"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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24 ottobre 2013

facce da Biennale


 Ci siamo andati. Anche quest'anno.
Belle le storie del padiglione centrale, ai Giardini. Storie di irregolari e visionari. Jung.
Il resto, misto. Come sempre.
Ci chiedevamo però i biennalisti quando escono da lì dove si nascondono Per strada non se ne vedono. Forse avrannno luoghi di incontro segreto, forse vivono solo nelle gallerie e nei musei. Di certo non ne vedrete in gondoeta.
Andateci, c'è tempo fino a metà novembre.






















(PoveraPazza)

11 luglio 2011

sull'acqua

 
Mica si cucina da queste parti. Non per calura, per pigrizia. Come dicono Lydia e Reb la voglia latita. La lascio felicemente latitare e intanto vedo posti, faccio cose.
Siamo state sull'acqua, Giulia ed io, in questo fine settimana di luce TROPPO forte e di caldo africano.
 
Ci siamo parecchio divertite, ci siamo fatte fregare una sola volta (evitate ad ogni costo la pizzeria in Campo Santa Maria Formosa, per carità).
Per il resto siamo state bene, abbiamo sudato copiosamente, visto un pò di arte contemporanea (ma, zia, spiegami, cosa vuol dire? è inquietante..) e molta arte antica.



Abbiamo guardato i riflessi sui canali, le signore col parasole e i barcaroli a riposo. Abbiamo sentito la musica e molte lingue diverse. Abbiamo camminato tanto.
E abbiamo dormito da Lorenzo, da anni il nostro indirizzo di fiducia a Venezia. Ci torneremo a ottobre, per la Biennale.




Camminando camminando abbiamo trovato un paio di posticini che vale la pena tenere presenti se si capita tra le calli. Una bella cena (con l'immancabile baccalà mantecato - buono) a Cannaregio,  Fondamenta della Misericordia, all'Ostaria da Rioba. Piatti semplici ma curati e prezzi giusti, onestissimi per gli standard veneziani. A pranzo (i ragazzi mangiano continuamente, mica come noi che ci facciamo dire quando dal'iphone, ormai) un bacareto discreto e liberal il giusto, Al nono risorto, tra Rialto e la Fondazione Prada, in un sottoportego silenzioso e con un grande spazio esterno.
Ora progettiamo, che so, Parigi, Londra, New York.
Nell'attesa, stasera, andiamo a cena coi nonni.
(PoveraPazza)

11 aprile 2011

concorrenza

Vorrei poter dire che il MiArt mi è piaciuto. Vorrei poter dire che i 15 eurini di ingresso, per uno spazio espositivo dimezzato, sono stati spesi bene. Vorrei poter dire che mi sono stupita ad ogni passo, che ho visto innovazione, creatività, temerarietà, gioventù.
Vorrei poter dire che ci si pestava i piedi, da quanta folla c'era.
E invece no. Il nulla. La stanchezza, la noia. La S.ni - sorella che porta in giro i suoi trenta chili scarsi mentre quell'altra promuove crociate contro l'anoressia.

Se continua così MiArt sarà un'occasione persa. Un'altra. L'unica galleria di un qualche interesse era di Basilea, e l'unica opera emozionante un'animazione fotografica su Scampia, da Lia Rumma.
Per fortuna che c'era lui.
Perfetto.
Mi sono improvvisata Sartorialist. Non avrei cambiato nulla. Un miracolo di gusto nel guazzabuglio cialtronesco dei mercanti d'arte.
Ho detto.
(PoveraPazza)


21 marzo 2011

Milano da mangiare

 Sono bastian contrario. Leggo il post di Visintin sul Corriere che stronca Cavallaro e mi vien voglia di conoscerlo, 'sto Nicola.
So di una sua lezione per Incontri con lo chef e vado a vedere cosa combina.
Il ragazzo è comunicativo e ha belle idee. Non mi pare che voglia ad ogni costo cercare l'abbinamento stupefacente, ma ha il gusto della contaminazione. Approvo con condiscendenza, chi ama le stesse cose che amo io E' BRAVO. 

Si impasta lo spaghetto al nero di seppia
 Si sgusciano magnifici gamberi rossi

 Si prepara un fumetto di gran lusso

 Si affetta il mango

 e i peperoncini

 Memento

 Si frulla

 Si prepara la sfoglia
 Si impana il tonno
 Si fa rassodare il budino di mandorla

 Con gli avanzi si raviolizza

 commovente battuto di gambero rosso, polvere di cappero e di limone, budino di latte di mandorle e zenzero
 agliooliopeperoncini
 mon Dieu, le foie gras
 manca la papaya, arriverà

budino di latte di cocco e salsa salata all'arancia e extravergine, interessante e non stucchevole.

Prossimamente su questi schermi i goffi tentativi di imitazione della sottoscritta.
Sentite qua, cosa ci è toccato assaggiare: il battuto di gamberi, carta di riso, astice, cime di rapa e salsa piccante al mango, spaghetti al nero con ricci di mare e salsa al topinambour, tonno in crosta (il più ordinario) e il budino.

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Dopo il corpo, lo spirito. Sono anni che penso ad una contaminazione fra arte e cucina. Non sono la sola a rimuginare sull'argomento, pare. Per caso leggo di mangia l'arte, titolo metaforico ( che io farei diventare letterale) di un festival che tratta di cibo come veicolo e scambio fra culture diverse. Una idea interessante che si potrebbe sviluppare collettivamente, eh, ragazzi?!
La grande città, a volte, non è nemica. Stimola e rallegra chi è curioso. E io, modestamente, lo fui.
(PoveraPazza)
Ah! A volte la troppa curiosità frega: carino, ma dimenticabile, il vietnamita provato per cena. Nulla di cui scrivere a casa.