"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

17 giugno 2012

la principessa sull'ultimo pisello - in insalata

 Bizzarra primavera questa. Il tempo di infinita muffosità ha permesso di raccogliere gli ultimi piselli a giugno. Signora mia, non ci sono più le stagioni di una volta!

E così mentre sotto casa si è scatenato l'inferno in forma di festa popolare prolungata, noi ci siam consolati con questa semplicissima e deliziosa insalata. Me la sono inventata io nella mia mente (lessico familiare, perdonate).


13 giugno 2012

brioche con lievito naturale - e son soddisfazioni

 
Sono gravemente ossessiva. Il mio nick non è affatto dato a caso: sono PoveraPazza di nome e di fatto. Ora mi sono innamorata del lievito madre dopo anni passati a pensare: non sono portata per i lievitati, il lievito madre è una inutile schiavitù e via pontificando.
Poi mi son decisa a produrlo e adesso fino a quando non produrro la pizza perfetta, la focaccia perfetta e il pane perfetto continuerò a sperimentare ossessivamente, a rinfrescare ossessivamente, a infornare ossessivamente.

Epperò la brioche perfetta (mi pare almeno) l'ho prodotta. Al secondo tentativo, mica al primo. Anzi la brioscia, come dicono in Sicilia.
E' questa. Almeno fino al prossimo esperimento:

11 giugno 2012

alle robette io c'ero


 Alle robette domenica c'ero anch'io.
Che mi sia molto divertita è cosa nota. Che abbia qualche novità da condividere è falso.
Si è già mostrato tutto: facce, piatti, musicanti.
Quindi non illudetevi: tutto già visto. Il luogo, che pensavamo assai remoto, in realtà è a una ventina di minuti di comoda linea rossa da Duomo. Dunque anche i più stanziali tra voi potranno pensare di andarci, in una giornata bella e tiepida come ieri.
E l'hangar stesso è estremamente suggestivo, nella sua vuota enormità.
Amo molto i luoghi ex-industriali, così quieti quando privati della folla che li faceva pulsare.
Datemi un capannone, per meditare.

menù rubitt stanziale



per erbivori, finalmente
corian, beloved




la camomilla ci voleva
(PoveraPazza) in versione straordinariamente mondana.

6 giugno 2012

quasi un mojito - budinetti di quinoa limone-lime

La menta non c'è, va detto. E neppure il rum. Però ci sono tante cose che fanno bene: quinoa, limone, lime. E poco altro, in verità. Sono dolcetti leggerissimi e la quinoa non prevale sugli altri sapori - come accade spesso se utilizzata in forma di farina. Certo, la presentazione di Cannelle et Vanille è enormemente più appetitosa della mia. Ma sono consapevole che esistono differenze tra noi: lei è lei e io non sono un ..(per citare il Marchese del Grillo).

Per otto piccoli ramequin (o stampini da minimuffin in silicone):

4 giugno 2012

poesia

 Rina dice che le sue ceramiche sono ludiche.
Macchè.
Sono poesia.

 Cercatela là dove ogni tanto si sposta: a Torino, in Francia, a Faenza
Oppure andatela a trovare a Castelnuovo Don Bosco. In piazza.
E poi mi ringrazierete.
(PoveraPazza)

29 maggio 2012

coraggio





Volevo scrivere della Milano Food Week e di ciò che avevo visto e sentito.
Adesso importa poco.
Massimo Bottura, domenica sera, parlava con dolore di ciò che era capitato il 20 maggio e di come tutta la zona fosse da aiutare.
Adesso ancora di più.
Coraggio. Davvero.
Ci faremo venire in mente qualcosa per dare una mano- è una promessa.

(PoveraPazza)

23 maggio 2012

as-saggio finale: torta di fragole con gelatina allo yogurt

 E anche il corso di pasticceria è finito. Stancante, parecchio. Ma bello, parecchio.
Con le amichette Maria e Stefania ci è toccata in sorte la torta con mousse di fragole e geleé di yogurt ispirazione Montersino.
Lunghetta ma fa la sua porchissima figura. Si potrebbe inserire nella sottocategoria "piatti da acchiappo" non fosse che quelli che ho acchiappato io di solito preferivano la grigliata.

