti dice: "Si tratta quindi di uno dei tanti aneddoti denigratori sulle forze armate borboniche (nel loro insieme spregiativamente definite esercito di Franceschiello) confezionati a fine propagandistico dai piemontesi per screditare il Regno delle Due Sicilie e la dinastia dei Borbone. Altre invenzioni simili, riguardanti questa volta l'esercito, sono il facite 'a faccia feroce e il facite 'a faccia fessa che sarebbero stati gli ordini impartiti alle reclute durante l'addestramento"
[da Wikipedia alla voce ammuina]

peron ha detto...

x Ciboulette mi fa molto piacere di contribuire con i miei pochi mezzi. Grazie. Per il sapone bisogna aspettare che alle vergini torni qualche malinconia ... fossero in italia non ci sarebbe problema

x Amedeo. Verrgine di Pompei! anche qui i neoborbonici