"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

21 maggio 2012

la rivoluzione la faccio domani: oggi rabarbaro

Milano, esterno giorno. Signora di mezza età con velleità giovanilistiche (io), sacca nera e borsa colorata cammina a passo spedito verso lo studio dell'oculista.
La sua attenzione viene prepotentemente attirata da una bottega di ortolano che espone in bella vista dei gamboni di rabarbaro che la signora aveva invano cercato di prodursi da sola senza alcun esito.
E' l'impulso di un momento: entrare, spendere 11,30 euri per un chiletto abbondante del prezioso vegetale e poi cercare invano di occultarlo nella sacca.
Dal simpatico oculista la signora si vede costretta a sciorinare la merce e tenere una lezioncina sull'uso del vegetale. Nasconderlo era impossibile, tanto valeva farlo notare ed apprezzare.


Chi scrive di cibo è gente curiosa, colpita da passioni brucianti e contagiose. Le manie sono stagionali ed epidemiche come la spagnola (intesa come influenza). La virulenza è massima e massimo il tasso di dimenticanza appena l'epidemia passa.
Tutti hanno avuto l'aglio orsino, molti il kamut e la quinoa, parecchi il rabarbaro. Le cupacakes sono più selettive e la pasta di zucchero colpisce solo alcuni.
Si cade in deliquio per una ciotolina o una posata arrugginita, si corre a imparare da chi si pensa ne sappia. Si corre, si corre e non sempre a proposito. A volte si resta stupefatti davanti ad un evento che ha gli stessi contenuti dell'orario dell'ATM ma è molto meno utile.
A volte i relatori trasmettono talmente poco che sembrano afoni. Sabato è capitato un po' così, non fosse stato per un molto onorevole prof del Politecnico che in minuti tre ha detto una bella quantità di cose sensate. Sugli altri calerà il mio silenzio.
E la rivoluzione la faccio domani.
Oggi, rabarbaro.


budino di rabarbaro e mandorle

Rabarbaro stufato:
5 gambi di rabarbaro, tagliati in pezzi da 2 cm
70 gr zucchero
20 gr burro

Impasto:
190 gr burro morbido a pezzi
140 gr farina 00
50 gr amido di mais
190 gr zucchero
3 uova
1/2 bustina di lievito per dolci
la punta di un cucchiaino di cannella in polvere
la punta di un cucchiaino di zenzero in polvere
200 ml di latte

mandorle a lamelle per decorare

Accendere il forno e portarlo a 185°.
In una pentola stufare il rabarbaro con zucchero e burro e 50ml d'acqua fino a che sia appena tenero. Far raffreddare bene.
Mescolare il burro a pomata e lo zucchero fino a che la miscela non sia chiara e spumosa. Aggiungere le uova, una alla volta, ed incorporare bene.
In una ciotola mescolare farine, lievito e spezie ed incorporare in due tempi alla crema di burro e zucchero - una metà per volta - facendo seguire da metà del latte.
A questo punto incorporare il rabarbaro ormai freddo e mescolare bene per amalgamare i due composti.
Riempire uno stampo da cake in silicone (ne avanzerà anche per qualche budino più piccolo), cospargere di mandorle a lamelle e cuocere nel forno preriscaldato per 60-70 minuti.
Ne risulterà un budino morbidissimo e umido - buono così o da accompagnare ad un bel tè caldo.

Il resto del prezioso vegetale l'ho cotto in composta, con 250gr di fragole, 100 gr di zucchero, acqua qb e tre bei pezzi di galangal.

E anche questa è fatta.

Anche stanotte si è ballato. All'una eravamo tutti svegli come grilli. E qui non è capitato nulla. E piove. Come ho già detto: voglio che quest'anno finisca. Ora.

(PoveraPazza)

2 commenti:

Lydia ha detto...

mezza età lo dici a qualcun altro

Francesca ha detto...

Il rabarbaro... devo proprio provarlo...!!! Mi attrae non poco!!
Ti sono vicina per gli eventi che stanno accadendo... :-(
Franci