"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)
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10 gennaio 2014
Mercimek Çorbasi è zuppa di lenticchie rosse
Mica avevo idea di fare un post sulla crema di lenticchie, però è venuta buona e allora vale la pena dire due parole e recuperare una foto fatta un po alla garibaldina.
Non sono carnivora, per niente e in Turchia se non si è carnivori la vita non è semplicissima. Per fortuna però c'è questa ubiqua zuppa di lenticchie rosse che:
a- è calda
b- è buona
c- è leggera
Per quattro persone:
250g lenticchie rosse
1 grossa cipolla bianca
1 peperoncino piccante
1 grossa noce di burro
brodo (di pollo per la versione classica, io vegetale)
sale
coriandolo fresco e limone a quarti
Più facile di così si compra in barattolo: tritare la cipolla e farla appassire a fuoco dolce con il burro e il peperoncino a pezzetti. Aggiungere le lenticchie sciacquate e coprire con il brodo bollente. Salare con molta parsimonia. Sobbollire fino a cottura delle lenticchie. Non ci vorrà molto, una ventina di minuti. Volendo la versione classica passare parzialmente i legumi al frullatore ad immersione. Guarnire con il coriandolo tritato e servire con il limone.
Tutto qui, ma vale la pena.
(PoveraPazza)
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31 gennaio 2013
zuppa di lenticchie o, se vuoi fare il figo, punjabi dhal
Sono un italiano medio di sesso femminile. Seguo le mode e i tic dell'uomo della strada, guardo le trasmissioni televisive popolari, ascolto la musica che dalle trasmissioni televisive popolari deriva. Mi astengo dalla lettura dei quotidiani, ancor più dei libri.
Non guardo film che non siano blockbusters, non sono mai andata a teatro in vita mia.
Tutte balle.
Però il trend economico del momento denominato "nunchonalira" lo seguo con grande trasporto: ne derivano ricette a costo basso, bassissimo, quasi nullo.
Credo, lasciando perdere tutte le stupidaggini che di solito scrivo, che questa sarà davvero la mia/nostra tendenza - forse per gli anni a venire. La frugalità.
Attenzione però: la frugalità non può permettersi di essere banale. La depressione alimentare è dietro l'angolo e cadere nella sciatteria in cucina è un rischio reale.
Allora inventiamo, mescoliamo ingredienti poveri con spezie, usiamo i colori e i profumi.
L'inverno, in tutti i sensi, dovrà pur finire.
Questa deliziosa zuppa di lenticchie è nata dal desiderio di finire un rimasuglio di Mung dhal (lenticchie piccine piccine e gialle comprate per 1.20 € al pacco al mercato di Piazza XXIV Maggio) unito a quello di provare qualche ricetta del librino sullo yogurt che un'amica gentile e cara mi ha regalato ormai un po' di tempo fa (grazie Reb).
Per quattro persone, o due persone per due volte, o una persona per quattro volte :
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15 gennaio 2013
sempre la solita minestra. No!
Voglia di affondare il cucchiaio in un cibo caldo e confortevole ma non banale.
Nel frigo, poco. Nessuna voglia di uscire. La necessità rende creativi.
Una crema, buona. Ve la regalo.
2 febbraio 2012
french connection e 3 - crema di carote e riso
Mi piace cominciare questo post, il terzo e forse ultimo, di sperimentazione franco-piemontese, così:
Vestiario (da "Gente sul ponte")
Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.
(Wislawa Szymborska)
Niente più reading affollati come concerti rock. Torneremo a leggere, e sorridere, da soli.
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26 gennaio 2012
french connection - 2) crema di patate e porri al miele
Seconda puntata di ispirazione francese.
Sono una-che-deve-cucinare-per-se-sola ancora in training e non azzecco le dosi. Ma. Odio gli avanzi e odio buttare. Non c'è soluzione al dilemma. Tranne imparare, certo.
Questa crema l'ho quasi azzeccata: piatto e mezzo e cena risolta.
La mia versione è alquanto alleggerita rispetto all'originale francese. Per questioni dietetiche ma anche per rifiuto di panna e burro ad ogni costo (che poi, manco li avevo).
Si tratta di una quasi-Parmentier. Nella stagione autunno inverno si porta su tutto.
Sono una-che-deve-cucinare-per-se-sola ancora in training e non azzecco le dosi. Ma. Odio gli avanzi e odio buttare. Non c'è soluzione al dilemma. Tranne imparare, certo.
Questa crema l'ho quasi azzeccata: piatto e mezzo e cena risolta.
La mia versione è alquanto alleggerita rispetto all'originale francese. Per questioni dietetiche ma anche per rifiuto di panna e burro ad ogni costo (che poi, manco li avevo).
Si tratta di una quasi-Parmentier. Nella stagione autunno inverno si porta su tutto.
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25 novembre 2011
SAVE THE DATE!!!!! rosso, ma non rosso rosso. più un carminio, un borgogna, un cardinale, un porpora.
Vi ho fregati, vi ho fregati! Credevate di trovare la ricetta della vellutata di barbabietola.
E invece vi tocca un gran bel SAVE THE DATE!
La data è DOMENICA 28, il luogo è MILANO, Naviglio Grande, l'orario dalle 9(e 30) alle 18 (salvo esaurimento scorte).
E che accade Domenica? Una cellula di foodblogger e affini vi aspetta con una piccola vendita di decorazioni natalizie e oggetti fatti a mano per aiutare i ragazzi della Casa Famiglia di Borghetto Vara (SP), rimasti senza nulla dopo l'alluvione del 25 ottobre.
