"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

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15 maggio 2014

rabarbaro e fragole al quadrato


 C'è più vita su Marte che in queste pagine, recentemente. Ogni tanto mi ricordo di avere, da anni,  aperto un blog in cui scrivere fatti miei, varie ed eventuali. Poi scaccio il pensiero e tutto torna placidamente nel dimenticatoio. Non dovrebbe essere una giustificazione il fatto che mi arrabatto a scrivere su Gastronomia Mediterranea, di fatto lo è. L'acqua è poca e la papera non galleggia. Il tempo, il vero lusso dei nostri tempi, è irrimediabilmente poco.
Non posso però esimermi dal pubblicare questo esperimento con la produzione propria di rabarbaro e fragole. Yes! Dopo anni tre di onorata coltivazione in vaso (35g, pesati, la scorsa primavera) finalmente il rabarbaro ha messo delle foglione - con conseguenti gamboni - che posso essere usati. Evviva.
Le fragole invece sono una vecchia e consolidata abitudine terrazzifera e non ci hanno mai negato delle belle soddisfazioni.

Lunga e poco interessante premessa per arrivare a questi quadretti croccanti qui sotto. In perenne ricerca di alternative casalinghe al biscotto/cake/fetta biscottata industriale da mangiare per colazione, questa volta mi sono imbattuta in questa ricetta di Smitten Kitchen, l'ho un po' adattata alle mie fisime, l'ho fatta assaggiare a mezzo mondo e posso dire che è buona. Ho provato anche un'alternativa alla fragola (albicocche) ma niente, il rosso + rosso è la morte sua.

Facile, veloce, abbastanza salutare. L'ideale. fidatevi.

quadretti rabarbaro e fragola

Per una normale teglia da lasagna serviranno:

80g fiocchi d'avena
80g farina 0
60g zucchero muscobado+1 cucchiaio
1 cucchiaio di amido di mais
1 cucchiaio di succo di limone
1 pizzicone di sale
1 puntina di cucchiaino di lievito chimico
60g di burro sciolto
150g fragole a pezzetti
150g rabarbaro a pezzetti

In una ciotola mescolare avena, farina, zucchero, sale e lievito. Aggiungere il burro e mescolare con un cucchiaio, intridendo ben bene gli altri ingredienti.
In una seconda ciotola condire la frutta con limone, il cucchiaio di zucchero rimasto e, volendo, l'amido di mais.
Formare uno strato di bricioline sul fondo della teglia, cercando di renderlo il più compatto possibile, lasciado da parte almeno 1/3 della mistura.
Coprire con la frutta e completare con le briciole rimaste.
Stop, basta, finito.
Cuocere in forno a 180 per 40 minuti circa. Raffreddare, tagliare, mangiare.

As simple as that.

(PoveraPazza) - foto ignobilmente prese con l'aifon di mattina presto. e ho detto tutto.

4 luglio 2013

a grande richiesta: tortine olio d'oliva e farro


Non avevo intenzione di pubblicare la ricetta di queste - ennesime - tortine da colazione (unico alimento che cuocio da un po' di tempo a questa parte).
Però me l'hanno chiesta e io, ligiamente, la scrivo.
Celebriamo anche l'ultima foto brutta del blog. O meglio, l'ultima foto fatta con la mia fedele vecchia macchinetta bridge che mi è stata fedele per lunghi anni. Da domani - forse - si cambia. Il regaletto reflex digitale è giunto or ora. Prevedo di romperla ancor prima di metterla in funzione. Sono così maldestra con le cose che sembrano delicate.

Intanto:

 Tortine olio d'oliva e farro

10 aprile 2013

crema di basmati profumata

 
La cena del giovedì ormai è variabile. Diventa la-cena-di-quando-si può. 
Se poi ci sono amici ex-pat,non si va tanto per il sottile e ogni serata è buona.

Cena light e soprattutto vegetariana (per la gioia di Lorenzo che ha potuto avere il suo Mac-mensile): risotto DI verdure, verdure saltate all'olio di sesamo con germogli e tofu (o pollo) e bicchierini di crema di basmati. Li ho inventati nella mia mente. Ecco.
Loro se li sono mangiati, ma dopo proseccolessonaprosecco avrebbero mangiato qualsiasi cosa, temo.

