"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

28 giugno 2010

Le CaKKe di Sophie

Non sarà una incursione tra imbarazzanti capitoli del Marchese de Sade. Il nome di questo preparato tappabuchi è la storpiatura familiare de 'Les cakes de Sophie' (se non ho malamente trascritto il titolo).
Ovviamente non mi sarei neppure sognato dell'esistenza della signorina Sophie. E' come sempre merito dell'inquitudine della Povera Pazza, che ha tanto di libro dal quale io, diligente scolaro, ho tratto qualche furtiva fotocopia. Dunque, per le referenze bibilografiche chiedete a lei.
Sta marpiona di Sophie, ha scopiazzato da qualche parte la ricetta di base della Cake e ha confezionato 'nu cuofano' di volumi in cui con la dedizione minimalista di PhilipGlass ha farcito la Cake medesima con tutto quello che può passare un banco frigo della Carrefour (sua degna connazionale) ai saldi.
Scoperto l'inganno qui se ne propone una variante che la povera mangia lumache non ha partorito (almeno per quanto si evince dalla mia personale ricerca bibliografica).


Come potete vedere dal piatto in effige la variante è context sensitive (non trasversale dunque alle gerarchie linguistiche di Chomsky). Pomodorini  (meglio se del vesuvio), provola (meglio se di agerola) basilico (di dove vi pare).
La variante più amata non è comunque questa. Essa, fedelmente tratta da pagina autografa della Sophie, usa formaggio caprino in scorza e zucchine. Devo ammetterlo, vale la pena provarla. Le preparo di solito in coppia, per stuzzicare con l'esotico il palato napoletano (impresa di difficoltà confrontabile a far intonare bella ciao al ministro onorevole Bondi) ma per blandirlo subito dopo rassicurante con il generoso seno materno.
E statevi attenti che le insidie non mancano.
Per onorare il nome di questo blog, non sono mancate le scene di panico in contesti in cui serviva un profilo elevatissimo. Ricordo un allegro consesso in cui io e il povero Amedeo Bolinari eravamo accerchiati da una greggia di zompaperete posillipine (per lo più coeve dell'uomo mascherato). Dovete sapere, anche se non serve all'economia del racconto, che la posillipina verace parla con la erre arrotata e, soprattutto, è esaurita.
Ciascuno, in questa merenda fredda con vista Capri, esibiva le sue prodezze culinarie. Io le due cacche.
Al taglio della prima (la versione neapolitana pomodori e provola) si aperse il baratro. Cruda. Terra inghiottimi. Incerto se scipparmi i panni 'a cuollo o tentare la sorte con la cacca di riserva, ho battuto la seconda via. Neanche Silvan sarebbe riuscito a far sparire la prima con maggiore destrezza. La seconda mi ha salvato.

La ricetta. Per l'impasto base (quello che ha fatto la fortuna della Sophie)
3 uova
120 g di latte intero
80 g di olio di girasole
una bustina di lievito per salati
80 g di parmigiano grattato
150 g di farina.

In una terrina sbattere le uova, unire la farina, il lievito, un pizzico di sale, a goccia l'olio, il latte tiepido e, infine, il parmigiano. Una grattata di pepe.
Si dovrebbe ottenere un impasto liscio e non eccessivamente denso.
Nell'impasto vanno uniti gli ingredienti che danno il tema.
Nel caso in questione una decina di pomodorini tagliati a metà, privati dei semi e dell'acqua e passati in padella pochi minuti per appassirli (nella seconda variante 200 g di zucchine a rondelle passate dieci minuti in padella con un filo d'olio e poi asciugate).
Aggiungere poi 200-300 g di provola a dadini (meglio se non troppo fresca per evitare un eccesso di siero).
(Nella variante 200- 300 g di caprino con scorza). Mescolare all'interno anche una decina di foglie di basilico intero (nella variante Sophie parla di cerfoglio che non ho avuto mai la gioia di vedere e che sostituisco con timo e maggiorana).
Versare nello stampo lungo e rettangolare ed infornare per 45 minuti. Per lo stampo suggerisco uno stampo rettangolare lungo. Stampi corti che costringono l'impasto su spessori eccessivi mettono a rischio la cottura interna (vedi sopra).


