"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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25 ottobre 2013

saór di zucca e gamberi, da Venezia

Le facce ve le abbiamo mostrate.
Di veneziano però vogliamo condividere anche un piccolo piatto, gustato all'Orto dei Mori. Oddio, questa è la nostra interpretazione senzasenza, ma non è venuta male.
Ah, se andate all'osteria assicuratevi di avere un pastrano di ricambio. D'estate si mangia fuori, nel bellissimo campo, ma ora ci si rincantuccia in uno spazio piccolino e fin troppo aromatico. Siete avvisati.

Saor di zucca e gamberi

20 aprile 2012

bear in a glass


 
S'è fatta la cena del giovedì. Il giovedì di una settimana in cui son capitate cose spiacevoli. Alcune solo buffe o da persona distratta e un pò stanca, altre proprio da fare intristire.
Ma insomma questa cena si è fatta ed è stata divertente.

Un tajine di pesce, un bicchierino cioccolato bianco e lamponi, due palmiers timo e parmigiano come aperitivo e, sempre come aperitivo questi bicchierini fotografati un secondo prima di essere consumati.

Una ricetta estemporanea, pensata così, per valorizzare due ingredienti primaverili: gli asparagi e l'aglio orsino.
Questa erbina, raccolta l'altra sera, tra una pioggia e l'altra, ha un profumo molto pungente di aglio ma poi il sapore è molto delicato.
Ne abbiamo fatto un dip così:

2 vasetti di yogurt intero da 125 gr
la buccia grattugiata di un limone
cinque foglie di aglio orsino e tre steli dei fiori
sale pepe olio d'oliva

Frullare nel cutter aglio, limone e yogurt, salare, pepare e condire con due gocce di olio extravergine.

Accompagnare ad asparagi al vapore e un cucchiaino di polpa di granchio (o gamberi, o scampi) appena conditi con olio d'oliva.

Fresca e leggera, preparatoria di un sontuoso tajine di baccalà e verdure.

E ieri sera, al corso di pasticceria si è preparato questo:

 
croque en bouche
Meglio che vada a dormire che la settimana ancora non è finita.

(PoveraPazza)

23 dicembre 2011

ciambelle di carote viola e, vabbè, auguri


Anche le pietre sanno che sono refrattaria alle feste. Soprattutto a quelle comandate, ma anche ai compleanni onomastici battesimi cresime. Sono zero celabrativa, mi dicono. E mi riconosco nella definizione.
Mi piacerebbe fare regali così, per il gusto di farli, quando mi salta. Patisco le imposizioni.
Ma vabbè, viviamo in società, e facciamo buon viso a cattiva sorte.
Il prossimo anno mi porterà delle novità che, già so, non mi piaceranno affatto.
In fondo è giusto così: una vita troppo tranquilla non stimola la creatività. Stare un pò male aguzza l'ingegno. Almeno lo spero.

L'altra sera, ad una cena di auguri con bagna càuda (che io non mangio) ho portato questo piatto allegro, vegetariano, sanissimo e un pò esotico.
Ho trovato le carote viola al mio supermercato di riferimento, quindi ho dovuto provarle. Sono violissime proprio, colorano da matti ma sanno di carota normale. Divertenti.
Le ho comprate, e non schifate come di norma sarebbe successo, perchè ne ho letto da Dario Bressanini.

Per 12 sformatini, piccoli (ho usato lo stampo per i mini kugelhupf:

500 gr di carote viola
200 gr di ricotta
1 uovo
sale pepe

Per la crema di zucca:

1 piccola zucca red kuri (circa 1 kg)
5 cm di zenzero fresco, tritato
una presa abbondante di peperoncino secco
brodo vegetale
coriandolo fresco
sale in scaglie, pepe

Tagliare in due la zucca e cuocerla in forno a 180 °, parte tagliata in basso, per circa 35-40 minuti o fino a quando sarà morbida. Io non l'ho sbucciata nè ho tolto i semi: da cotta tutto viene più semplice.

