"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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3 settembre 2013

à la grecque


 
Finite son finite queste vacanze. E ci volevano, e ce le siamo godute, e non abbiamo mosso un muscolo (se si escludono passeggiatine anda e rianda a spiaggia e pagine di libri voltate). Siamo stati in Grecia, nelle Sporadi, a Skopelos. Bella oltre ogni aspettativa. Un'isola che è un grande bosco di pini di Aleppo, che arrivano fin sul mare. E basta. 
Tornando, appena un ε - preso piccolo a piacere - più creativi - ci siamo inventati questa frolla salata un po' greca. O forse solo estiva e mediterranea.
Qualche scatto e una piccola ricetta per dire: bentrovati, buona ripresa. 

Dimenticavo una cosa importantissima: i pomodorini usati sono il frutto dell'azione di guerrilla gardening nella negletta aiuola di fronte all'ufficio. Piante che sono uno spettacolo. Molto molto orgogliosi del risultato, il prossimo anno tentiamo anche le zucchine. Ecco.

 
Per una teglia da forno di dimensioni standard (basterà per 6 persone):

300g di buona farina 00
1 cucchiaino di sale fino
due tuorli
100g olio extravergine di oliva
due cucchiai di acqua
la buccia grattugiata di mezzo limone bio
200g di feta
400-500 g di pomodorini maturi
150g di patè di olive nere


26 agosto 2012

brunch o merenda sinoira? tarte di verdure estive


Con totale sprezzo del pericolo è tutta l'estate che cuocio cose al forno. A volte anche a sproposito: ho infatti scoperto che il babaganoush viene davvero buono solo se la melanzana è arrostita su fiamma viva e non sotto il grill. Certo, poi ti devi comprare un nuovo fornello ma può anche non essere uno svantaggio.

E bon, su Saveur di luglio/agosto comprato a Parigi ho trovato una tarte (più una galette in verità) di verdure estive. Bella bella bella e anche buona.
L'ho modificata un po' e l'ho provata ieri sera. Va benissimo per un brunch settembrino, ma anche per una settembrina merenda sinoira post camminata in montagna, per esempio.

Direte voi: ma questa che ci raccontava i fatti suoi adesso improvvisamente s'è fatta discreta? No, è che non ho nessun fatto mio da raccontare. Le vacanze le ho passate stabilmente insediata (è il caso di dirlo) in terrazza, leggendo furiosamente.
E basta.
Ma se vinco vado in Indocina, sappiatelo.


16 luglio 2012

cake quinoa e zucchini - esperimento no. 2


Come promesso, eccomi al secondo post sui cake di quinoa con verdure. Questa volta ho usato le zucchine, nessun ingrediente di origine animale, niente lievito chimico.
E' un cake vegano che ha la sua dignità anche se la sottoscritta non è e non sarà mai vegana. Il mondo non vede l'ora di sapere la mia opinione in merito, immagino.
Ed ecco sciolta la riserva: trovo il veganesimo eticamente inutile. Però, naturalmente, ognuno può regolarsi come meglio crede. Latte e suoi derivati e uova fanno parte della mia dieta come il pesce (a piccole dosi) e continuerò a cibarmene allegramente e con soddisfazione.
Ma veniamo a noi.
Intanto vi dico che questa ricetta segue le indicazioni di Cobrizo & friends:


Per uno stampo da cake di 25 cm:

13 luglio 2012

cake quinoa e fagiolini - esperimento no. 1

Un modo per curare il nervoso è cucinare. Un modo ancora migliore è cucinare qualcosa di nuovo. La meraviglia è cucinare qualcosa di nuovo che si è pensato tornando a casa dall'ufficio.
Ieri sera è toccato a questo cake sperimentale con farina di quinoa, farina semintegrale bio e verdura. E' vegetariano ma peccaminoso. Prometto a Roberta che ne farò una versione sanissima : il progetto è infatti confrontare due cake quinoa-verdura cucinati usando due diverse modalità. Ma ne parlerò più avanti.
Intanto accontentatevi di questo, che sarà il mio pranzo di oggi.

Per uno stampo da cake (il mio di silicone):

9 aprile 2012

pasqualina (più) leggera


Pasqua vegetariana e soprattutto deagnellizzata.
Tra una grandinata e una sauna è nata la mia prima torta pasqualina - modificata per utilizzare solo gli ingredienti che avevo in casa e molto meno uovosa di quella ortodossa.
Sostanzialmente meno uovosa.

Pronti, via.