Ne ho già parlato qui dunque non mi dilungo oltre. Qui si scrive di noi, si parla di noi alla radio. Speriamo di essere all'altezza di tanta fiducia. Da parte nostra possiamo dire che ci siamo molto divertite a "organizzare" questo evento, davvero alla velocità dei neutrini (povera luce, spodestata così, senza un vero perchè) e che vi aspettiamo numerosi. Facciamo due chiacchiere, ci beviamo una roba calda e, magari, facciamo un pò di bene.
Però ora vi meritate la ricetta.
Faccio outing: odio le barbabietole. Ho sempre creduto di odiarle, fino a un paio di settimane fa le evitavo con grande soddisfazione reciproca. E poi sono stata a Londra e ho mangiato la crema di barbabietola del Fra. Quell'uomo è una continua fonte di ispirazione. Qualche volta anche di preoccupazione,ma questa è storia diversa. Insomma, ho mangiato questa crema ed era BUONISSIMA.
Qui è la ricetta del nostro , nelle sue esatte parole:
sbucciare e tagliare grossolanamente un kilo di bietole, in barba alla precisione, scottarle con olio di oliva, rosmarino e semi di coriandolo, bruciatesi quasi affumarle con del cointreau, in mancanza il succo di un'arancia. A parte fare bollire qb di brodo di verdure con 2 patate di media grandezza sedano intero cipolla un paio di porri una carota un pezzo di zucca e o una manciatina di lenticchie rosse. Appena sobbolle introdurre le bietole. Deve ripetersi l'effetto anguille in bacile come per la zuppa di carote. Lasciare andare a fuoco lento. Preparare una salsa con yoghurt. Servire in ciotole piccole con yoghurt, un filo di olio d'oliva, saltare delle fette di pane nell'olio dove scottasti le bietole.
Dimenticatami del Cointreau e del succo d'arancia ho preparato, per dare acidità alla crema, una salsina con yogurt greco colato, succo e buccia di mezzo limone, sale e un filo d'olio.
Il pane non l'ho fritto (anatema!) ma l'ho tostato in forno e già che c'ero ho tostato pure una manciata di mandorle a lamelle.
Voilà. Anche il Ga, altro odiatore di barbabietole, è stato convertito.
![]() | |
| Murder, she cooked (©ilFra) |
(PoveraPazza) si scusa per la qualità più amatoriale del solito delle foto. Macchina scarica, rimediato con iphone. Pietà.
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21 novembre 2011
laksa alla zucca
Festeggio il nostro duecentesimo post con tutti i bimbi della casa famiglia di Rocchetta Vara (SP).
Vi ho già parlato qualche giorno fa delle storie di Liguria a cui, insieme ad uno straordinario gruppo di vecchie e nuove amiche, sto cercando di dare una fine lieta.
Da film americano che allarga il cuore.
Ai bimbi di solito le zuppe non piacciono, magari apprezzeranno questa, verdurosa ma inconsueta ed esotica.
Si chiama laksa, viene dalla Malesia, è aromatica e piccante il giusto, addolcita dal latte di cocco. La si può trovare con verdure sole, oppure con pesce e carne. La versione che ho cucinato per il pranzo di domenica è vegetariana. Ci potevano stare anche due gamberi sgusciati e un calamaro a vapore, però.
Per quattro persone:
600 gr di zucca mondata e tagliata a grossi pezzi
250 gr di pomodorini ciliegia
5 cm di zenzero
5 peperoncini piccanti freschi (o altrettanti secchi)
5 foglie di kaffir lime (io le trovo solo secche)
2 gambi di lemongrass, carnosi
2 spicchi d'aglio
1 grossa manciata di foglie di menta
un mazzetto di coriandolo, compresi i gambi
400 ml di latte di cocco
500 ml di brodo vegetale
il succo di mezzo limone o di un lime intero
2 cucchiai di salsa di pesce thai
120 gr di vermicelli di grano tenero
Vi ho già parlato qualche giorno fa delle storie di Liguria a cui, insieme ad uno straordinario gruppo di vecchie e nuove amiche, sto cercando di dare una fine lieta.
Da film americano che allarga il cuore.
Ai bimbi di solito le zuppe non piacciono, magari apprezzeranno questa, verdurosa ma inconsueta ed esotica.
Si chiama laksa, viene dalla Malesia, è aromatica e piccante il giusto, addolcita dal latte di cocco. La si può trovare con verdure sole, oppure con pesce e carne. La versione che ho cucinato per il pranzo di domenica è vegetariana. Ci potevano stare anche due gamberi sgusciati e un calamaro a vapore, però.
Per quattro persone:
600 gr di zucca mondata e tagliata a grossi pezzi
250 gr di pomodorini ciliegia
5 cm di zenzero
5 peperoncini piccanti freschi (o altrettanti secchi)
5 foglie di kaffir lime (io le trovo solo secche)
2 gambi di lemongrass, carnosi
2 spicchi d'aglio
1 grossa manciata di foglie di menta
un mazzetto di coriandolo, compresi i gambi
400 ml di latte di cocco
500 ml di brodo vegetale
il succo di mezzo limone o di un lime intero
2 cucchiai di salsa di pesce thai
120 gr di vermicelli di grano tenero
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11 novembre 2011
crema di sedano di Verona con fagiolo badda di Polizzi
Tempi bui sono questi. Là fuori imperversa la farsa (avrei voluto scrivere la tragedia ma non lo merita) della politica ed io, collerica ma sensibile d'animo, ho bisogno di bellezza e conforto. Ho bisogno di riconoscermi in un paese che non sento mio da troppi anni.
