"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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17 marzo 2013

ho fatto la cosa giusta, col cavolfiore

 
Genesi di una visita a Fa' la cosa giusta : volevo comprare quel librino. Il librino si ritirava alla fiera e, incidentalmente, valeva pure come ingresso.

Il librino è quello lì sopra, si intitola Libera tavola, parla di cucina usando prodotti coltivati nele terre confiscate alla mafia. E' un libro da avere anche se non ci fosse scritto niente, dentro. Perchè in questo Paese stare dalla parte giusta non è scontato, e costa fatica, e costa soldi, energia, dignità. E merita di avere tutto il supporto possibile.

Invece è scritto, bene. E ci sono ricette, belle.

Ne ho provata una, modificandola per usare ciò che avevo in dispensa (nulla mi avrebbe fatta uscire in siffatta giornata nevosa) e poi ve la racconterò.

Ma devo dire due cosine anche su Fa' la cosa giusta, una fiera che è nata per mostrare la parte buona e bella di un Paese ed è diventata un mercato. Indefinito e caotico. E il buono e il giusto si sono persi. Se vado in un posto del genere pretendo che non ci sia commistione tra il commercio e la solidarietà: voglio comprare, nel caso, prodotti etici. Devono avere a che fare con le categorie svantaggiate, i migranti, i carcerati, i disabili. Quello che volete.
I bei vestiti o le belle borse li vedo volentieri altrove. Da bravi, less is more. Non è necessario riempire due padiglioni. Ne basta uno. Si guadagna meno ma si sta in pace con la propria coscienza.
Scusate il pistolotto, ma mi stava sul gozzo e dovevo sputarlo questo rospo.

E ora vi meritate la ricetta : pasta mista con cavolfiore e vongole.

26 ottobre 2012

vado, ma non compro niente. Briciole di Salone

Avevo detto no, ma poi ci sono andata. La coerenza non è il mio forte, e la voglia di abbracciare un po' di amici ha fatto il resto. Quindi anche per questa edizione ho pagato il mio tributo al Salone del Gusto.
E' stata una visita relativamente breve, ma ho qualche minuscola considerazione da fare.
Ci sono i prodotti e i produttori, il cavolo trunzo, la cipolla di Giarratana, l'aglio di Nubia, le farine di grani antichi, e mille altre prelibatezze immaginate o addirittura inimmaginabili.






Ci sono quelli che sperimentano, inventano, lavorano duro per farci godere - è il caso di dirlo.
C'è la colorata volenterosa entusiasta Gente del Fud, c'è quello bellissimo e molto simpatico, ci i compagni di strada.

Niko


Bonci

Giovanna e Lisa
Fabrizio

E poi c'è Terra Madre. Che è un mondo a sè, isolato anche fisicamente dal resto del Salone e per la prima volta aperto anche al volgo. Contadini, trasformatori, comunità del cibo, presidi. Ma di una terra altra, di un mondo lontano.
Ecco, non so se l'impressione è stata solo mia, ma il contrasto tra il mondo opulento, patinato e luccicante dei nostri mercati e quello colorato ma povero, entusiasta ma infinitamente piccolo di Terra Madre è stato stridente.
E una volta di più mi fa pensare che nonostante crisi e alti lai, noi siamo un mondo che ha troppo. Vedere i piccoli tavoli dei produttori africani mi ha stretto il cuore.
Non lasciamoli soli, Carlo Petrini. Mescoliamoli a noi la prossima volta.
So che il Salone è diviso in aree geografiche. Ma perchè non immaginare aree di prodotti? I cereali. Il caffè. Il latte e i formaggi. Le verdure. Le bevande fermentate. Il cioccolato.
Lì ci sarebbe posto per tutti, per chi coltiva per la propria sussistenza e chi trasforma una materia prima eccellente in un prodotto innovativo.
Non lo so, son pensieri che mi sono venuti tra un piatto di pasta e l'altro.
E mi sono temporaneamente consolata così.


(PoveraPazza)

9 ottobre 2011

Italia perbene

 Ricucire l'Italia - Milano 8 ottobre, Arco della Pace - Giustizia e Libertà.
 La folla è ignorata dagli uomini  di governo, dai burocratici provinciali e cittadini. La folla, in quanto è composta di singoli, non in quanto è popolo, idolo delle democrazie. Amano l'idolo, fanno soffrire il singolo individuo. Sono crudeli  perchè la loro fantasia non immagina il dolore che la crudeltà finisce col suscitare. Non sanno rappresentarsi il dolore degli altri, perciò sono inutilmente crudeli.
 Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l'accorgerti che ha un pò, o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggii. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.

illusionisti quei politicanti i quali, come cantava Figaro, fingono d'ignorare quel che sanno e di sapere quel che ignorano , si chiudono a doppie porte per meditare sul giornale, si atteggiano a profondi quando non sono che vuoti, pagano dei traditori o intercettano delle lettere, cercando poi di nascondere  le bassezze dei mezzi per la nobiltà dei fini.
(Ma se sul palcoscenico si affollano gli illusionisti, in platea gli illusi diminuiscono.)
 Odio gli indifferenti.
Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

(Antonio Gramsci)

13 febbraio 2011

adesso è ora - ballata delle donne

prima (grazie NINA)

e dopo


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano
(Edoardo Sanguineti)