8 ottobre 2010

I had a dream: torta di riso


Se vi dico che questa torta l'ho sognata, ci credete?
Mi son svegliata con l'idea che la torta di riso salata era non solo possibile, ma auspicabile.
Ho scoperto l'acqua calda, però. Pare che in Liguria sia arcinota. Vabbè, giochiamo che l'ho pensata io e mai nessuno al mondo prima.
E fatemi contenta, che è venerdì, il tempo è brutticchio e ho impegni istituzionali per il weekend che mi impediscono il meritato svacco  riposo.
--
La pasta è semplicissima, una specie di pasta da pizza ma senza lievito:

300 gr di farina 0, 1 cucchiaino di sale,
3 cucchiaio di olio extravergine di oliva
acqua tiepida qb (circa 150ml)

Fare la fontana : nel cratere mettere sale, olio e acqua. Impastare con energia fino ad ottenere una pasta abbastanza morbida. Coprire e lasciare in luogo tiepido (il classico forno con la lampadina accesa).

per il ripieno:
1 kg di zucchine piccole, 4 cipollotti novelli o due piccole cipolle fresche, pochissimo olio,
100 gr di riso (io ho usato il Carnaroli ),
4 uova
80 gr di parmigiano grattugiato
timo maggiorana santoreggia
sale e pepe

Saltare i cipollotti affettati finemente in poco olio d'oliva. Nel frattempo grattugiare le zucchine mondate con la grattugia a fori grossi o con il robot. Sbattere le uova. Unire in una terrina il riso CRUDO, le zucchine, i cipollotti, il parmigiano e le erbe tritate finemente. Mescolare e aggiustare di sale e pepe.
Dividere la pasta in due palline, una più grande che farà da base ed una più piccola che servirà da copertura.
Stenderla in due dischi sottili. Foderare con il disco grande una tortiera ad anello mobile (io ho solo quella, quindi deve andare bene per forza), bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta e riempire con il ripieno.
Chiudere con il secondo disco avendo cura di pizzicare i bordi per sigillare il contenuto. Io non devo aver sigillato troppo bene perchè in cottura si è aperta un pò. Anche qui bucherellare la superficie, spennellare d'olio e cuocere in forno a 180° per un'ora abbondante.

In questa stagione meglio gustarla almeno tiepida. D'estate sarà il perfetto picnic da spiaggia.

La cosa più divertente è che il riso si cuoce perfettamente ma non si scuoce. Una specie di basmati nostrano, insomma.
Ho in serbo alcune (se non parecchie) sorprese per la prossima settimana.
Intanto, buon weekend a tutti.

(PoveraPazza)

28 giugno 2010

Le CaKKe di Sophie

Non sarà una incursione tra imbarazzanti capitoli del Marchese de Sade. Il nome di questo preparato tappabuchi è la storpiatura familiare de 'Les cakes de Sophie' (se non ho malamente trascritto il titolo).
Ovviamente non mi sarei neppure sognato dell'esistenza della signorina Sophie. E' come sempre merito dell'inquitudine della Povera Pazza, che ha tanto di libro dal quale io, diligente scolaro, ho tratto qualche furtiva fotocopia. Dunque, per le referenze bibilografiche chiedete a lei.
Sta marpiona di Sophie, ha scopiazzato da qualche parte la ricetta di base della Cake e ha confezionato 'nu cuofano' di volumi in cui con la dedizione minimalista di PhilipGlass ha farcito la Cake medesima con tutto quello che può passare un banco frigo della Carrefour (sua degna connazionale) ai saldi.
Scoperto l'inganno qui se ne propone una variante che la povera mangia lumache non ha partorito (almeno per quanto si evince dalla mia personale ricerca bibliografica).


Come potete vedere dal piatto in effige la variante è context sensitive (non trasversale dunque alle gerarchie linguistiche di Chomsky). Pomodorini  (meglio se del vesuvio), provola (meglio se di agerola) basilico (di dove vi pare).
La variante più amata non è comunque questa. Essa, fedelmente tratta da pagina autografa della Sophie, usa formaggio caprino in scorza e zucchine. Devo ammetterlo, vale la pena provarla. Le preparo di solito in coppia, per stuzzicare con l'esotico il palato napoletano (impresa di difficoltà confrontabile a far intonare bella ciao al ministro onorevole Bondi) ma per blandirlo subito dopo rassicurante con il generoso seno materno.
E statevi attenti che le insidie non mancano.
Per onorare il nome di questo blog, non sono mancate le scene di panico in contesti in cui serviva un profilo elevatissimo. Ricordo un allegro consesso in cui io e il povero Amedeo Bolinari eravamo accerchiati da una greggia di zompaperete posillipine (per lo più coeve dell'uomo mascherato). Dovete sapere, anche se non serve all'economia del racconto, che la posillipina verace parla con la erre arrotata e, soprattutto, è esaurita.
Ciascuno, in questa merenda fredda con vista Capri, esibiva le sue prodezze culinarie. Io le due cacche.
Al taglio della prima (la versione neapolitana pomodori e provola) si aperse il baratro. Cruda. Terra inghiottimi. Incerto se scipparmi i panni 'a cuollo o tentare la sorte con la cacca di riserva, ho battuto la seconda via. Neanche Silvan sarebbe riuscito a far sparire la prima con maggiore destrezza. La seconda mi ha salvato.

