"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

26 ottobre 2012

vado, ma non compro niente. Briciole di Salone

Avevo detto no, ma poi ci sono andata. La coerenza non è il mio forte, e la voglia di abbracciare un po' di amici ha fatto il resto. Quindi anche per questa edizione ho pagato il mio tributo al Salone del Gusto.
E' stata una visita relativamente breve, ma ho qualche minuscola considerazione da fare.
Ci sono i prodotti e i produttori, il cavolo trunzo, la cipolla di Giarratana, l'aglio di Nubia, le farine di grani antichi, e mille altre prelibatezze immaginate o addirittura inimmaginabili.






Ci sono quelli che sperimentano, inventano, lavorano duro per farci godere - è il caso di dirlo.
C'è la colorata volenterosa entusiasta Gente del Fud, c'è quello bellissimo e molto simpatico, ci i compagni di strada.

Niko


Bonci

Giovanna e Lisa
Fabrizio

E poi c'è Terra Madre. Che è un mondo a sè, isolato anche fisicamente dal resto del Salone e per la prima volta aperto anche al volgo. Contadini, trasformatori, comunità del cibo, presidi. Ma di una terra altra, di un mondo lontano.
Ecco, non so se l'impressione è stata solo mia, ma il contrasto tra il mondo opulento, patinato e luccicante dei nostri mercati e quello colorato ma povero, entusiasta ma infinitamente piccolo di Terra Madre è stato stridente.
E una volta di più mi fa pensare che nonostante crisi e alti lai, noi siamo un mondo che ha troppo. Vedere i piccoli tavoli dei produttori africani mi ha stretto il cuore.
Non lasciamoli soli, Carlo Petrini. Mescoliamoli a noi la prossima volta.
So che il Salone è diviso in aree geografiche. Ma perchè non immaginare aree di prodotti? I cereali. Il caffè. Il latte e i formaggi. Le verdure. Le bevande fermentate. Il cioccolato.
Lì ci sarebbe posto per tutti, per chi coltiva per la propria sussistenza e chi trasforma una materia prima eccellente in un prodotto innovativo.
Non lo so, son pensieri che mi sono venuti tra un piatto di pasta e l'altro.
E mi sono temporaneamente consolata così.


(PoveraPazza)

5 commenti:

Genny Gallo ha detto...

pure bonci..ancora piu' rosicamento!

Reb ha detto...

Io rosicamento zero, ma so ancora una volta come sia che ti voglia così bene.

Hysteria Lane ha detto...

non c'è da rosicare, in effetti. E' sempre più vero che ormai tutto si trova se solo hai voglia di documentarti e di cercare in giro. Com'è ovvio ho poi comprato qualcosa, ma mi son fatta un punto d'onore di prendere solo prodotti "poveri": farine di cereali, una farina di legumi siciliana che proverò già nel fine settimana, il za'atar di bait al karama che mi mancava, due teste d'aglio, l'ajvar serbo che me l'ero fatto io ma lì era bello e pronto, un panetto di pasta di mandorle di Noto per quel goloso dell'Al e, unica concessione alla fighettaggine gastronomica alcune salse piccanti di fiori, di una produttrice bio tedesca. E bon

artetecaskitchen ha detto...

meno male che non dovevi comprare nulla; non voglio essere li quando invece andrai decisa ad acquistare :)

maite_i calycanti ha detto...

post da lacrimuccia (che vedo solo ora, sempre in ritardo io...) che mescola cavolo trunzo, cipolla giarratana ad amici!
ma che mi sono persa!