Un cappello filosofico per una semplice zuppa che unisce idealmente nord e sud, con una spruzzata di spezie immigrate e mangiata con un cucchiaio inglese. il cibo racconta storie, c'è sempre una ragione che ci fa preferire un piatto, un ingrediente, un sapore.
La mia ragione, oggi, è questa.
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1 giugno 2011
settimana arancio: 1 - crema di carote di Francesco
L'arancio è un bel colore. Energetico. Allegro.
Il blog questa settimana si tingerà di arancio, per festeggiare l'aria che tira e propiziare l'abbronzatura prossima ventura. Beta carotene a mille.
Cominciamo con la crema di carote di Francesco raccontata con le sue parole stesse medesime ieri.
Quote:
"allora: 1kg di carote 1 patata una cipolla un sedano sale qb, coprile d'acqua, senza annegarle, le carote si devono toccare come anguille.
Poi dopo un'ora e più di cottura a fuoco moderato , spegni il fuoco medesimo stesso, aggiungi il succo di due arance, mezza buccia gratuggiata dell'arancia stessa, infine usa il blender usa il blender, deve essere consistente e un po' granulosa, da evitare l'effetto milupa, adatto solo ai minori di sei mesi .
A parte yoghurt greco e rucola fresca; poco prima di servire, scucchiaiare lo yoghurt nella ciascuna ciotola di servizio e sgocciolarvicisi dell'olio extravergine e un filo di peperoncino.
Servire con birra amara a temperatura ambiente, dopo qualche ora fare sesso secondo i propri gusti "
Ho seguito le istruzioni alla lettera, spero di aver correttamente interpretato anguille, consistenza e post produzione ;-).
Mi vengono in mente varianti speziate con + cardamomo e zenzero e - arancia, crescione invece di rucola. Ma questa era già ben ben buona.
Evitando peperoncino e birra amara si può dare ai giovani inquilini di casa, come fece l'autore giusto l'altro giorno.
(PoveraPazza)
Il blog questa settimana si tingerà di arancio, per festeggiare l'aria che tira e propiziare l'abbronzatura prossima ventura. Beta carotene a mille.
Cominciamo con la crema di carote di Francesco raccontata con le sue parole stesse medesime ieri.
Quote:
"allora: 1kg di carote 1 patata una cipolla un sedano sale qb, coprile d'acqua, senza annegarle, le carote si devono toccare come anguille.
Poi dopo un'ora e più di cottura a fuoco moderato , spegni il fuoco medesimo stesso, aggiungi il succo di due arance, mezza buccia gratuggiata dell'arancia stessa, infine usa il blender usa il blender, deve essere consistente e un po' granulosa, da evitare l'effetto milupa, adatto solo ai minori di sei mesi .
A parte yoghurt greco e rucola fresca; poco prima di servire, scucchiaiare lo yoghurt nella ciascuna ciotola di servizio e sgocciolarvicisi dell'olio extravergine e un filo di peperoncino.
Servire con birra amara a temperatura ambiente, dopo qualche ora fare sesso secondo i propri gusti "
Ho seguito le istruzioni alla lettera, spero di aver correttamente interpretato anguille, consistenza e post produzione ;-).
Mi vengono in mente varianti speziate con + cardamomo e zenzero e - arancia, crescione invece di rucola. Ma questa era già ben ben buona.
Evitando peperoncino e birra amara si può dare ai giovani inquilini di casa, come fece l'autore giusto l'altro giorno.
(PoveraPazza)
25 maggio 2011
edamame in forma di crema
Alzi la mano chi sa cosa sono gli edamame. Tutte? Vabbè ma non vale però. Io prima di vederli surgelati manco avevo idea che fossero i fagioli di soia novelli. Labna per la verità ce ne aveva già parlato più volte, ma io sono anzianissima e dimentico dove leggo le cose. Soprattutto dimentico di averle lette e millanto una profonda conoscenza di argomenti che, evidentemente, mi si infondono durante il sonno.
Fatto si è che questi edamame me li son comprati e messi in freezer in attesa di miglior fortuna.
Il momento è venuto con la preparazione di una crema verdolina e primaverile, abbinata agli asparagi.
Buona tiepida o fredda. Ma davvero buona.
Le varianti possibili sono ovviamente infinite.
Io ho usato:
450 gr di edamame già sgusciati e surgelati
20 asparagi mondati
1 piccolo cipollotto fresco
2 patate novelle
1 cucchiaio di fumet breton (misto di alghe)
1 pezzo di alga kombu
1 manciata di gamberi
la scorza di mezzo limone tritata
coriandolo fresco
sale pepe olio d'oliva
--
In una pentola capace far appassire in un filo d'olio il cipollotto tritato grossolanamente senza fargli prendere colore. Aggiungere le patate tagliate a dadini.
Tenere da parte qualche fagiolo per la decorazione successiva
Dopo qualche minuto aggiungere gli asparagi a pezzi.
A parte preparare un brodo con le alghe miste e la kombu.
Coprire a filo la verdura e lasciare sobbollire fino a che non sia tenera.
Passare al frullatore a immersione( anche la kombu a pezzi), aggiustare di sale e pepe e lasciare intiepidire.
Saltare anche i gamberi (meglio sgusciarli, ovviamente, ma in un attacco di pigritudine io non l'ho fatto).
Sbianchire gli edamame lasciati da parte.
Tritare il coriandolo.
Comporre le ciotole: crema + gamberi + edamame + coriandolo tritato + buccia di limone.
Servire con pane croccante o anche così. Per me è stato un pranzo, ma può naturalmente essere sia antipasto jap-style o primo piatto nostrano per una cena.