10 febbraio 2011

la cage aux folles




Cari lettori, è un momento di blog-riflessione. Ho bisogno di nuove idee da sperimentare e da proporre.
Non sono animale da contest, dunque dovrà essere altro. Qualche interesse artistico trascurato potrebbe fungere da catalizzatore, ancora non lo so.
Vi lascio con un'opera di struggente poesia della mia cara amica Nericata  : metafora della libertà (di tutti) riconquistata.
Un abbraccio a tutti e a prestissimo
(PoveraPazza)


27 settembre 2010

taste è un assaggio


Massimiliano Mariola

Alla fine ci sono andata a Taste. Vabbè, avevo già i biglietti ma, dopo tutto ciò che avevo letto, lo spirito non era proprio dei migliori.
E invece mi sono divertita. Domenica era una bella giornata, faceva caldo, le code erano brevissime o inesistenti, ho sentito parlare e ho visto cucinare personaggi interessanti.


Certo le porzioni erano assaggi, certo non c'era (quasi) posto a sedere, certo che andare nei ristoranti stellati è altra cosa rispetto al picnic al parco.
Però, almeno domenica, mi è parso che lo spirito di avvicinamento all'alta cucina sia stato centrato.
Carciofo del Liberty
Ci si fa un'idea, si prende qualche spunto. Quando si fa un viaggio non si pretende di capire un paese in due settimane. Come non si può capire la filosofia di uno chef in mezz'ora di chiacchiere.


tortello di grano arso di Aimo e Nadia
Qualcosa non mi è piaciuto: il riso di Cracco era assolutamente dimenticabile.
Invece i piatti del Trussardi alla Scala sono piaciuti a tutti noi amichetti (e Andrea Berton è una persona squisita). Tocca mettere da parte i soldini per andare a toccare con mano..
Sadler e il suo executive chef


Claudio Sadler gioca con il Tete de Moine
Matteo Torretta
Matteo Torretta, del Savini, peraltro molto simpatico, ci ha cucinato un risotto alla cannella che mi si è posato come un macigno sullo stomaco fino a sera.
Interessante la cannella, eccessivo il condimento.. Del porco non vi so dire perchè l'ho devoluto, essendo quasi del tutto erbivora.
.. a fine giornata: la folgorazione sulla via della Cucina!

(PoveraPazza)

30 luglio 2010

esercizio di stile

Oggi non avevo in programma nessun post.  Dovevo post -produrre le foto, riguardare le ricette. Ma.
Ho letto da Jasmine di una ricerca che mi ha molto interessata. Ha a che fare con chi scrive e chi legge (food)blog. Cosa si aspetta il lettore, cosa vogliono trasmettere i blogger. Piacciono le foto dei passaggi o il prodotto scenografico e finale?
Pare che ciò che intriga un lettore impicci il blogger, ma vi rimando a Labna per tutti gli scottanti particolari.
 Pensavo a me, a noi.
Noi di Hysteria, misconosciuti per quanto siamo, abbiamo pensato prima di tutto a divertirci. Quindi qui siamo proprio noi, con le nostre manie e tic e vezzi lessicali e ambizioni "artistiche" con tutte le virgolette del caso.  Non siamo didattici e probabilmente non lo saremo mai. Potremo, forse, essere più precisi con passaggi e dosi, però ed è un però di sostanza, credo che il fondamento di un blog,  di questo in particolare, sia mostrare se stessi. Non insegnare. Magari ispirare o stimolare, non siamo cuochi, siamo scioperati e narcisisti. Speriamo simpatici. Parliamo così, siamo così.
Comunque pensiamoci ai lettori che (MAGARI!) vogliono pure imparare. Io ci rifletto, eh..
Facciamo un esempio.
Quella che vedete sopra è una stellina di farinata con topping di ratatouille. Preparata per la cena del giovedì. Adoro la farinata, non sono capace di farla bene. Ieri ci riprovo, senza teglia di ghisa. Sarà comunque buona.. No. Non si stacca se non la fai nella teglia giusta. Non c'è verso.
Dopo un dieci minuti di spatolamento riesco a strapparne un frammento dall'abbraccio mortale con la leccarda, la imbelletto, la coppo a stellina,  la inciprio di verdura e la fotografo.
Bella è bella, però se il malcapitato utente prova a riprodurre la cecina/farinata/torta come ho fatto io NON GLI VIENE.
Condivido il fallimento con tutti voi, miei cari. Forse non l'avrei fatto se non avessi letto stamattina il post di Jasmine. Chissà.

Per chi volesse migliorare la cecina, passo le dosi:

*250gr di farina di ceci
*750 ml di acqua fredda
*10 gr di sale
*2 cucchiai d'olio
* pepe

Mescolare tutti gli ingredienti con una frusta, evitando i grumi. Lasciare riposare almeno un'ora. Infornare a 220° per una ventina di minuti,nella teglia di ghisa unta d'olio.
Così diceva la ricetta. Facile. Ma, forse, 220° sono troppi. Oppure serve acqua che evapori nel forno. Oppure la teglia di ghisa è fondamentale. Oppure va bene anche la leccarda coperta di carta da forno. Oppure.
Chi sapesse, bussi. Chi avesse qualcosa da dire, riflessioni filosofiche o barzellette, si faccia avanti.
Una buona fine di settimana a tutti.
(PoveraPazza)