"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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23 dicembre 2013

pierogi, finalmente e AUGURI!

 Sarà stato il nome. non so. Un che di infantile che riporta alla mente Paperoga e la sua ingenua goffaggine. Sia come sia, da quando ho letto chissà dove, chissà quando, dell'esistenza di questi semplicissimi ravioli polacchi, ho pensato di rifarli. Un esperimento, con gli amici di sempre che mangiano senza giudicare. Finalmente li ho provati. Necessitano, forse, di qualche aggiustamento qua e là, ma il risultato non è stato malvagio. Leggero, come si addice a giorni di magro prima delle feste, ed economici, come richiedono i tempi.

Ne ho fatti molti, le dosi sono da mensa scolastica, ma giuro, li ho distribuiti tutti.
In Polonia il ripieno tradizionale è di patate e formaggio cremoso, o di crauti. Io li ho solo un pochino italianizzati, ma un pochino proprio.

Pierogi di patate, porri e carciofi.

Con queste dosi a me son venuti 112 pierogi. Moltiplicate o dividete di conseguenze, tenendo conto che sono molto leggeri e se ne possono mangiare 8-10 a testa.

per la pasta:
1 uovo grande, leggermente battuto
2 cucchiai di panna acida (o yogurt greco)
1 tazza di latte 8io parzialmente scremato)
1 tazza d'acqua
5 tazze di farina 0
un pizzicone di sale
semola per la spianatoia e i vassoi

Nella ciotola dell'impastatrice mescolare l'uovo con lo yogurt, aggiungere latte, acqua e la farina - una tazza alla volta. Impastare fino a quando la massa non sia più appiccicosa. Trasferire sulla spianatoia infarinata e impastare ancora a mano per pochi minuti. Formare una palla, infarinare, e lasciar riposare almeno un'ora sotto una ciotola rovesciate.
Trascorso questo tempo riprendere l'impasto, dividerlo in quattro e cominciare a stendere la prima parte, lasciando le altre al coperto per evitare che si secchino.
E' un'operazione molto semplice. L'impasto è morbido e si stende, sul piano ben infarinato, in un amen.
Tirare la sfoglia a 3-4 mm di spessore e ritagliare dei tondi, con un coppapasta di 7-8cm di diametro.

Farcire ogni tondo, tenendolo in mano, con un cucchiaino abbondante di ripieno, chiuderlo a mezzaluna sigillando con i rebbi di una forchetta. Adagiare i ravioli pronti su vassoi infarinati e mantenere coperti con pellicola trasparente - ma non chiudere ermeticamente.
Cuocere in abbondante acqua salata, pochi per volta, fino a che non saliranno a galla, lasciandoli galleggiare per un paio di minuti prima di  scolare con il mestolo forato e condire con burro fuso, Parmigiano e pepe nero macinato al momento.

Per il ripieno vegetariano:

12 patate a pasta gialla, medie
4 porri di medie dimensioni
4 carciofi spinosi
sale - pepe
50 g di burro


burro a piacere, per condire

Pelare le patate, tagliarle a quarti, coprirle di abbondante acqua salata. Portare a bollore e lasciar cuocere per una decina di minuti almeno o fino a quando non siano tenere. Scolare e lasciare intiepidire. Passare alllo schiacciapatate e raccogliere i vermini in una ciotola capiente.
Mentre le patate cuociono mondare bene i porri, tagliarli a rondelle grossolane e stufare in poca acqua, coperti. Mondare benissimo i carciofi, mantenendo solo il cuore. Eliminare la paglia. Stufare in un secondo tegame, sempre con poca acqua e sempre coperto.
Passare al frullatore a immersione carciofi e porri - aggiungere il purè alle patate schiacciate, condire con i 50 g di burro, aggiustare di sale e pepe e mescolare bene.
Farcire con questo composto i ravioli, come spiegato sopra.


Approfitto di questo estemporaneo post dicembrino per augurare a tutti gli amici, vicini e lontani, buone feste. E chiamatele come volete.
Un abbraccio a tutti.