Questa ricetta è verde. La prossima settimana tutto sarà arancio. Comunque.
(PoveraPazza)
8 maggio 2011
gazpacho bianco
Un gazpacho bianco è una contraddizione in termini. Il pomodoro non è bianco, non lo diventerà mai, neanche nei sogni transgenici di qualche scienziato pazzo.
Al più si farà acquetta trasparente e pomdorosa, ma bianco proprio no.
Ma si potrà definire gazpacho una cosa da mangiare con il cucchiaio, fresca, senza pomodoro? Chissà, io mi sono incuriosita e ho provato.
La favola del white gazpacho me l'ha raccontata uno dei miei ultimi libri di cucina vegetariana (ormai sono n, con n che tende a infinito). Fa parte del cargo amazzonico arrivato fresco fresco la scorsa settimana.
The seasoned vegetarian, che già dal titolo mi era simpatico. Coltivato, sofisticato, esperto. Ma anche condito. Carino. Era pure in offerta. Comprato.
Per quattro persone:
250 gr di mandorle pelate (ecco da dove viene tutto quel bianco!!!)
500 ml di acqua fredda
75 gr di pane bianco, morbido, privato della crosta
2 spicchi d'aglio (io 1)
50 ml di olio e.v.o.
50 ml di aceto di mele
sale, pepe
uvetta per guarnire (ma a me non andava e non ce la misi)
-
Mettere le mandorle (senza mangiarne due manciate come ho fatto io) nel robot da cucina, e ridurle in farina. Aggiungere poca acqua e avviare il motore per produrre una pasta liscia.
Aggiungere il pane e l'aglio e continuare a tritare.
A questo punto unire il resto dell'acqua ( sempre con il robot a fare da palo, cioè con il motore acceso) e poi l'olio.
Da ultimo unire aceto, sale e pepe.
Trasferire in frigo e lasciare raffreddare bene prima di servire, con qualche goccio d'olio e il pepe che piace, che tanto lo so che c'è un favorito nella vostra collezione pepifera casalinga.
Ho già in cantiere un'altra ricetta del librino. Prevedo diventerà un favorito sempreverde come i cipressi.
(PoveraPazza)
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3 maggio 2011
Francesco e la zuppa iraniana
Questo è un post difficile.
Ha a che fare con belle sensazioni, conversazioni intelligenti, racconti di vita e passioni.
E poi, sì, anche e non marginalmente, con il cibo.
E' un post difficile perchè mi piacerebbe rendere giustizia a una giornata perfetta.
Francesco è uno di quegli incontri fortunati che ogni tanto capitano, una persona speciale e dai mille talenti. Ora sta a Londra, con la sua famiglia.
Da lì, lui e Cristiana, raccontano a noi non espatriati cosa capita fuori dai confini, raccontano le loro strade, gli incontri, i progetti. Ma anche la loro casa, i libri, gli amici, i ristoranti, i film.
Scrivono un bel blog,Calling at London.
Cucinano energie e relazioni, fanno girare idee.
Durante un tour italo-familiare, Francesco mi ha regalato un pò del suo tempo, una enorme confezione di za'atar, le spezie per il tandoori, dei fighissimi cookies di Fortnum & Mason e una ricetta.
Una deliziosa zuppa iraniana, di quando l'Iran era Persia, che gli ha insegnato La Maria.
Mi ha raccontato che nella cucina mediorientale le dosi vengono date per commensale, basta moltiplicare.
Dunque, per ciascun commensale:
- 1 cipolla bianca
- 1+1 uovo
- 1 tazza di brodo vegetale, di agnello o semplicemente, di acqua
- 1 cucchiaio di farina per addensare
- curcuma in polvere
- menta secca a foglia intera, se possibile
- olio, sale, pepe
- pane carasau per servire
--
Affettare sottilmente la cipolla, farla appassire in poco olio senza farle prendere colore e cuocerla a fuoco dolce fino a quando sarà trasparente. Aggiungere brodo per non far colorire.
Aggiungere poi la curcuma e un uovo sbattuto. Cuocere per almeno venti minuti.
Se la zuppa risultasse troppo liquida, addensare con un cucchiaio di farina, ben stemperato.
Spezzare la menta e aggiungerla alla zuppa.
Aggiustare di sale e pepe.
A questo punto, con attenzione, sgusciare l'uovo rimanente (magari aiutandosi con una ciotolina) e farlo cadere nella zuppa calda, e lasciarlo rapprendere per almeno dieci minuti.
Se i commensali sono parecchi la bravura del cuoco sta nel tenere le uova separate, visto che ne toccherà uno a testa.
Servire in ciotole individuali, accompagnata da pane carasau.
E' sorprendente. Davvero buona e digeribile e nutriente e aromatica e confortevole.
Resterà, per me, indissolubilmente legata a quel momento, a quel pranzo, ai discorsi appassionati e commossi sulla Palestina e Nablus, al profumo dell'agnello marinato nel tè verde che cuoceva in forno, a una finestra socchiusa su un mondo che mi piacerebbe conoscere.
Fuori, non le mie montagne, ma la polvere del wadi, i limoni che maturano, i cieli azzurri, il check point, il muro.
Lontano, gli spari.
Francesco è invitato a correggere il mio approssimativo ricordo della sua creazione.
Ma soprattutto è invitato, se vuole, a dare un senso a un progetto che per ora ha solo un nome: cibArti. Ci penso, ci penso da tanto, ma ho bisogno di una miccia.