La ricetta. Per l'impasto base (quello che ha fatto la fortuna della Sophie)
3 uova
120 g di latte intero
80 g di olio di girasole
una bustina di lievito per salati
80 g di parmigiano grattato
150 g di farina.

In una terrina sbattere le uova, unire la farina, il lievito, un pizzico di sale, a goccia l'olio, il latte tiepido e, infine, il parmigiano. Una grattata di pepe.
Si dovrebbe ottenere un impasto liscio e non eccessivamente denso.
Nell'impasto vanno uniti gli ingredienti che danno il tema.
Nel caso in questione una decina di pomodorini tagliati a metà, privati dei semi e dell'acqua e passati in padella pochi minuti per appassirli (nella seconda variante 200 g di zucchine a rondelle passate dieci minuti in padella con un filo d'olio e poi asciugate).
Aggiungere poi 200-300 g di provola a dadini (meglio se non troppo fresca per evitare un eccesso di siero).
(Nella variante 200- 300 g di caprino con scorza). Mescolare all'interno anche una decina di foglie di basilico intero (nella variante Sophie parla di cerfoglio che non ho avuto mai la gioia di vedere e che sostituisco con timo e maggiorana).
Versare nello stampo lungo e rettangolare ed infornare per 45 minuti. Per lo stampo suggerisco uno stampo rettangolare lungo. Stampi corti che costringono l'impasto su spessori eccessivi mettono a rischio la cottura interna (vedi sopra).


Ovviamente questa è una torta salata molto umida.
Non va servita calda. Si prepara in anticipo (grazie a dio) e si può servire anche il giorno successivo.

ViPeron

8 giugno 2010

s-quiche erbivora 1.0 - con piattoni


C'è stato un tempo in cui le torte salate usavano molto tra i miei amici. 
Alcune erano indovinate, altre una mera scusa per finire derelitti rimasugli di frigorifero.
Non è mia abitudine cucinare per finire qualcosa. Preferisco mangiarla (oh..farla mangiare) così com'è, senza rovinare una ricetta potenzialmente buona con ingredienti non al loro massimo.
Vabbè, questione di snobismo immagino.
Dichiaro quindi pubblicamente che questa quiche è stata cucinata con ingredienti comprati appositamente. Le verdure cominciano ad avere un qualche sapore, finalmente. E confesso che mi è venuta una nuova mania: le farine. Oddio, questa è di farro, ma mi sono appena procacciata anche il kamut e il riso. Vi farò sapere.
Ho usato la pasta per torte salate di Felder che va molto di moda in rete. L'avevo già provata in precedenza trovandola soddisfacente.
Ho usato 100 gr di farina 00 e 100 gr di farina di farro integrale, 5 gr di sale, 90 gr di burro morbido a pezzetti, 20 gr  (un pochino meno) di acqua molto fredda, 1 uovo.
Si mescolano tutti gli ingredienti secchi con il burro morbido intridendolo, si aggiungono uovo e acqua e si impasta velocemente fino a che la pasta sarà liscia ed elastica. Si copre con pellicola e la si lascia riposare in frigo per almeno un'oretta.
Per il ripieno, questa volta, ho mescolato due tazze di piattoni lessati e tagliati a pezzetti con 150 gr di ricotta di pecora, due uova intere, una ventina di foglie di basilico tagliuzzate, 50 gr di ragusano grattugiato, due cucchiai di yougurt, sale e pepe.
Nel frattempo ho steso la pasta con il mattarello , abbastanza sottile, ho foderato una tortiera di 26cm di diametro ed ho bucherellato il fondo con una forchetta.
Ho lasciato cuocere in bianco per dieci minuti a 180°, ho completato poi con il ripieno livellato, decorato con dieci pomodorini ciliegia interi.
Ho cotto la torta per una quarantina di minuti a 200° (ma il mio forno credo scaldi un pò meno del normale).
Trovo che sia migliore se mangiata almeno tiepida e non fredda.
Come tutte le torte salate si conserva per un paio di giorni, diventando risorsa per pranzi in piedi o alla scrivania.
Penserete che ho la fissa della schiscetta, ma a pranzo ho sempre così poco tempo che mi farebbe piacere avere qualcosa di pronto da mangiare velocemente senza ripiegare sulla mia, pur amatissima, insalata.


Visto la mia peonia? Talmente bella da essere commovente.