(PoveraPazza)

26 novembre 2013

chutney di pomodori verdi, a casa mia


Dopo lunga assenza me ne torno, e per di più con un titolo così prevedibile da essere quasi originale. I pomodori verdi evocano in modo pavloviano Fried green tomatoes. Che poi nella mia imperfetta memoria si sommi anche a Calling You che invece attiene ad un altro film e ad un altro caffè, poco importa.
Ma veniamo a noi. I pomodori verdi in questione sono frutto del guerrilla gardening operato nella negletta aiuola nel cortile dell'ufficio. Io ho okkupato e dato l'idea, Annalasarta ha zappato e piantato, tutti abbiamo insalatato con gran gusto. La scorsa settimana, prima che il freddo rovinasse del tutto le piante, abbiamo raccolto ciò che rimaneva. E io ci ho fatto il chutney, che ho distribuito - nella più perfetta tradizione socialista - a tutti i membri (anche ai fannulloni) dell'equipaggio.
Buono è buono, ve lo racconto e lo raccomando pure.

Le dosi possono essere moltiplicate o divise a partire dal peso dei pomodori che si hanno a disposizione.

1,2kg pomodori verdi
200 g cipolla
1 cucchiaio di sale fino
200 g uvetta
200 g mele non troppo dolci
200 g zucchero di canna
1/2 litro aceto di mele
1 peperoncino piccante fresco
5 cm radice di zenzero

Dopo averli lavati, affettare i pomodori e tritare la cipolla. Mescolare entrambe le verdure in una grossa ciotola con il sale. Coprire e lasciare al fresco per dodici ore.
Trascorso questo tempo, tritare grossolanamente l'uvetta e pelare e tagliare a dadini le mele. In una pentola capiente mescolare zucchero e aceto, portare a bollore su fiamma media e lasciar sobbollire fino a che lo zucchero non sia completamente sciolto. Aggiungere uvetta e mele e cuocere a fuoco basso per dieci minuti. Nel frattempo scolare i pomodori e le cipolle ma non sciacquare, aggiungerli alle mele insieme al peperoncino privato dei semi e tritato e allo zenzero sbucciato ed ugualmente tritato.
Cuocere a fuoco basso per circa un'ora, fino a quando la mistura non sia densa e polposa.
Invasare ancora caldo in vasetti sterilizzati (lavati in acqua calda - comprese le capsule di chiusura - e passati in forno a 140-150° per almeno dieci minuti).
Chiudere bene e capovolgere i vasetti.

L'ho provata stasera con un semplice merluzzo al vapore, ma va benissimo con riso bianco - ad esempio.
O può essere un regaluccio di Natale.

Le foto sono un gioco e le immagini dei vasetti son tristi, mica le volevate vedere, per caso?!
(PoveraPazza)

23 maggio 2013

cialde -un altro modo di preparare la bieta

 


 Riflessione sul blogghettino: ormai ha preso una deriva quasi esclusivamente vegetariana.
Sarà che qui non si cucina niente di "finto" o dedicato alla pubblicazione. Qui si cucina per sè e ciò che si cucina si pubblica. Capita raramente che si cucini qualcosa di animale e in genere avviene quando ci sono ospiti di riguardo. Gli ospiti amici, quelli di casa, son trattati come pezze da piedi e nutriti a biada e fieno. Sempre che ci siano, gli ospiti. Che se uno lavora fino alle ore canoniche poi ospiti non ne può avere.
Cambierà. Per ora vi toccano le

Cialde di bieta da costa

600g bieta da costa
1 uovo
2 fette di pane casereccio (il mio autoprodotto e a lievitazione naturale)
50 g formaggio a pasta dura, il mio di capra
un cucchiano di spezie a scelta (le mie NoMU , African Rub)
due bicchieri di latte
sale
olio d'oliva