(PoveraPazza)
Mi è spiaciuto non ci fosse Cristiana, spero ci saranno altri luoghi e altre cucine.
E ringrazio Al, che invece c'era, per la sua inesauribile curiosità e le sue buone maniere ;-).
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8 aprile 2011
alfabeto alimentare - F come fave (con ospite speciale)
Tanto vale confessarlo subito: le fave sono una scoperta recente. Recentissima direi. Mia mamma non credo le abbia mai comprate in vita sua ed io sono diventata curiosa del loro sapore da poco. Continuano a non dirmi tantissimo, soprattutto crude.
Fanno bene da matti (100 gr di legumi al giorno pare annientino il colesterolo cattivo, ad esempio) e sono obbligatorie in primavera.
Il loro sapore tutto sommato neutro si presta a essere esaltato dalle spezie.
Ieri sera ci siamo mangiati una vellutata un pò thai:
1 kg di fave sgranate e sbollentate (di solito le sbuccio, ma in pieno trend ecologista questa volta non l'ho fatto) - ne rimarrà una tazza scarsa
3 zucchine medie
1 patata grande
1 scalogno
1 cucchiaio raso di pasta di curry verde
300ml di latte di cocco
olio, sale in fiocchi, sesamo nero per guarnire e coriandolo fresco (se lo trovate)
--
In un filo d'olio caldo saltare lo scalogno con la pasta di curry, aggiungere la patata a dadini e fare insaporire.
Unire poi le zucchine, sempre a dadini e le fave. Mescolare bene.
Aggiungere il latte di cocco e un bicchiere d'acqua.
Cuocere a pressione per 8 minuti o per una ventina tradizionalmente.
Passare al frullatore a immersione, aggiungere il sale (ma poco che quasi non serve).
Servire in ciotoline, cospargendo di sedano nero e di coriandolo fresco.
Sempre con la F non potevano mancare le fragole. Servite, come nella foto sotto, semplicemente condite con un cucchiaino di zucchero di canna chiaro e cinque o sei fiori di rosmarino, sono deliziose e pochissimissimo caloriche.
(PoveraPazza)
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23 marzo 2011
zuppa zucca azuki - allitterazione fumante
Mai mangiato fino ad oggi i fagioli azuki. Non per antipatia, ma per mancanza di occasione.
In uno dei pacchi di Natale con tag "roba per il blog" e "roba per le cene del giovedì" si trovavano i fagioletti marrone rossiccio, bio. Nel mood primaverile "si deve provare tutto", ho provato a farne germogliare un pugnetto con esiti nulli (dopo tre giorni, nonostante i ripetuti lavaggi e drenaggi e cambi d'acqua, emanavano un puzzo ripugnante. Avevano sì estratto il capino, ma la germinazione era finita lì. Loro son finiti negli scarichi comunali. Amen).
A questo punto si rendeva necessaria una soluzione alternativa. Umido? No, che fa tanto inverno. Dolce? No, che non ho il coraggio. Zuppa? Massì, che la zuppa calda, a sera, fa casa e rassicura.
Questa è una ricetta adattata da una ricetta adattata di Heidi. Adattamento esponenziale.
Che serve? Per quattro o per i soliti due che poi vanno avanti giornate a mangiare la stessa cosa:
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
2 -3 peperoni verdi piccanti
1 grosso porro (solo la parte bianca)
2 tazze abbondanti di zucca gialla mondata e tagliata a cubetti
1 latta di pomodori a pezzi di buona qualità
2 tazze abbondanti di fagioli azuki precedentemente fatti rinvenire e cotti
coriandolo tritato
olio extra vergine e sale marino integrale
--
Scaldare due cucchiai d'olio, aggiungere la cannella, il coriandolo e i peperoni e saltare per un minuto o due. Aggiungere il porro e saltare per altri cinque minuti, fino a quando comincia ad ammorbidirsi. A questo punto versare la zucca, lasciare insaporire e poi aggiungere 5 tazze d'acqua. Far prendere il bollore a fiamma medio-alta, poi abbassare e lasciar sobbollire fino a quando la zucca avrà cominciato ad ammorbidirsi (una decina di minuti).
Con un frullatore a immersione passare grossolamente la zuppa (non deve diventare una vellutata!) e poi aggiungere il pomodoro e successivamente i fagioli cotti.
Proseguire la cottura per altri cinque minuti, aggiustare di sale , cospargere di cordiandolo tritato grossolanamente e servire.
Dai che di zucche se ne trovano ancora un bel pò! Tra pochissimo ci buttiamo su fave, piselli e asparagi!
(PoveraPazza)
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21 gennaio 2011
una zuppa a pois - bottino del salone 2
Arrivo tardi, mi sa. Le più organizzate, curiose e sperimentatrici, avranno già dato fondo a tutti gli acquisti saloniferi. Io no, macchè. Ho stivato e dimenticato molti degli ingredienti scovati.
Oddio, non che la roveja sia una novità. Lo è per me, però. Abbiate pazienza e seguitemi nel mio zuppificio invernale.
La roveja è un pisello selvatico e antico, riscoperto e diventato presidio Slow Food. E' tondo tondo come una caramellina, verde, marroncino, giallo. Lo si trova secco e lo si deve ammollare per almeno dodici ore, per poi lessarlo per quaranta minuti (dieci a pressione) in acqua - io non salata.
La split pea soup è stata un grande favorito in molte mie serate invernali. La ripropongono senza split pea, senza prosciutto, non passata. Insomma, altra cosa è. Buona.