Mondare le carote, tagliarle a pezzettoni, coprirle a filo di acqua salata e cuocerle per 20-25 minuti, fino a che si bucheranno facilmente con una forchetta.
Passarle al frullatore a immersione con la poca acqua rimasta, amalgamare la ricotta e l'uovo leggermente battuto ed il coriandolo tritato (foglie e gambi). Aggiustare di sale e pepe, riempire gli stampini scelti e cuocere in forno a 180° per una ventina di minuti.
Nel frattempo scavare la zucca ormai cotta e ricavarne la polpa. Tagliarla a grossi pezzi. In un filo d'olio saltare lo zenzero tritato e il peperoncino. Aggiungere la zucca e insaporire brevemente.
Coprire a filo di brodo vegetale e sobbollire per qualche minuto. Passare al frullatore ad immersione, aggiustare di sale e pepe, aggiungere il coriandolo tritato.
Comporre il piatto: un mestolino di crema di zucca, a specchio e lo sformatino on top.
Per noi è stato il primo piatto. Lo vedo anche come antipasto leggero.

Dai, vi mando un abbraccio. Auguri a tutti.

(PoveraPazza)


18 novembre 2011

torrette di zucca e seirass

Signore e signori, ecco a voi il primo blog di cucina senza ricette! Da qualche tempo a questa parte, per ragioni diverse, qui si cucina poco.
Si parla di gente che guarda l'Arte, di Grandi Città, di politica, di solidarietà ma
sempre meno di cucina. Ora che ci penso mangio anche meno, è che non ho tempo di cucinare. Campo comunque, ma mi spiace non immaginare durante la giornata ciò che mi inventerò per cena. La risposta sarebbe, con ogni probabilità: insalata, zuppa di verdura, verdura cotta.
Ma stasera è venerdì : si accende il forno.
Un piatto piccolo piccolo ma bello, facile e davvero buono.
Può costituire una cena leggera oppure, dimezzando la porzione, un antipasto.

Il Seirass è una ricotta tipica piemontese (il nome deriva da siero), ancora oggi commercializzata in conetti di garza. Per farla stagionare si avvolge nel fieno fresco (seirass dal fen).

Per due persone:

500 gr di zucca mondata e senza semi
150 gr di seirass
foglioline di timo fresco
1 manciata di mandorle a lamelle
sale, pepe macinato fresco, olio d'oliva.

Tagliare la zucca a fettina sottili (mezzo cm. al massimo), poggiare le fettine su una placca ricoperta di carta da forno, spennellare la zucca con poco olio d'oliva e sale. Cuocere a 160 ° per 10-15 minuti.
Nel frattempo mescolare alla ricotta il timo, un filo d'olio d'oliva, sale e pepe.
Tostare le mandorle in forno.
Si può fare la stessa operazione con i semi  di zucca scartati (la mia l'ho comprata già pulita e non li aveva) che son buoni e hanno proprietà antiossidanti (tutte le proviamo per mantenerci giovani).
Montare le torrette aiutandosi con un coppapasta da 8 cm di diametro (5 per gli antipasti): alternare uno strato di fettine di zucca a uno di seirass fino a terminare gli ingredienti. Finire con la zucca. Cospargere di mandorle tostate e servire tiepido, con insalatina o ruchetta selvatica.
(PoveraPazza)