Bando alle ciance e via con le dosi:

21 maggio 2012

la rivoluzione la faccio domani: oggi rabarbaro

Milano, esterno giorno. Signora di mezza età con velleità giovanilistiche (io), sacca nera e borsa colorata cammina a passo spedito verso lo studio dell'oculista.
La sua attenzione viene prepotentemente attirata da una bottega di ortolano che espone in bella vista dei gamboni di rabarbaro che la signora aveva invano cercato di prodursi da sola senza alcun esito.
E' l'impulso di un momento: entrare, spendere 11,30 euri per un chiletto abbondante del prezioso vegetale e poi cercare invano di occultarlo nella sacca.
Dal simpatico oculista la signora si vede costretta a sciorinare la merce e tenere una lezioncina sull'uso del vegetale. Nasconderlo era impossibile, tanto valeva farlo notare ed apprezzare.


Chi scrive di cibo è gente curiosa, colpita da passioni brucianti e contagiose. Le manie sono stagionali ed epidemiche come la spagnola (intesa come influenza). La virulenza è massima e massimo il tasso di dimenticanza appena l'epidemia passa.
Tutti hanno avuto l'aglio orsino, molti il kamut e la quinoa, parecchi il rabarbaro. Le cupacakes sono più selettive e la pasta di zucchero colpisce solo alcuni.
Si cade in deliquio per una ciotolina o una posata arrugginita, si corre a imparare da chi si pensa ne sappia. Si corre, si corre e non sempre a proposito. A volte si resta stupefatti davanti ad un evento che ha gli stessi contenuti dell'orario dell'ATM ma è molto meno utile.
A volte i relatori trasmettono talmente poco che sembrano afoni. Sabato è capitato un po' così, non fosse stato per un molto onorevole prof del Politecnico che in minuti tre ha detto una bella quantità di cose sensate. Sugli altri calerà il mio silenzio.
E la rivoluzione la faccio domani.
Oggi, rabarbaro.

17 maggio 2012

le masse faticano ad educarsi: crumble di taccole

 
Sorprendentemente le masse si disinteressano alla mia campagna in favore della taccola. Ma io non demordo, cocciuta che sono. Presento la terza puntata della saga (zzzaga, come di zanzara che vola - la mia maestra di filologia germanica la pronunciava così) della taccola.
Taccola in forma di crumble - con pane di pasta madre avanzato, che non si butta niente, più. Non son tempi di sprechi, da queste parti. Dalle vostre, non so.

Da queste parti è sorta una certa rassegnazione nei confronti di alcune condizioni esistenziali:su tutte la (relativa, d'accordo) povertà del momento e l'età che avanza (oggettiva).
Et alors, il pane non si butta. La taccola già lessata meno che mai.
Et alors, ti fai passare sopra i mille "signora" che ti dicono al giorno, conscia della piega amara che ha preso la tua bocca, delle righette che contornano i tuoi occhi quando ridi.
Le cose cambiano, si vive meglio se cambiamo anche noi.

Che colpa ne ho se prima di ogni ricetta (sempre più semplice, sempre più essenziale) mi vengono delle omelie da messa delle undici? Questo momento è così- son certa che tra poco tornerò alle stupidate.

Crumble-questa-volta-con-taccola-ma-si-porta-con-tutto:

15 maggio 2012

educazione delle masse: elogio della taccola

 

Il mio nome di battaglia è Taccola. Sappiatelo. Sarò Taccola per il pranzo carbonaro, intanto. E poi diventerò Taccola aka PoveraPazza per tutto il resto.

La taccola è come me, misconosciuta ma di grande interesse.
 Di virtù profondissima, dolce di gusto, croccante ma tenera al cuore. Un toccasana (per l'intestino - nessuno è perfetto). La taccola fa primavera, mica come la rondine.
La taccola non so se sia cocciuta - io sì.
Siccome nessuno mi ha filato di pezza l'insalatina di taccolette novelle, io persevero e spero che molti si convertano al culto del pisello mangiatutto.

Stasera: risotto taccole mazzancolle e menta.