7 novembre 2012

challah melemiele - reloaded

Confesso subito: sono stata codarda. Questo post avrebbe dovuto intitolarsi In-challah. Sia mai che qualcuno lo trovasse offensivo o blasfemo: me lo son (quasi) tenuto.
Condivido invece, generosamente, questa versione di smitten kitchen del pane ebraico per le feste, qui un pò più ricco e più dolce.
Intrecciare filoncini di pasta melosa non è stata lo cosa più semplice del mondo. Mi dovrò perfezionare, anche se questo non è un bastoncino intrecciato ma un pane tondo intrecciato (in qualche modo, di certo migliorabile).
E' delizioso: dolce appena appena, con l'acidino delle mele. Lo si serve a cena, normalmente. Io l'ho mangiato, con soddisfazione, per colazione.

Per un bel pane grande:

23 ottobre 2012

apple cobbler strudelizzato

 Ben, lo confesso. Fino a pochissimo tempo fa manco sapevo cosa fosse il cobbler. Poi mi sono imbattuta in questa lasagnona di frutta e non ho, al solito, avuto pace fino a che non l'ho provata.
Trattasi di roba americana del Sud, pratica, senza alcuna (alcuna!) concessione alle frivolezze di gusto o, peggio, estetiche.
Della frutta cotta con un coperchio irregolare di una pasta lievitata di una semplicità disarmante.
Ci si può usare la frutta che si vuole. Io ci ho messo le mele ma mi son guardata la ricetta di Smitten Kitchen che usava mirtilli e pesche.
Ho scelto la ricetta di Smitten perchè son picky (non choosy) con le ricette e quella sua mi pareva sensata, anche se ho cambiato alcune cose in funzione del diverso tipo di frutta usata (mele in luogo di pesche che son più acidine - ho diminuito drasticamente lo zucchero e aumentato il succo di limone, cambiato la frutta, eliminato mirtilli in favore dell'uvetta- insomma un'altra roba eh).
Ce la siamo mangiata, tiepida e senza la panna montata o il gelato di vaniglia d'ordinanza perchè non li avevamo. Limpida giustificazione.

Per una teglia di medie dimensioni:

28 settembre 2012

pane e mele - una torta buona

Trovo che non sia etico sprecare il cibo. Sento una stretta alla coscienza ogni volta che sono costretta a buttare qualcosa che è andato a male per dimenticanza, incuria o semplicemente perché non lo volevo più mangiare.
Detesto gli avanzi, sia nella loro forma precedente che manipolati e rinfrescati, cerco di cucinare le quantità giuste. A volte capita di sbagliare e il senso di colpa, allora, mi divora.
Lunga premessa per dire che questa iniziativa mi è piaciuta subito:


è BUONO COME IL PANE, una raccolta di ricette che utilizza il pane come ingrediente. Il pane fresco, secco, grattugiato. La base dell'alimentazione dell'uomo, presente a tutte le latitudini, in tutte le culture. Da tempo immemorabile.
Io, senza pane, non potrei vivere. E c'è chi fatica ad avere il suo pane quotidiano.

Date un'occhiata a ciò che fa Progetto Mondo Mlal, una ONG attiva in America Latina e Africa. Ogni briciola contribuisce, davvero lo penso.

TORTA DI PANE E MELE

25 settembre 2012

alfabeto alimentare. G come Giuggiole (ma asciutte)

Prima di domenica non avevo mai visto una giuggiola. Neppure l'avevo mai assaggiata.
L'ho fatto per amor di scienza, con occhi chiusi e desiderio (sempre il solito, da anni) espresso per il consumo della primizia e i cinque eurini (grazie Al) investiti per il mezzo chilo d'ordinanza.

La giuggiola, quella del brodo, è anche chiamata "dattero cinese" (jujube in inglese) e pare avere una personalità poliedrica.