21 settembre 2011

velocicena profumata


Non parlerò di Taste, come promesso e annunciato abbondantemente. Non ne parlerò anche se mi è piaciuto e mi sono, come sempre, divertita e non ne parlerò perchè dopo dieci minuti mi avevano già riempito il bicchiere (alle undici di mattina), e da lì in avanti non sono più stata in grado di articolare un pensiero compiuto. Di foto non se ne parla, infatti. Ma neppure una e neppure per sbaglio.
Uno dei miei assaggi è stato il gelato al Grana Padano, fico candito al Porto rosso e prosciutto San Daniele di Innocenti Evasioni. Buono carino e semplice, almeno nella mia versione casalinga, dove l'unica roba uguale era il San Daniele.
Non avendo gelatiera, ma avanzo di ricotta, ho condito la stessa (ben fredda, va detto) con abbondante buccia di limone e pochissimo sale Maldon.
Ho caramellato i fichi, tagliati in quattro senza dividerli del tutto, irrorandoli con miele di carrubo e cuocendoli, coperti, in pentola dal fondo spesso per un quarto d'ora, con qualche ago di rosmarino.
Il piatto assemblato è semplice in modo disarmante: prosciutto, quenelle di ricotta, fico tiepido e poca buccia di limone a guarnire. Servire con buon pane cotto nel forno a legna.
Profumato, inconsueto ma anche rassicurante e riconoscibile, lo si può servire come antipasto anche ai genitori, evitando che ricorrano alla trattoria sotto casa per trovare qualche cibo commestibile (vita vissuta, non crediate all'invenzione letteraria).

Dite che non è una ricetta? Vero, ma less is more. Almeno in questo periodo e almeno per me.
Accontentatevi, via!
(PoveraPazza)

5 settembre 2011

brik e ajvar: mediterraneo at large


Stradun, Dubrovnik

E' bastata la prima domenica piovosa. La nostalgia delle vacanze che porta con sè, inevitabile, l'effetto serata-diapo, è dietro l'angolo. Vi avevo avvisati, sapevate che non avreste avuto scampo: eccole qua le foto. Eccola qui la Dalmazia, per il secondo anno consecutivo. Roba da matti, eh.
Un pò di Hvar e un pò di Dubrovnik.


Oriente e occidente. Trieste e i saraceni.

Hvar, Lesina








Vacanze salutari, ma davvero. Ogni sera pesce e a pranzo insalata e frutta.
Chiacchierando di conserve dalmate scopro l'ajvar e al ritorno provo a produrlo da sola.
Facile!
Viene preparato proprio in questo periodo, alla fine dell'estate, quando le verdure sono abbondanti e poco costose. Perchè di salsa di verdure si tratta: melanzane e peperoni rossi. O solo peperoni, come vi piace.

20 luglio 2011

escabeche de sardinhas - versione beta

Ah, il Portogallo! Ah, l'oceano!! Ah, le nuvole cariche di pioggia e poi il sole e poi ancora la pioggia! Ah, Lisbona! Gli ah! oh! che bello! si sprecano, da queste parti, quando si parla di Lusitania. Ora che siamo quasi nella stessa barca economica, di paesi europei decandenti e un pò sfigati, il legame si rafforza.
Epperò. I portoghesi friggono rabbiosamente. Friggono i pasteis de bacalhau, friggono il porco, friggono il pesce. Le sardine le grigliano ma soprattutto le friggono. Io no. Allora mi immagino che "de escabeche" (il carpione nostran-piemontese) si possa declinare anche in maniera più leggera e secondo le mie papille gustative, altrettanto gustosa.
Fremete dalla voglia di sapere come?

15 giugno 2011

la non-ricetta del ceviche

Sì, lo so: il ceviche lo fanno tutti. Bella scoperta: è buono. Buonissimo.
Il nostro nuovo amore Iñaki Aizpitarte ne fa persino uno centrifugato.
Noi siamo stati sul classico e lo ripeteremo come rito apotropaico per allontanare le nuvole e far trionfare il sole e l'estate latitante. Dite che l'universo tutto non vedeva l'ora di provare la mia versione?

Non c'è una ricetta, gli ingredienti base sono pesce freschissimo, gamberi, frutti di mare, succo di limone o lime, coriandolo. Il resto è di più.

Da queste parti ci spaventa un pò anche il dannato anisakis che ci fa mangiare con apprensione l'amato pesce crudo. Al ristorante abbattono (speriamo almeno), ma a casa?