Ovviamente questa è una torta salata molto umida.
Non va servita calda. Si prepara in anticipo (grazie a dio) e si può servire anche il giorno successivo.

ViPeron

11 commenti:

PoveraPazza ha detto...

HiHiHiHi..
Comunque, per completezza di informazione, la Sophie di cui si parla è Sophie Dudemaine:
http://www.lamaisondesophie.com/
E dì un pò, caro ViPeron, ti ricordi di quella sera che, sentendo il cd di Robert Fripp e Brian Eno, ti sei avvolto nel mio tappeto come un'involtino primavera? Non so perchè ho associato, ma rido ancora se ci penso!!

amedeobolinari ha detto...

tra le babbione di posillipo fu la cosa più commestibile che addentai

Geppino ha detto...

La incapacita' culinaria della generica zompapereta di alto bordo e' una costante universale, come quella di Planck. E poi si stupiscono che i mariti le tradiscano con i viados, esperti preparatori di manicaretti! Mi piace questa spugna rustica, la consistenza mi sembra quella di un clafoutis. La preparero' per le mie babbione Buddiste (straricche, ca va sans dire) colleghe di Yoga!

PoveraPazza ha detto...

In realtà è più consistente di un clafoutis (ti preannuncio che sarà il soggetto di un prossimo post). E' proprio un cake ma morbido, ecco.
Alle babbione zen piacerà un sacco. Magari se usi farina di farro biologica macinata a pietra di luna piacerà anche di più!

Geppino ha detto...

Basta spacciargli come tale la farina del discount e la mozzarella blu, che' tanto quelle non riescono a distinguere un razzo da un canguro! Per il clafoutis, mi anticipi e sono ben contento (ho circa un chilo di ciliegie da far sparire!)

ViPeron ha detto...

geppino, come dice Mariarca (un nuovo culto) 'Prima si sposano una che nn sape cucina' e poi vengona a chiedere la marenna a me'

paolo ha detto...

le zompaparete?? mi sembra no buon este CAKKE...
buonagiornata

Milena ha detto...

Quante volte all'assaggio mi si aprì il baratro e al grido - Terra inghiottimi - sono ricorsa i più vili espedienti, maledicendo la mia mania di apportare modifiche alle ricette affidabili o di avventurarmi in quelle inaffidabili ....

Hysteria Lane ha detto...

a me no, ma io ho la faccia stagnata!! e poi avviso: è un esperimento, sapete!
daniela

Hysteria Lane ha detto...

per Paolo dal dizionario etimologico napoletano:
Zompapereta
Il termine Zompapereta deriva dal termine pereta (che come ben si sa significa "scorreggia" in napoletano e non donna di facili costumi come si vuol dare a intendere) che è rappresentato dalla figura popolare di "Onna Pereta", ripresa nella tombola napoletana come "Onna Pereta for' 'o balcone", che è il numero 43. Onna Pereta è la classica donna cretina, oca, che ha sempre da dare le sue perle di saggezza su tutto (ecco perché Onna Pereta sta for' o balcone, perché si mette in mezzo agli affari di tutti e perché si deve sempre mettere in mostra). A questo si può aggiungere certamente che è anche nù zuccul.one, ma non perché effettivamente sia di facili costumi, perché di facili costumi è chi la dà a tutti, invece la pereta di Basilicus ò Zompapereta la dà certamente, ma la dà solo in base a questioni di convenienza. L'espressione zompapereta è un peggiorativo che dà l'idea di una che sobbalza sul proprio scorreggiare, perché, figurativamente, nell'immagine popolare, una zompapereta parla col cu.lo .

ViPeron ha detto...

paolo, nessuna lingua si presta meglio all'ingiuria del napoletano ...