Appena colta ha sapore e consistenza simili a quelli di una mela molto zuccherina, ma con il progredire della maturazione la buccia raggrinzisce e il sapore diventa simile a quello del dattero.
Quelle nostre sapevano di mela ma abbiamo deciso di farle maturare per assaggiarle in ogni stadio.
Nell'immagine in basso abbiamo sbucciato un frutto, ma pare che si consumino con tutta la buccia (e meno male).
Il famoso brodo, sinonimo di goduria estrema e incontenibile felicità, è un liquore di giuggiole datterificate. Dobbiamo assaggiare anche quello, prima o poi.
(PoveraPazza)

20 settembre 2012

sweet treat: fichi al forno con crema di mandorle

Da quando ho avuto per le mani questo  librino non ho avuto pace.
Volevo provare a tutti i costi il tajine di fichi. Difficoltà insospettate erano in agguato:
l'ospite che non se ne andava ma soprattutto i fichi adatti che non si trovavano. L'ortolano in ferie, il mercato distante, il super carente. Un disastro.
Poi, finalmente, eccoli lì, perfetti e grandi al punto giusto.
Ecco, la ricetta è solo leggermente modificata: ho ridotto drasticamente le dosi di zucchero e aumentato i tempi di cottura.  Per il resto era perfetta.

9 agosto 2012

datemi una mmmm; mandorle-mirtilli (e cardamomo)

Et bien, finalmente.

Da tante vite voglio un'alzatina e finalmente ne posseggo una, procacciata all'Ikea in un apposito viaggio e arrivata a casa con la campana già rotta.
Avevo ispezionato le confezioni, scelto una che mi pareva in ottimo stato, ma non è servito.
Chissà quale peccato contro le alzatine devo scontare. Me la tengo ugualmente e ci faccio una torta per renderle giustizia, fin che c'è.
°°°°°aggiornamento °°°°° la campana si è rotta in tre pezzi alla prima uscita, rischiando di ferire a sangue il povero Ciano. Chi ripassi dall'Ikea ha un ordine aperto con me per una sostituta.
A proposito dell'oggetto Ikea, sappiate che è tutta colpa di Francesco : è lui che dice che ne ha una in ogni casa. Meglio della fidanzata in ogni porto. Chi sono io per oppormi all'ineluttabile?


Avendo in frigo il mio raccolto annuale di mirtilli scartabello la mia biblioteca (senza th) culinaria e ci trovo questa:

Torta di mandorle, mirtilli e cardamomo

Voilà, signore e signori. Infornata e fatta.


Per 6-8 persone:


21 maggio 2012

la rivoluzione la faccio domani: oggi rabarbaro

Milano, esterno giorno. Signora di mezza età con velleità giovanilistiche (io), sacca nera e borsa colorata cammina a passo spedito verso lo studio dell'oculista.
La sua attenzione viene prepotentemente attirata da una bottega di ortolano che espone in bella vista dei gamboni di rabarbaro che la signora aveva invano cercato di prodursi da sola senza alcun esito.
E' l'impulso di un momento: entrare, spendere 11,30 euri per un chiletto abbondante del prezioso vegetale e poi cercare invano di occultarlo nella sacca.
Dal simpatico oculista la signora si vede costretta a sciorinare la merce e tenere una lezioncina sull'uso del vegetale. Nasconderlo era impossibile, tanto valeva farlo notare ed apprezzare.


Chi scrive di cibo è gente curiosa, colpita da passioni brucianti e contagiose. Le manie sono stagionali ed epidemiche come la spagnola (intesa come influenza). La virulenza è massima e massimo il tasso di dimenticanza appena l'epidemia passa.
Tutti hanno avuto l'aglio orsino, molti il kamut e la quinoa, parecchi il rabarbaro. Le cupacakes sono più selettive e la pasta di zucchero colpisce solo alcuni.
Si cade in deliquio per una ciotolina o una posata arrugginita, si corre a imparare da chi si pensa ne sappia. Si corre, si corre e non sempre a proposito. A volte si resta stupefatti davanti ad un evento che ha gli stessi contenuti dell'orario dell'ATM ma è molto meno utile.
A volte i relatori trasmettono talmente poco che sembrano afoni. Sabato è capitato un po' così, non fosse stato per un molto onorevole prof del Politecnico che in minuti tre ha detto una bella quantità di cose sensate. Sugli altri calerà il mio silenzio.
E la rivoluzione la faccio domani.
Oggi, rabarbaro.

26 ottobre 2011

easy like Sunday morning: mela padelladolce

Mica mi son mai piaciuti tanto i pancakes. Quelli che si pigliano fuori, dico. Hanno tutti quella consistenza morbidina che li accosta alle spugnette gialle per lavare i piatti.
Me li son voluti cucinare domenica, per una inconsueta colazione solitaria.
Per curiosità, per mancanza di coerenza e sulla scia di quella frenesia melifera che mi ha fatto infilar mele ovunque, in queste ultime settimane.
Perchè son pancakes sì, ma alle mele.
Son dolci da padella facili, i pancakes. O saranno femminili?
Per il genere delle parole straniere io mi regolo così: se so la traduzione italiana uso lo stesso genere che avrebbe qui. Se non la so ma conosco il genere nella lingua d'origine uso quello. In caso di ignoranza assoluta, invento.