Noi lo abbiamo congelato per una notte e poi mangiato crudo. E magari abbiamo fatto peggio, ma male non siamo stati. Tra un pò ci passerà, per ora stiamo ancora attenti.


Il pesce era quello avanzato dalla carbonara di mare dell'altro giorno.

Per due persone, servito come pranzo leggero, oppure per quattro come antipasto o tapa da aperitivo:

4 aprile 2011

Al SUD - III



Terza puntata, terza visita al Sud, tre commensali (Viperon, Amedeo Bolinari, Povera Pazza). E il tre non è un numero perfetto non essendo somma dei suoi fattori. Povera Pazza si è catapultata sull'aereo lasciando ogni forma di copertura in ufficio. La cosa più saggia da fare in questo prolungata stagione invernale dove aprile sembra ancora troppo lontano per manifestarsi come il più crudele dei mesi (eppure mancan solo pochi giorni).
Per ripararsi indossa un mio giubbetto sdrucito e scolorito. Pare sia stata paracadutata direttamente dall'aereo in un cassonetto della Caritas e che da li sia uscita in toilette.
Tavolo con vista cucina, alla Ivory. Non c'è più la vestale del primo post e la vestale sostituta ha scordato di ingoiare la pertica. Sono privato delle mie confortevoli certezze. Ed è una fortuna perché questa sera con le buone maniere l'abbiamo proprio mandata in vacca. S'e' gareggiato a impataccare la tovaglia. Più che mangiare sembrava ci fossimo dati all'action painting. Bolinari ha performato durante l'antipasto. Povera pazza credo durante il primo, io ho dato il meglio durante il secondo. Alla fine sembrava stessimo grufolando in un truogolo.
Il secondo antipasto è il Bon Bon di gamberi su velutata di carciofi e puntarelle.
Il gambero deve essere fresco perché pretende di essere mangiato crudo. Un bel gambero per un bob bon. Due bon bon a testa. Il gambero deve essere sgusciato, privato del filamento, aperto a libro, leggermente battuto. Per il ripeno del gambero ricotta di bufala lavorata con buccia abbondante di limone fineente tritata (la buccia di un intero limone per 150g di ricotta). Per ottenere il Bon Bon si avvolge una noce di ricotta aromatizzata con il gambero piallato. Povera Pazza che ne sa una più del demonio ci consiglia di avvolgere il bon bon in pellicola trasparente, comprimere delicatamente e mettere a riposare in frigorifero.
Per la vellutata si mondi un carciofo e lo si cuocia coperto con poco olio e acqua, si lessino un paio di patate non grandi, olio e sale e tutto tra le lame rotanti del minipimer  (cosi' ce la siamo immaginata noi). Nella vellutata vanno celate sottili lamelle di puntarelle che con la loro amarezza facciano da contrappunto al sapore delicato della vellutata.
Per servire, una base di vellutata, puntarelle, altra vellutata e gli amici di maria sopra come da didascalica riproduzione.



Povera pazza ha tirato il collo tutta la sera per vedere e farsi vedere dalla cuoca. Alla fine della serata aveva un collo più lungo di Marella Agnelli, in grande ritardo sui tempi perché, se il collo di cigno era distintivo negli anni cinquanta, oramai l'unità di misura della distinzione accreditata è il litro (di silicone).

ViPeron

3 aprile 2011

Al SUD II


Povera Pazza è sbarcata a Napoli con accuse di mendacio e promesse di rottura di amicizia. Non senza ragioni. La promessa di un post Sud II  (the revenge) non è mai stata onorata.
Eccoci qua a espiare peccati, colpe e soprattutto omissioni in osservanza di una educazione tanto cattolica da avere ormai il fascino glamour del vintage (tanto mica c'e' qui qualcuno che legge sotto i quaranta).
La prima portata di cui s'è goduto: la cheese cake di baccalà classificata come antipasto in quel viatico che nella prima visita si appellava 'percorso' richiamando una evocativa via che come Chatwin avremmo dovuto forse annotare in una luttuosa moleskine.
La sacerdotessa del Sud perdonerà i maldestri tentativi e molteplici di plagiare le sue creazioni. Ceci ammollati la notte precedente vengono 'scamazzati', dopo esser stati bolliti, con un dionisiaco minipimer aggiungendo sale acqua, olio ad ottenere una purea di fluida consistenza.