Portare il forno a 180°.
Ammollare il pane nel latte tiepido.
Mondare la bieta, separando le coste dalle foglie. Lavare bene, benissimo anzi.
Cuocere separatamente coste e foglie, senza aggiungere altra acqua oltre quella rimasta dal lavaggio.
Scolare entrambi e far raffreddare quel tanto che permetta di strizzare la verdura con le mani. Strizzare bene, elimanando la maggiore quantità di acqua possibile.
Strizzare anche il pane. Trasferire il pane in un mixer e tritare grossolanamente.
Tritare a coltello la verdura. In una grossa ciotola mescolare verdura, pane, uovo battuto, formaggio grattugiato, spezie e poco sale.
Rivestire il fondo di una teglia di carta da forno, ungere con una lacrima d'olio.
Trasferire il composto in strato sottile. Cuocere in forno caldo per una trentina di minuti.
Lasciare raffreddare e tagliare a fette regolari.
Le cialde sono una schiscetta perfetta, con o senza insalata di contorno.

(PoveraPazza)




16 maggio 2013

asparagi arrostiti e altre cose

 
Due righe, e di corsa, per mettere il mondo a parte di una mia recente scoperta: l'asparago si può arrostire. Che si potesse bollire, cuocere a vapore e persino grigliare mi era noto. 
Ma passato al forno, crudo, no, non immaginavo si potesse.
Invece sì. E sa più di asparago, vi avviso.
Così, in una serata piovosa e tra uno sternuto e l'altro, ho preparato una cena vegetariana (che novità) replicabile con molteplici variazioni possibili.

Per due persone:
un mazzetto di asparagi da 500g
3 patate novelle medie
fleur de sel
poco olio d'oliva
il succo di mezza arancia
un cucchiaio abbondante di senape

Lavare le patate senza sbucciarle (le mie novelle e bio, come gli asparagi) e tagliarle a pezzettoni. Condirle con poco olio e pochissimo sale. Disporle in una teglia foderata di carta da forno e cuocerle a 180° per 15 minuti.
Nel frattempo mondare gli asparagi, tagliando il gambo nel punto in cui si spaccherebbe naturalmente. Se non sono legnosi non occorre neppure sbucciarli con il pelapatate. Io li ho lasciati integri.
Condire gli asparagi con poco olio e sale e poggiarli sulle patate. Avevo del tofu di ottima qualità ed ho aggiunto pure quello, a cubetti.
Passare in forno per 15 minuti o fino a che gli asparagi non siano teneri ma non raggrinziti.

Condire con una salsina ottenuta emulsionando la senape (nel mio caso preparata maison) con il succo d'arancia.
Volendo si può servire tiepida o fredda, come insalata. Stasera il piatto fumante ci stava tutto.

(PoveraPazza)


29 aprile 2013

"baklava" salata

 Brevissimo post, di un esperimento riuscito.
L'altro giorno pensavo alla baklava, a quanto mi piaceva il croccante della pasta phyllo e della frutta secca  e mi son detta: perchè non provare una versione salata?
Avevo a disposizione delle bietoline freschissime così è nata la baklavizzazione della pasqualina. Più o meno.
Le prossime volte cambierò solo una cosa: invece di dividere i fogli in due tegliette userò una confezione per una teglia sola, aumentando l'ultimo strato.

Per due piccole teglie:

1 confezione di  pasta phyllo (la mia surgelata ma si trova anche fresca)
600 g di bietoline
buccia grattugiata di un limone
due cucchiai di  mandorle tostate e tritate grossolanamente
tre rametti di  timo fresco
200g di Seirass o ricotta di fuscella o ricotta di buona qualità
30g burro fuso
2 uova
sale pepe