Breve pancake-ricetta.

23 ottobre 2011

apple butter per confortare

Oggi son capitata a Novara, verso l'ora di pranzo. Una domenica autunnale ma non grigia ha reso sopportabile un'esperienza che sarebbe fatale ai più.
Il pericolo si annidava dietro l'angolo,
Girovagando per le vie del centro ci siamo imbattuti nella festa celtica. Dame intunicate con coroncine di fiori finti e nerboruti signori vestiti come Obelix erano lietamente mescolati a casalinghe in libera uscita e ragazzi alla ricerca dell'ultimo libro di Fabio Volo. Armature da salotto, alabarde non spaziali, tascapane in cuoio incongruamente accostati a incensi e carabattole new age mi hanno prostrata.

Son corsa a casa inorridita, ho cercato di rendere carino un vasetto (impresa titanica per le mie abilità tecnico-fotografiche), ho ascoltato Brad Mehldau e letto Cunningham.
Niente, l'allergia ai celti non se ne va.
Forse se divido con voi la ricetta dell'apple butter (anche Lydia ha una sua versione, un pò uguale e un pò no, qui)  mi sentirò meglio. Almeno li dimenticherò.
Fino alla prossima festa.




14 ottobre 2011

mango per niente

Sono ufficialmente raffreddata, con la mia bella febbre e tutto ciò che serve.
Mi sento come un cencio per pavimenti, chissà che questa chutney di mango mi spazzi via la malattia.
Me la son fatta bella piccante, giudicate voi se il sapore è armonioso. La chutney è una ottima salsa di accompagnamento - la sua morte un bel basmati, ma anche un formaggio abbastanza giovane ci guadagna.

Ieri sera la cucina era tutto un profumar di spezie, per quello che il mio daso dappado ha potuto sentire. Mi pareva di essere a Varkala, al mare, e non in una tiepida ma piemontese sera d'autunno.
Proprio a Varkala la mia casetta si chiamava Mango Villa, i due ragazzi belgi che la gestiscono sono deliziosi, e io ho nostalgia di loro, ecco.
--
Per un vasetto di chutney:
1 mango (meglio se non troppo maturo - e il era maturissimo)
4 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di aceto di mele
1 spicchio d'aglio tritato
1 pezzetto di zenzero fresco - tritato
1 scalogno tritato
1 cucchiaino di semi di senape
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1/2 cucchiaio di curcuma
2 cucchiaini di peperoncino secco
2 cucchiaini di semi di cumino
3 cucchiaini di uvetta
1 cucchiaio d'olio d'oliva
--
Sbucciare il mango, tagliarlo a dadini non microscopici, cospargerlo di zucchero e lasciarlo macerare in frigo, coperto, per una mezza giornata.
Trascorso questo tempo, in una casseruola a fondo spesso, tostare tutte le spezie nell'olio. Quando sono fragranti aggiungere aglio, scalogno e zenzero e saltare. A questo punto unire anche il mango, con il suo liquiedo, l'aceto e l'uvetta.
Sobbollire a fuoco basso per 30-40  minuti o fino a quando quasi tutto il liquido sarà evaporato e si sarà formato un fondo denso e sciropposo.
Lasciar raffreddare e conservare in frigo, invasettato.

Questa è solo una delle molteplici varianti  possibili. Alla vostra fantasia inventarne altre.
Vado a curarmi, che domani mi traslo alla Biennale e devo essere in forma.
(PoveraPazza)

28 settembre 2011

tortine di pere e mandorle

Non è autunno, non mi viene voglia di autunno, non mi importa che arrivi. Non subisco il fascino delle giornate uggiose in cui l'unica cosa che vorresti è una tazza di tè caldo. Mi piace la luce, la penombra mi intristisce. Sono felice di questa anomalia meteorologica che prolunga l'estate, anche se mi devo rassegnare a non trovare più i frutti estivi. Le mie amate pesche sono spugnosette e francamente poco interessanti, ormai.
Comincia la stagione delle ubique melepere. Ci faccio una tortina, per farmele piacere.
Per quattro tortine da 8 cm di diametro o per una tortiera da 20:

21 settembre 2011

velocicena profumata


Non parlerò di Taste, come promesso e annunciato abbondantemente. Non ne parlerò anche se mi è piaciuto e mi sono, come sempre, divertita e non ne parlerò perchè dopo dieci minuti mi avevano già riempito il bicchiere (alle undici di mattina), e da lì in avanti non sono più stata in grado di articolare un pensiero compiuto. Di foto non se ne parla, infatti. Ma neppure una e neppure per sbaglio.
Uno dei miei assaggi è stato il gelato al Grana Padano, fico candito al Porto rosso e prosciutto San Daniele di Innocenti Evasioni. Buono carino e semplice, almeno nella mia versione casalinga, dove l'unica roba uguale era il San Daniele.
Non avendo gelatiera, ma avanzo di ricotta, ho condito la stessa (ben fredda, va detto) con abbondante buccia di limone e pochissimo sale Maldon.
Ho caramellato i fichi, tagliati in quattro senza dividerli del tutto, irrorandoli con miele di carrubo e cuocendoli, coperti, in pentola dal fondo spesso per un quarto d'ora, con qualche ago di rosmarino.
Il piatto assemblato è semplice in modo disarmante: prosciutto, quenelle di ricotta, fico tiepido e poca buccia di limone a guarnire. Servire con buon pane cotto nel forno a legna.
Profumato, inconsueto ma anche rassicurante e riconoscibile, lo si può servire come antipasto anche ai genitori, evitando che ricorrano alla trattoria sotto casa per trovare qualche cibo commestibile (vita vissuta, non crediate all'invenzione letteraria).

Dite che non è una ricetta? Vero, ma less is more. Almeno in questo periodo e almeno per me.
Accontentatevi, via!
(PoveraPazza)

1 settembre 2011

risotto di fine estate

 
 Come quasi tutti son tornata. Come quasi tutti ho difficoltà a riprendere la vecchia vita. 
I nodi di fine luglio non si sono sciolti, qualche altro laccio si è ingarbugliato. Insomma, tutto nella norma .La cucina latita. Mangio insalate scondite (no olio no sale no niente) con frutta e verdura, una costante di questa estate. 
A pranzo: rucola pesche e pomodori. A cena, sempre frutta ma dentro al risotto.
In Dalmazia (non vi illudete, ne parlerò) ho mangiato molti fichi. 
Loro, i fichi, sono una delle mie passioni. Bruciante, come tutto ciò che sai effimero.
Stasera gli amatissimi fichi si sono maritati al riso e alla menta. La feta ha bussato ed è stata fatta accomodare.
Un esperimento, con un accenno balcanico e una nota greca. Buono, per me.

2 agosto 2011

leggera come una nuvola: insalata di quinoa alla frutta

 
Finalmente! Che sia arrivata l'estate? La mia caviglia ha assunto la tipica sembianza estiva, direi che ci sono speranze. Ma non era di questo che volevo parlare. Nel fine settimana siamo emigrati in Valle d'Aosta per una piccolissima sgambata montana: Rifugio Bertone, Monti della Saxe e Testa Bernarda. Una passeggiata di poco impegno ma che consente di godere di un panorama ineguagliabile: Monte Bianco e Grandes Jorasses così vicini da toccarli. Maestosi e terribili, abbaglianti sullo sfondo blu del cielo sereno.
La montagna rigenera quanto una seduta psicanalitica. Peccato che si debba stare nei rifugi, che sono sì divertenti, ma provocano bruciore di stomaco e insonnia persistente.
Non ho chiuso occhio, nonostante i tappi. E ho mangiato male in modo deprimente.
Oggi quindi riposo e cena leggera per riprendermi dagli strapazzi alimentari. Sono pure caduta sul sentiero, ma vabbè. Si scivolava sul ghiaino, mica è colpa mia.
La nostra cena è stata un'insalata di quinoa e frutta, colorata e aromatica. Buona sola, ottima ad accompagnare carne (petto di pollo) o pesce alla griglia. Semplicità.
Che serve?

29 luglio 2011

deliziosi passatempi notturni con Christophe


Che titolo ammiccante mi son pensata!
 Spero mi noti la redazione del Manifesto che con i titoli allusivi e icastici ci va a nozze.