Ricotta di bufala con buona pace di pallidi abitanti di basse valli alpine. La ricotta va cotta per una decina di minuti in forno trattenuta nelle sue pulsioni espansive da un 'coppa pasta'. Su queso potrei aprire un excursus che ha un suo modello letterario forse solo nella storia della colonna infame rispetto ai promessi sposi. Scaffalate nei negozi di cilindri da 10 cm che vi costringerebbero a ingollarvi mezzo chilo di ricotta a testa (e si sa che ogni portata al di sopra dei 20 grammi e al di sotto dei 20 euro è una volgare portata da taverna). Dopo estenuate ricerche si son trovati dei meravigliosi 8 cm. Belli e costosi come bracciali di Pianegonda. Per organizzare una cena da 10 vi conviene un finto matrimonio per una vera lista di nozze. Alla fine andrebbero meglio quelli da 6 cm. Nella parte interna i coppa pasta vanno unti di olio e cosparsi senza parsimonia di polveri di semi di finocchio schiacciati in mortaio (memento pulvo es …. e il mio sembra proprio un'urna cineraria).
Meglio avere l'accortezza di poggiare su un foglio di carta da forno i coppa pasta ricottati. I coppa pasta sono stati riempiti solo nella metà inferiore e nella parte superiore vengono colmati con scaglie ampie di mussillo dissalato cotto per 3-4 minuti in acqua bollente. Non usate il coroniello percarità ... Quando fate la bollitura del mussillo di baccalà tenete lontano Amedeo Bolinari.
Gli ho affidato l'impegnativa operazione per dedicarmi momentaneamente alla pulitura di parte delle stoviglie. Mentre ero intento a questi lavacri lustrali mi chiama il Bolinari e mi porge in mano un coperchio, così  distrattamente. Io che, quando ho la centralina nervosa staccata, mantengo ancora una immotivata fiducia nel prossimo, distrattamente lo prendo. La temperatura era quella della fusione del ferro. Le  impronte digitali scomparse dai polpastrelli facevano bella mostra di sè sull'acciao come una meravigliosa sindone postmoderna di Pistoletto. Non ho lavato più il coperchio e le ho lasciate lì depositate in attesa che la polizia, dovendomi arrestare, abbia la possibilità di rilevarle.


Sul piatto di portata va steso un sole di purea di ceci. Sopra si traferisce la cheese cake. Sopra la cheese cake un pomodorino del vesuvio confit (che io ho confittato troppo) e non ultimo una pioggia dorata (i maligni si tacciano) di buccia di limone.

(Viperon)