Per quattro porzioni abbondanti:
un piccolo scalogno
due grosse coste di sedano verde,con parte delle foglie
una scatola di pomodori a pezzettoni bio, oppure due pomodori freschi
una manciata di spinaci lavati e tagliati grossolanamente
un peperoncino
olio, sale grosso.
Tritare lo scalogno e ridurre il sedano a dadini. Rosolare insieme al peperoncino.
Appena prende leggermente colore aggiungere il pomodoro e, dopo qualche minuto,la roveja già lessata. Salare e coprire a filo con acqua calda. Lasciare sobbollire per una decina di minuti e poi aggiungere le foglie di spinacio e spegnere. Queste ultime si cuoceranno con il calore della zuppa e il sedano resterà croccante.
Il sapore è molto fresco ed erbaceo, con una piccola nota di amaro, molto accattivante.
La prossima volta, per un effetto pois amplificato, la unirò alla fregula sarda.
Ma questa è un'altra storia.
(PoveraPazza)
250 gr di roveja, ammollata e lessata
16 dicembre 2010
cena di magro
Prima delle feste ci dobbiamo tenere leggeri. Passo serate a mangiare erbette bollite, riso bollito, minestrine sciape, un frutto. In questo macroinsieme si inserisce anche la zuppa ivi raffigurata.
Non vi impressioni la roba arancio: è commestibile!
Che serve, per due persone?
1 aragosta da 1/2 kg circa, 200 gr di patate e 200 gr di topinambour, una tazza di latte, 1/2 litro di brodo vegetale, un piccolo scalogno, zafferano, maggiorana, sale, pepe, olio exv.
--
Fare andare in poco olio lo scalogno tritato finemente, aggiungere patate e topinambour, lasciare insaporire e coprire a filo con il brodo vegetale. Lasciare sobbollire fino a quando le verdure saranno tenere.
A parte lessare l'aragosta (la mia era già lessata), prelevare la polpa dalla coda e lasciare le chele intere.
Tagliare a dadini la polpa. Tritare un poco di maggiorana e lasciare intere alcune foglioline per la decorazione.
Intiepidire una tazza di latte, dopo averci incorporato la bustina di zafferano o una punta di cucchiaino di pistilli.
Passare al frullatore ad immersione la verdura: ne risulterà una crema densa, da allungare con il latte. Far restringere giusto un pochino, unire aragosta ed erbe.
Impiattare e decorare con le chele intere e qualche fogliolina di maggiorana.
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E stasera: zuppa di tartaruga, after Babette! (mica è vero- che poi vengono gli animalisti a tirarmi le uova marce..)
(PoveraPazza)
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1 dicembre 2010
e che cavolo! zuppa calda per i ragazzi sui tetti
Mi viene un brivido se guardo in strada e penso, anche, ai ragazzi sui tetti.
Penso ad un inverno perenne che si è impossessato delle nostre coscienze, del nostro paese (scritto minuscolo, non si merita alcuna nobilitazione). Penso, mi costerno, m'indigno,m'impegno poi getto la spugna con gran dignità.
Come una vecchia zia che si preoccupa dei nipotini, condivido il gesto di cura più semplice e immediato: il nutrimento.
Non una poesia, un proclama, un dazebao. No, una scodella di zuppa fumante e solidale.
Penso ad un inverno perenne che si è impossessato delle nostre coscienze, del nostro paese (scritto minuscolo, non si merita alcuna nobilitazione). Penso, mi costerno, m'indigno,m'impegno poi getto la spugna con gran dignità.
Come una vecchia zia che si preoccupa dei nipotini, condivido il gesto di cura più semplice e immediato: il nutrimento.
Non una poesia, un proclama, un dazebao. No, una scodella di zuppa fumante e solidale.
Dice il nipotino: ma zia, minestra di cavolo? Essì, questo c'è, d'inverno. Un pò di contaminazione, neppure troppa, e una verdurina CHE FA BENISSIMO. Zitti e mangiate.
Che serve?
- 1 piccolo cavolo verza
- 1 cipolla bianca media
- 2 peperoncini piccanti freschi
- 1 cucchiaino di carvi
- 1 grossa patata o due medie, sbucciata e tagliata a dadi
- due cucchiai di olio di sesamo
- brodo vegetale
- sale pepe
- una decina di gamberi (a piacere)
- parmigiano grattugiato (alternativo al gambero)
-------------------------------------------------
Mondare e lavare accuratamente la verza, tagliarla grossolanamente conservando 4 delle foglie più esterne.
Tritare la cipolla e farla soffriggere con un cucchiaio d'olio d'oliva, il carvi e il peperoncino a rondelline.
Aggiungere poi la patata a dadi e, dopo un paio di minuti anche il cavolo.
Lasciare insaporire brevemente e poi coprire a filo con il brodo caldo.
Portare a bollore e lasciar cuocere ma non stracuocere (un quarto d'ora dovrebbe bastare).
Intiepidire e frullare a immersione. Dovesse risultare troppo densa aggiungere un poco di
brodo. Aggiustare di sale e pepe.
Ridurre ora a striscioline sottili le quattro foglie tenute da parte e saltare, cinesemente o giapponesemente, in olio di sesamo caldissimo con un peperoncino piccante.
Due minuti, non di più. Resteranno croccanti e verdissime.
Tenere da parte. Nello stesso olio saltare le code di gambero.
Inciotolare come da foto, completando con sale di Maldon affumicato.
Se il nipote avesse una particolare avversione per il gambero, sostituirlo (senza friggerlo!!) con parmigiano grattugiato.
Sarà la mia cena di stasera, sappiatelo. Su rieducational channel.
(PoveraPazza)
Che serve?