Non è successo niente di piccante, non preoccupatevi  invidiatemi miei cari. I passatempi notturni sono dettati dalla mancanza di tempo diurna.
Antefatto: si organizza una cena, magari in una baita, può darsi si faccia la pizza nel forno a legna. Forse ognuno porta qualcosa e il mio qualcosa sono, guarda caso, i dolci. Se durante il giorno sto ai ceppi in ufficio poi devo rimediare di notte.
Se si aggiunge che il mio attuale guru dolcificante è Felder, tutto si spiega con grande facilità.
Ho scelto (al solito) due preparazioni che non avevo mai affrontato perchè mi annoio a provare le stesse cose. Mi spiace a chi deve assaggiare. Un blind taste, so to say.
Christophe mi ha tenuto compagnia per due sere di seguito: la prima per la preparazione delle basi e la seconda per la cottura.
Torte di frutta entrambe ma diversissime tra loro: mirliton ai frutti rossi e limone (STREPITOSA) e tarte albicocche e pistacchi l'altra.
Andiamo con ordine. Il (sarà maschio?) mirliton ha una base di pate sucrée con mandorle, la tarte invece una pate feuilletée rapide che ho provato a fare per la prima volta nella vita in virtù dell'aggettivo rapide che la definisce.
Le dosi:

17 giugno 2011

ribes autarchici con sopra la crema (con richiesta di aiuto)



Non ho un orto nè un giardino. Però ho una terrazza di centometriquadri che posso usare per una settimana l'anno. Nelle altre cinquantuno il tempo non lo permette. Ci coltivo cose dentro i vasi, però.
Il ranch sta producendo, oltre alle sempre presenti erbe aromatiche di varia rigogliosità, anche:
fragole, ribes, mirtilli, rabarbaro, pomodori.
Soprattutto il ribes mi ha dato tanta soddisfazione: credo che un cespuglino abbia fatto più di un chilo di frutti, stranamente risparmiati dal merlo che banchetta ogni giorno a casa mia.
Li ho colti, mondati, lavati. Ci ho fatto questo dolcino, portato a cena da amici di ritorno dalle vacanze.  
E con gli altri ? I vostri suggerimenti sono i benvenuti, mi dispiacerebbe assaissimo farli andare a male. Aiuto aiuto, please.
Per dei piccoli ramequins come quelli in foto, ho usato:

300 gr di ribes (mondati lavati e asciugati)
3 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai d'acqua

Per la crema, invece:
200 ml di panna
200 gr di yogurt greco
1 cucchiaio raso di zucchero
1 stecca di vaniglia
4 tuorli

8 giugno 2011

summer pudding for paper chef

 So let's try. Paper chef challenge is back, the ingredients are not too difficult to mix and I decided to give myself a chance and participate.
It should be summer, my red currants can not believe that there are 16 degrees, it's raining all time and they can not see the sun. They are ripe poor things, a summer pudding, with mixed berries should be their end.

The randomly selected ingredients this time are:

bread- berries- chocolate - lime

This is an easy dessert , almost no cooking needed, nice and easy and colorful and sweet as the season should be.

For 6 individual moulds:
6-8 slices of firm white bread
600 gr mixed berries (strawberries, blackberries, black and red currants,  raspberries) fresh or frozen
2 tablespoons  cane sugar
200 gr white chocolate
2-3 tablespoon  milk
lime peel, grated
--
Put the fruit, sorted and washed, in a saucepan, together with sugar and a couple of tablespoons of water. Cook over low heat for no more than five minutes. The fruit should be shiny and still firm, and there should be a lot of juice in the pan.
Cut the crust off the bread, set two pieces aside and then cut the rest into stripes (3 each slice) lengthwise.
Cover with the reserved pieces the bottom of the moulds, then line the inside with the fingers of bread, pushing them together so that no fruit can escape. Fill the moulds with the fruit and juice mixture, then cover with the remaining bread fingers.
Cover  with aluminium foil, then put them on a tray, bottom down, with an eavy weight on top and leave them overnight in the fridge.
The day after melt the chocolate with little milk and season with lime peel. Pour over the unmolded puddings as it is still warm and enjoy.

Thanks to Francesco for his friendly proofreading!

I lettori italiani mi scuseranno se, per una volta, pubblico una robetta in inglese.
(PoveraPazza)