29 ottobre 2010

amuse-bouche: birra in piedi con schiuma di carciofi di Gerusalemme

La birra Menabrea è una gloria locale. Ha vinto un sacco di premi internazionali, medaglie d'oro e d'argento per miglior pale lager e d'oro come miglior amber lager del mondo. Sarà l'acqua che da noi è oligominerale, sarà che son bravi, fatto sta che la Menabrea è buona.
Si trova anche fuori dal paesello natio, non in grande quantità ma si trova (anche a Marina di Ragusa è stata avvistata, anni fa).
Quando mi trovo a corto di vino bianco a volte la uso per sfumare il riso, la bevo quasi ogni giorno ma non l'ho mai resa protagonista di un piatto. 
Questo è uno scherzetto, un amuse-bouche che può aprire una cena lasciando intatto l'appetito. Le note amare lo possono anzi stimolare.
Si tratta di una leggerissima gelatina di birra con una schiuma delicata e aromatica di topinambour (da quando ho scoperto che in inglese si chiamano Jerusalem artichokes mi stanno ancora più simpatici)
Il giochetto è semplice.
Per quattro bicchierini di media dimensione o sei mignon:
90ml di birra chiara e 100 ml di acqua
3 gr di agar-agar
200 gr di topinambour,
120 gr di ricotta
20 gr di parmigiano
im cucchiaino di burro
sale e pepe
--
Sciogliere l'agar agar in acqua tiepida e aggiungere la birra. Travasare il composto nei bicchierini e lasciare rassodare in frigo. Ne risulterà una gelatina morbida, che si lascia attraversare dal cucchiaino senza opporre resistenza alcuna.
Nel frattempo mondare accuratamente e lavare i topinambour, tagliarli a fettine sottili e farli stufare con un cucchiaino di burro e due cucchiai d'acqua, a fuoco dolce , fino a che non sono teneri.
L'acqua si asciugherà, dunque aggiungerne fino a cottura completata.
Unire alla verdura morbida la ricotta e ridurre in purè con il frullatore ad immersione. Completare con sale, pepe e parmigiano.
Appena prima di servire guarnire i bicchierini con la schiuma preparata, tiepida e dolce.
Care massaie, stupirete i vostri ospiti!
(PoveraPazza)

9 luglio 2010

Fritto in onore della povera pazza

Cari tutti mi accosto a questo post con lo stesso spirito con cui Galois ha scritto i suoi ultimi teoremi la notte prima del duello (fatale). Dopo quindici giorni di convivenza coatta con un muratore che ha trasformato la casa in un set realistico per l'ambientazione di un attentato terroristico (concluso con successo), dopo che ormai ho ho imparato a coesistere con quattro dita di polvere fine come borotalco anche dentro l'anima (prima prova tangibile della sua esistenza), lunedì prossimo (per gentilezza nei riguardi del mio biografo registro il fatto che oggi è venerdì) il suddetto muratore sventrerà il bagno. Già vedo tubature divelte, innondazioni degne delle piaghe d'Egitto nei piani inferiori e le vaiasse, che in essi albergano, farmi a brani come menadi infuriate.
Quindi, prima di fine certa, onoro la promessa fatta alla povera pazza di scrivere il post.
Il post testmentario si riferisce alla felice discesa della povera pazza in terra vesuviana in occasione della festa della repubblica. Il conquistatore sabaudo ama di tanto in tanto visitare le province annesse.
Per l'occasione felice che vedeva riuniti ben tre dei quattro scrivani del blog (mancando Geppo, il membro suo più illustre) s'è pensato ad un fritto d'ingresso. Usualmente per la povera pazza preparo il "crocchè". Questa volta ho osato  "fiorilli mbuttunati" (fiori di zucca farciti, ndt) e "cecenielli cu 'a pastetta" (bianchetti con la pastella).



La preparazione dei fiori zucca è semplice. Una dozzina di fiori di zucca, un paio di etti di ricotta di fuscella, del fiordilatte. La ricotta di fuscella è una ricotta cremosa, non solida come le usuali ricotte e, per tale ragione, contenuta in cestini. Il fiore di zucca mondato della parte verde deve essere 'mbuttunato'  (farcito) con la ricotta e un pezzo di fiordilatte. Devo dire che i fiori hanno opposto inizialmente una ferma resistenza alla (è il caso di dirlo) deflorazione. Mi sono dunque ingegnato di iniettare la ricotta tra le voluttuose membrane con una tasca da pasticcere. Size does matter ... La striscia di fiordilatte viene immersa poi nella ricotta.


 
Per la doratura, prima i fiori sono passati nella farina, poi nell'uovo sbattuto, poi nel pan grattato.
La frittura veloce in olio di semi abbondante.