- 1 piccolo cavolo verza
- 1 cipolla bianca media
- 2 peperoncini piccanti freschi
- 1 cucchiaino di carvi
- 1 grossa patata o due medie, sbucciata e tagliata a dadi
- due cucchiai di olio di sesamo
- brodo vegetale
- sale pepe
- una decina di gamberi (a piacere)
- parmigiano grattugiato (alternativo al gambero)
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Mondare e lavare accuratamente la verza, tagliarla grossolanamente conservando 4 delle foglie più esterne.
Tritare la cipolla e farla soffriggere con un cucchiaio d'olio d'oliva, il carvi e il peperoncino a rondelline.
Aggiungere poi la patata a dadi e, dopo un paio di minuti anche il cavolo.
Lasciare insaporire brevemente e poi coprire a filo con il brodo caldo.
Portare a bollore e lasciar cuocere ma non stracuocere (un quarto d'ora dovrebbe bastare).
Intiepidire e frullare a immersione. Dovesse risultare troppo densa aggiungere un poco di
brodo. Aggiustare di sale e pepe.
Ridurre ora a striscioline sottili le quattro foglie tenute da parte e saltare, cinesemente o giapponesemente, in olio di sesamo caldissimo con un peperoncino piccante.
Due minuti, non di più. Resteranno croccanti e verdissime.
Tenere da parte. Nello stesso olio saltare le code di gambero.
Inciotolare come da foto, completando con sale di Maldon affumicato.
Se il nipote avesse una particolare avversione per il gambero, sostituirlo (senza friggerlo!!) con parmigiano grattugiato.
Sarà la mia cena di stasera, sappiatelo. Su rieducational channel.
(PoveraPazza)
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5 novembre 2010
harira
D'inverno (vabbè autunno, non sottilizziamo) consumo grandi quantità di robe brodose. Devono contenere tutto quanto serve all'umano sostentamento, devono essere calde e colorate. Non mi stancano, mai.
Questa volta è toccato all'harira, una zuppa tradizionale marocchina per il tempo del Ramadan.
La mia versione è quella di Ottolenghi, una nuova ma bruciante passione.
Come tutte le zuppe è molto semplice da preparare.
Serviranno:
200gr di ceci secchi (io ho usato una scatola di ceci lessati, bio)
olio d'oliva
1 grossa cipolla, ridotta a dadini
200 gr di polpa di agnello, ridotta a dadini
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaio di zucchero
1 scatola di pomodori a dadini
1 litro di brodo vegetale
succo di un limone
1 cucchiaino di cumino in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
un pizzico di pistilli di zafferano
200 gr di spinaci novelli, lavati
coriandolo tritato (io non l'avevo)
fettine di limone per servire
sale e pepe
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Considerando di avere i ceci già lessati procedere così:
far soffriggere in una casseruola la cipolla in poco olio d'oliva fino a quando diventa trasparente.
Aggiungere, a fiamma vivace, l'agnello e rosolare per pochi minuti. Successivamente aggiungere il concentrato e lo zucchero. Mescolare bene. Dopo un paio di minuti aggiungere anche i pomodori tritati, i ceci scolati, il brodo, sale e pepe.
Far prendere bollore alla zuppa, abbassare la fiamma e lasciar sobbollire per circa 35 minuti o fino a quando la carne non sarà tenera.
Aggiungere il limone e profumare con le spezie. Aggiustare di sale e pepe.
Appena prima di servire guarnire ogni ciotola con una manciata di spinacini crudi, spezzettati grossolanamente, il coriandolo tritato e una fettina di limone.
Si fidanza (sposarsi mica usa più) facilmente con il pane carasau. Magari in Marocco non lo conoscono, ma noi lo abbiamo e ci piace molto.
La mia ricetta non menzionava piccantume di alcun tipo (lo zenzero è aromatico) ma secondo me cps (ci può stare).
E' buona, ottima, anche nella versione avanzo.
(PoveraPazza)
Ma forse dovrei postare un dolce, ogni tanto? Il dolce piace..
14 ottobre 2010
Cavolfiore, zucca e una sorpresa
Crucifere e cucurbitacee fanno benissimo. Antitumorali, rinforzano le difese immunitarie, depurative antianemiche e mille altre proprietà meravigliose.Il cavolo, leggo, sarebbe un "ricostituente cerebrale".
Ci manca che siano antirughe e dimagranti e poi le candido a essere mio alimento preferito.
Con tutto questo se cavolo, zucche e affini non mi piacessero, mica li mangerei. Sono per natura indisciplinata e seguace del piacere. E basta.
Questa cremina è molto salutista ed è pure buona. Credetemi.
Una non-ricetta, in realtà.
Il fornitore di verdure biologiche mi ha portato il primo cavolfiore della stagione, bellissimo, sodissimo, bianchissimo, la zucca Delica mi girava da un pò nel frigo cercando di farsi notare. Li ho presentati, si son piaciuti ed è subito nata un'affettuosa amicizia, persino un pò speziata.
--
Per una bella quantità di crema (almeno 6 persone direi):
- 1 cavolfiore da 1 Kg circa
- 1 quarto di zucca Delica (400 gr almeno)
- due cucchiai di pasta di curry verde
- olio, sale, acqua.
Ho tagliato a cubi di media dimensione gli ortaggi e li ho saltati in un cucchiaio di olio d'oliva. Ho stemperato la pasta di curry con un poco d'acqua e l'ho unita alle verdure. Ho aggiunto tanta acqua quanta necessaria a coprirle completamente ed ho lasciato cuocere per una trentina di minuti. Una passata di frullatore a immersione e un pizzico di sale sono stati l'epilogo di questa velocissima preparazione nutriente ma davvero leggerissima e con quel tocco esotico che fa tanto chef per caso.