Lavare molto bene le bietoline, di cui si utilizzeranno anche i gambi. Scolarle e farle stufare senza aggiunta di altra acqua e per pochi minuti. Trasferirle in uno scolapasta perchè perdano la maggior parte del liquido di cottura.
In una ciotola mescolare ricotta,le uova, le foglioline di timo e buccia di limone.
Strizzare molto bene le bietoline e tagliarle a coltello, aggiungerle alla crema di ricotta e aggiustare di sale e pepe.
Spennellare di burro le due teglie. Dividere a metà i fogli di phyllo. Foderare con due fogli il fondo delle teglie e proseguire a comporre gli strati ponendo un foglio di phyllo spennellato di burro, due cucchiaiate di ripieno e un cucchiaino di mandorle tostate.Proseguire fino all'esaurimento del ripieno, finendo con almeno due fogli di phyllo, sempre spennellati di burro.
Prima di infornare tagliare la "baklava" a quadretti perchè da cotta sarà molto difficile farlo senza produrre una enorme quantità di briciole.

Cuocere in forno a 180° per 45-50 minuti o fino a quando la superficie non sarà dorata.

As simple as that, ma un buon pranzo.

(PoveraPazza) sempre in silenzio stampa.

22 aprile 2013

basmati al forno con piselli: per digerire questo Paese

 

Ho bisogno di recuperare alcune cose. Immateriali, ahimè. Se fosse il tappo della biro caduto sotto il letto non sarebbe difficile. E invece qui si parla di medi (se non massimi) sistemi: fiducia tradita, voti che si vorrebbero riprendere indietro, pulizia reclamata.
Non riesco ad essere più spiritosa di così, non vogliatemene. Sono indignata prima e prostrata poi dallo sfacelo di questo Paese. 
Mi arrangio come posso, comincio a pulire me stessa e per evitare di affogare il dispiacere nei bianchetti (intesi come vini) a colazione, mi accontento del bianco del riso che almeno si digerisce facile. Almeno lui.

Basmati al forno con piselli (minimamente modificata da Pietro Leeman)

Per quattro persone (tre se fameliche)

150g riso basmati
200g piselli novelli sgranati e sbianchiti per due minuti in acqua bollente
buccia grattugiata di un limone
aneto qb
500ml latte di riso
20g amido di mais
50 g mandorle pelate, tostate e tritate grossolanamente a coltello.
olio d'oliva
sale

Preparare il basmati nel (mio) modo consueto: ungere appena il fondo di un casseruolino, mettere sul fuoco e aggiungere il riso. Mescolare. Coprire a filo di acqua calda salata. Portare a bollore e lasciar bollire acqua e riso per un paio di minuti. Coprire la casseruola e spegnere il fuoco. Aspettare 10-12 minuti: il riso avrà assorbito tutta l'acqua e sarà pronto.
Nel frattempo sciogliere l'amido di mais in poco latte di riso in una casseruola. Unire il resto del latte, mescolando bene. Porre sul fuoco e sobbollire fino a che la crema non si sia addensata. Verificare che non sia troppo dolce : il latte di riso è dolcissimo di suo - attenti.
Mescolare aneto tritato e buccia di limone. Aggiustare di sale.
Ungere il fondo di una piccola teglia con olio, fare un primo strato con metà del riso, appiattendo bene.
Coprire con piselli, mandorle e crema di riso e chiudere con il restante riso.
Passare in forno a 180° per una ventina di minuti.

Leggerissimo, puro, aromatico. Non sostituisce il bianchetto ma accontentiamoci.



(PoveraPazza)


4 aprile 2013

terrina di verdure (ogni scarrafone..)

 

Esatto! Sono a dieta. C'è stata Pasqua,no? Dice: ma non hai mangiato molto. E vabbè, portiamoci avanti e patiamo , ce lo chiede l'Europa.

Avevo pensato a polpette al forno, ancora. Ma la polpetta richiede il pane ammollato e noi il pane ammollato non lo  volevamo usare, noi (passo al plurale maiestatis che c'ho deliri di onnipotenza) . Il carboidrato infido è sempre in agguato, si cela dietro il grasso saturo e provoca innumerevoli danni alla silfiditudine che contraddistingue noi donzelle.
Dalla polpetta alla terrina il passo è stato breve. Due patate, a legare, e un accompagnamento variabile a mescolare le carte degli avanzi che non si possono evitare et voilà, la cena è fatta.