La preparazione delle zeppole è un po' più lunga richiedendo la lievitazione dell'impasto.  Per l'impasto (la pastetta) 500 g di bianchetti (povere creature), 250 g di farina e un dado di lievito di birra.
La pstetta si prepara mettendo la farina a fontana, stemperando il lievito in acqua tiepida e impastando con un pizzico di sale sino a fare un impasto morbido. L'impasto deve lievitare coperto per un ora.



Dopo la lievitazione si aggiungono i bianchetti lavati e scolati incorporandoli delicatamente senza turbare eccessivamente l'impasto. Con un cucchiaio si raccolgono piccole porzioni da friggere in olio caldo.
Il sapore del pane fritto si fonde meravigliosamente col sapore del pesce.



Per dovere di cronaca la cena è proseguita, come testimoniato dalla evidenza documentaria, con mozzarella di bufala e pomodori di sorrento.



Per non farsi poi mancar niente s'è proseguito con una insalata di mare di calamari e gamberi cotti al vapore e uniti a sedano, finocchio, rucola. conditi con olio e limone.




Viperon

phyllopasta & caviale di melanzane - medioriente concentrato



La pasta phyllo è stata irreperibile per mesi e mesi. All'esselunga devono aver deciso che non è abbastanza trendy e non la si trova più. L'altro giorno nel supermercato scamuffo vicino all'ufficio L'HO VISTA.
Comprarla, farcirla e infornarla è stato rapido come un battito di ciglia.
Finzione scenica, naturalmente.
Porto a casa il tesoro e spulcio, sudo, rispulcio, risudo, smanetto. E poi decido: la phyllo si porta con melanzane (il pomo cattivo di GeppetNo) e feta, e coriandolo, e limone.
Dunque:
per il caviale di melanzane : 1 melanzana o suoi multipli, succo di limone, coriandolo fresco (o prezzemolo ma non è la stessa cosa), olio d'oliva e uno spicchio d'aglio, sale e pepe.
Tagliare a metà la melanzana, incidere la polpa con la punta di un coltello e far cuocere le due metà avvolte nell'alluminio in forno a 180° per almeno 30 minuti (dipende naturalmente dalle dimensioni dell'ortaggio).
A cottura ultimata raschiare con un cucchiaio la polpa e raccoglierla in una zuppiera. Schiacciare bene con la forchetta (o fare una giratina di minipimer), incorporare olio, sale, pepe, succo di limone e coriandolo tritato e lo spicchio d'aglio, tritato se siete coraggiosi, intero se siete come me.
Far riposare in frigo per un'oretta in modo che i sapori si fondano.

Per i pacchettini di phyllo: la pasta, ovviamente, 200 gr di feta, olio d'oliva, il caviale precedentemente preparato.

Nel frattempo scongelare la phyllo senza aprire la confezione che altrimenti si secca in un amen.
Inumidire un foglio per volta con le dita bagnate,
Ricoprire la parte centrale con il caviale e qualche pezzetto di feta a cubetti. Il cumino ci starebbe da dio, ma l'ho già usato troppe volte e ho lasciato perdere. Avvolgere il foglio su se stesso, producendo dei fagottini rettangolari o quadrati o triangolari. L'importante è cercare di non mettere troppo ripieno altrimenti la pasta si buca.
Spennellare le creature con olio d'oliva e infornare a 200° fino a che saranno dorati (una ventina di minuti nel mio forno).
Volendo si possono anche friggere in olio profondo, ma la mia religione mi concede il fritto solo molto, molto raramente.

Se si fan piccini sono un finger food  da antipasto - aperitivo, più grandi sono un pranzetto leggero e aromatico.

ps. sto provando a fare il bilanciamento dei bianchi con 'sta macchina. Se non lo faccio le foto vengono OK, se lo faccio fanno schifo. Abbiate pazienza, continuerò ad allenarmi.
Buon we di calura.

(PoveraPazza)