Mi è piaciuta così tanto che l'ho voluta per cena OGNI SINGOLA SERA della scorsa settimana (era tanta, vi ho detto).
Avrà già fatto il miracolo o mi tocca andare a Lourdes per ringiovanire?
(PoveraPazza)
psps: leggetevi questo glossario zuccone così vi fate una cultura.
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12 ottobre 2010
Collezione autunno/inverno: Boston clam chowder
Pochi piatti del periodo americano mi sono rimasti nel cuore: la tuna salad (roba da matti, lo so), pastrami on rye bread (ora non lo mangerei neanche sotto tortura), l'aragosta di Cape Cod, i pretzels and mustard (ma solo mangiati caldi per strada), l'apple pie degli Amish che compravo al farmer's market di Union Square e, naturalmente la Boston clam chowder.
Cibi gratificanti anche se molto distanti dalla "cucina di casa" a cui eravamo (allora più di oggi) abituati.
La clam, in anni mooolto più recenti, mi ha reso egregi servigi anche come ricetta (richiesta) d'acchiappo. Ci vuole l'amatore, ma consiglio vivamente!
Per essere una ricetta americana ha relativamente pochi ingredienti:
1 kg di vongole veraci
1/2 litro di latte (io l'ho usato parzialmente scremato)
3 -4 patate medie
1 cipolla bianca
3 coste di sedano verde
un mazzetto di erbe aromatiche : timo, basilico, maggiorana
un cucchiaio di burro e due di farina
una tazza di fumetto di pesce o brodo vegetale
sale e pepe, olio od'oliva
--
Lasciare spurgare le vongole in acqua per una notte e farle successivamente aprire in un largo tegame senza aggiunta di grassi. Sgusciarle e filtrare il liquido che hanno rilasciato.
Mondare tutte le verdure e tagliarle a dadini.
Far saltare le verdure in un filo d'olio, aggiungere le erbe, le vongole e bagnare con il loro liquido.
Dopo qualche minuto unire la tazza di brodo e proseguire la cottura fino a quando le verdure non saranno tenere.
A parte, far sciogliere il burro e preparare un roux biondo con due cucchiai di farina. Roux biondo, e che è 'stu coso, direbbe Amedeo Bolinari. Il roux è la base per la besciamella, per esempio. Si uniscono a caldo il burro e la farina e si lasciano sul fuoco, mescolando fino al grado di tintura (!) desiderato.
Diluire con un poco di latte e unire alla zuppa. Aggiungere anche il restante latte e terminare la cottura per altri dieci minuti. La zuppa avrà ora una consistenza cremosa e vellutata. Aggiustare di sale (se serve) e abbondante pepe macinato al momento.
Volendo, completare con del basilico spezzato a mano. Servire fumante.
--
Questa è la mia versione della Boston - relativamente light. Credo che la versione classica sia con la panna, che io non amo molto e uso con estrema parsimonia.
--
Si ringrazia per la partecipazione straordinaria la magnifica pagnotta di segale comprata a PESO D'ORO da Princi.
Vi avviso: sono in the mood for soup. Questa è solo la prima.
E' una minaccia.
(PoveraPazza)
.
Cibi gratificanti anche se molto distanti dalla "cucina di casa" a cui eravamo (allora più di oggi) abituati.
La clam, in anni mooolto più recenti, mi ha reso egregi servigi anche come ricetta (richiesta) d'acchiappo. Ci vuole l'amatore, ma consiglio vivamente!
Per essere una ricetta americana ha relativamente pochi ingredienti:
1 kg di vongole veraci
1/2 litro di latte (io l'ho usato parzialmente scremato)
3 -4 patate medie
1 cipolla bianca
3 coste di sedano verde
un mazzetto di erbe aromatiche : timo, basilico, maggiorana
un cucchiaio di burro e due di farina
una tazza di fumetto di pesce o brodo vegetale
sale e pepe, olio od'oliva
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Lasciare spurgare le vongole in acqua per una notte e farle successivamente aprire in un largo tegame senza aggiunta di grassi. Sgusciarle e filtrare il liquido che hanno rilasciato.
Mondare tutte le verdure e tagliarle a dadini.
Far saltare le verdure in un filo d'olio, aggiungere le erbe, le vongole e bagnare con il loro liquido.
Dopo qualche minuto unire la tazza di brodo e proseguire la cottura fino a quando le verdure non saranno tenere.
A parte, far sciogliere il burro e preparare un roux biondo con due cucchiai di farina. Roux biondo, e che è 'stu coso, direbbe Amedeo Bolinari. Il roux è la base per la besciamella, per esempio. Si uniscono a caldo il burro e la farina e si lasciano sul fuoco, mescolando fino al grado di tintura (!) desiderato.
Diluire con un poco di latte e unire alla zuppa. Aggiungere anche il restante latte e terminare la cottura per altri dieci minuti. La zuppa avrà ora una consistenza cremosa e vellutata. Aggiustare di sale (se serve) e abbondante pepe macinato al momento.
Volendo, completare con del basilico spezzato a mano. Servire fumante.
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Questa è la mia versione della Boston - relativamente light. Credo che la versione classica sia con la panna, che io non amo molto e uso con estrema parsimonia.
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Si ringrazia per la partecipazione straordinaria la magnifica pagnotta di segale comprata a PESO D'ORO da Princi.
Vi avviso: sono in the mood for soup. Questa è solo la prima.
E' una minaccia.
(PoveraPazza)
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