1 aprile 2013

malfatti, o gnudi, agli spinaci



E insomma. Sapete della mia refrattarietà alle feste comandate.  Ora che ci penso è più un negarsi la festa tout court, con animo calvinista e votato alla sofferenza.
Non festeggio compleanni onomastici anniversari ma posso sempre cambiare, chissà.

Dicevo, niente feste niente pranzo di Pasqua, solo un rimescolamento degli ingredienti pasquali per eccellenza: ricotta, uova, erbette (o spinaci). E poi una passeggiata nell'unico giorno di sole da settimane, e poi un film ahimè davvero brutto.


19 marzo 2013

senza perdere la tenerezza


  
Non paia blasfemo. Fino ad oggi era il titolo di un (bel) libro di Paco Ignacio Taibo II che parla del Che. Da oggi ci ricorderà questo divo Francesco e ci farà tornare in mente l'assoluta mancanza di creatività dei giornalisti. Uno comincia e tutti lo seguono senza l'ombra, per carità, di un pensiero autonomo. 
E vabbè.

Ma non divaghiamo. Ieri avevo bisogno di qualcosa di forte. E mi son fatta le polpette (al forno, sia mai) di cavolfiore. Pensa che trasgressione, pensa che botta di vita.
Ma c'era del gran bel peperoncino.


15 gennaio 2013

sempre la solita minestra. No!

 Esterno notte, gennaio. Freddo. Promessa di neve, non mantenuta.
Voglia di affondare il cucchiaio in un cibo caldo e confortevole ma non banale.
 Nel frigo, poco. Nessuna voglia di uscire. La necessità rende creativi.
Una crema, buona. Ve la regalo.

10 dicembre 2012

Crema di carote arrostite con yogurt e dukkah croccante


Ennesima puntata della saga "facciamoci del bene prima di Natale".
Si sappia, innanzi tutto, che il titolo è una tautologia: non QUESTA dukkah è croccante, OGNI dukkah è croccante. Dicesi dukkah miscela di erbe e spezie tostate di origine egiziana.
Lì si consuma con pita pucciata prima nell'olio, si aggiunge a insalate e carni. Noi la si abbina a zuppe e verdure cotte (tipo gomasio o za'atar per capirci).
Più cucino cibi african-mediorientali più si rafforza in me la convinzione di essere stata adottata da due genitori ostinatamente piemontesi. Non sono compatibile con bagna caoda e polenta ma con cumino e ceci molto.
Immagino mio padre pucciare allegramete il suo pezzo di pita nella dukkah e mi vien da ridere.
 Lui a Istanbul è dimagrito due chili in quattro giorni, non trovando nulla di commestibile tranne i lokum.
Dunque io non posso essere figlia sua.

Dukkah (ne verrà più di quella che serve, ma si può conservare in un vasetto di vetro ben chiuso):

15 novembre 2012

sono un cavallo e mangio l'avena

 Deve essere così. Mi nutro di avena dalla colazione alla cena. Manca solo che mi metta a leccare avidamente il bloccone di sale rosa per poi nitrire con soddisfazione.
La Lella dice che ai cavalli dà la carica, vuoi che a me non faccia lo stesso effetto?
Sia come sia, la mangio perchè mi piace, sazia con piccolissime quantità e magari (volesse il cielo) fa pure dimagrire.
Stasera me la sono proposta in combinazione con erbette al sumac e, per un'illusione di cochoneria, l'ho pure gratinata.
Poi ho visto l'inizio di Ballarò e ogni effetto benefico è svanito.

Per una persona:
50 g avena in fiocchi piccoli (quella che si usa per il porridge, altro grande favorito)
300 g erbette (o bieta da costa, o cime di rapa, o catalogna, o verza o qualsiasi altra verdura a foglia vi venga in testa)
10 g cipolla di Tropea
1 cucchiaino d'olio
40 g tomini freschi
20 g parmigiano grattugiato
sumac a piacere
sale

Tritare la cipolla e farla appassire nell'olio. Aggiungere la verdura lavata senza scolarla troppo, tagliata a pezzetti. Salare e sumacare a piacere.
In un pentolino preparare la crema di avena con i 50 g e tanta acqua quanto serve a coprire i fiocchi. Al bollore l'avena comincerà a disfarsi, diventando - appunto - una crema.
Ci vorranno cinque minuti, non di più. Fuori dal fuoco aggiungere i tomini e il parmigiano, mescolare bene e aggiustare di sale.
In una pirofila da forno disporre uno strato di verdura, completando con la crema di avena.
Passare in forno a 200° per una decina di minuti - gli ultimi 5 sotto al grill ben caldo.

E' un piatto unico, molto digeribile ed equilibrato da un punto di vista nutrizionale.
Se dimagrirete anche voi, pensatemi con GRATITUDINE.

 

(PoveraPazza)

19 ottobre 2012

zucca al doppio forno e un appuntamento

 Che avete da fare lunedì sera? Niente, di lunedì si sta a casa. Al massimo un cineforum dopo lo yoga, ma la stagione deve ancora partire. Dunque, a casa.
Per una volta suggerisco di guardare la televisione. Io? Lo so che non ho credibilità come suggeritrice di programmi tv, visto che la guarda talmente di rado che.
Ma lunedì da Fabietto Fazio ci sono le mie amiche di Bait al Karama. Vi ricordate? Ne avevo già parlato qui. E qui ne aveva scritto Gastronomia Mediterranea.
E' passato del tempo, il progetto è andato avanti e lunedì ci racconteranno cosa è stato fatto e cosa si farà. Una cosa la posso anticipare io, che la so. Saranno anche al Salone del Gusto di Torino (dal 25 al 29 ottobre) Ci vediamo lì?
E mentre aspetto di portare a casa un po' del loro sumac che l'ho quasi finito, mi consolo con piatti a quattro passi, altro che chilometri zero.

Crema di zucca al forno:


10 settembre 2012

fare di velocità virtù: crumble di bietoline

 Esiste ancora qualche mio amichetto che non sappia che io HO L'OSPITE?
Indesiderato, imposto, sopportato male male male.
Ma c'è, per il momento. E io cucino in un turbine leggero (à la Glenn Gould) nei rari momento in cui non c'è.
Rari, badate.
Stasera, di ritorno da una giornatina pesantuccia e lunga la casa era a mia (effimera) disposizione. Ne ho approfittato per farmi una cena erbivora, di quelle che piacciono a me.


26 agosto 2012

brunch o merenda sinoira? tarte di verdure estive


Con totale sprezzo del pericolo è tutta l'estate che cuocio cose al forno. A volte anche a sproposito: ho infatti scoperto che il babaganoush viene davvero buono solo se la melanzana è arrostita su fiamma viva e non sotto il grill. Certo, poi ti devi comprare un nuovo fornello ma può anche non essere uno svantaggio.

E bon, su Saveur di luglio/agosto comprato a Parigi ho trovato una tarte (più una galette in verità) di verdure estive. Bella bella bella e anche buona.
L'ho modificata un po' e l'ho provata ieri sera. Va benissimo per un brunch settembrino, ma anche per una settembrina merenda sinoira post camminata in montagna, per esempio.

Direte voi: ma questa che ci raccontava i fatti suoi adesso improvvisamente s'è fatta discreta? No, è che non ho nessun fatto mio da raccontare. Le vacanze le ho passate stabilmente insediata (è il caso di dirlo) in terrazza, leggendo furiosamente.
E basta.
Ma se vinco vado in Indocina, sappiatelo.


4 agosto 2012

Baingan Ka Bharta, sempre melanzane sono

 Baingan è semplicemente la traduzione in Hindi di melanzana. Niente di (troppo) esotico, una cremina da mangiare con del pane buono, alternativa al babaganoush per esempio.

So di gente follemente innamorata delle melanzane. Io no. Oddio, non che non mi piacciano ma non ci perdo il sonno. Per quelle fritte faccio eccezione ma il fritto non me lo permetto spesso, dunque ho cercato modi alternativi di consumare queste globose meraviglie regalo di un'amica.

Questo è un piatto pare diffuso in tutta l'India ma originario dell'India del Nord.
E' leggero e molto aromatico.

16 luglio 2012

cake quinoa e zucchini - esperimento no. 2


Come promesso, eccomi al secondo post sui cake di quinoa con verdure. Questa volta ho usato le zucchine, nessun ingrediente di origine animale, niente lievito chimico.
E' un cake vegano che ha la sua dignità anche se la sottoscritta non è e non sarà mai vegana. Il mondo non vede l'ora di sapere la mia opinione in merito, immagino.
Ed ecco sciolta la riserva: trovo il veganesimo eticamente inutile. Però, naturalmente, ognuno può regolarsi come meglio crede. Latte e suoi derivati e uova fanno parte della mia dieta come il pesce (a piccole dosi) e continuerò a cibarmene allegramente e con soddisfazione.
Ma veniamo a noi.
Intanto vi dico che questa ricetta segue le indicazioni di Cobrizo & friends:


Per uno stampo da cake di 25 cm:

13 luglio 2012

cake quinoa e fagiolini - esperimento no. 1

Un modo per curare il nervoso è cucinare. Un modo ancora migliore è cucinare qualcosa di nuovo. La meraviglia è cucinare qualcosa di nuovo che si è pensato tornando a casa dall'ufficio.
Ieri sera è toccato a questo cake sperimentale con farina di quinoa, farina semintegrale bio e verdura. E' vegetariano ma peccaminoso. Prometto a Roberta che ne farò una versione sanissima : il progetto è infatti confrontare due cake quinoa-verdura cucinati usando due diverse modalità. Ma ne parlerò più avanti.
Intanto accontentatevi di questo, che sarà il mio pranzo di oggi.

Per uno stampo da cake (il mio di silicone):

6 luglio 2012

vegetariane belle e buone: cena erbivora

dip alla mela

Una cena tra amiche, vegetariane per un giorno. Foto prese un po' così, garibaldine, perchè prima viene l'ospitalità e poi l'estetica.
Qualche ricetta buona e semplice, da condividere - tutte, dopo secoli, di ispirazione cucinaitalianesca.
Parole, qui, poche. Lì moltissime. Qualche progetto: riusciremo a fare qualcosa insieme amiche care? Eddai, quando si incrociano così tante creatività diverse è un delitto non sfruttarle. Vi lavorerò ai fianchi, sappiatelo.
E ora,  si aprano le danze.

Dip alla mela

verdure miste pulite
1 mela
un cucchiaio di cipolline in agrodolce
tre-quattro cetriolini in agrodolce
limone
prezzemolo
una punta di peperoncino
olio evo, sale

Frullare la mela con: cetriolini, cipolline, succo di limone, prezzemolo tritato, 50 g di olio e altrettanta acqua. Aggiustare di sale, profumare col peperoncino e servire con la verdura cruda.

15 maggio 2012

educazione delle masse: elogio della taccola

 

Il mio nome di battaglia è Taccola. Sappiatelo. Sarò Taccola per il pranzo carbonaro, intanto. E poi diventerò Taccola aka PoveraPazza per tutto il resto.

La taccola è come me, misconosciuta ma di grande interesse.
 Di virtù profondissima, dolce di gusto, croccante ma tenera al cuore. Un toccasana (per l'intestino - nessuno è perfetto). La taccola fa primavera, mica come la rondine.
La taccola non so se sia cocciuta - io sì.
Siccome nessuno mi ha filato di pezza l'insalatina di taccolette novelle, io persevero e spero che molti si convertano al culto del pisello mangiatutto.

Stasera: risotto taccole mazzancolle e menta.