"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo."
(M. Proust)

7 marzo 2011

gnocchi di riso (ma anche pollo sesamo limone)


Quando si va in gita da Kathay (i milanesi e limitrofi sanno) si torna con sporte di cibi esotici che poi non ci si sogna di usare chissà per quanto tempo. Ai miei compagni mangiatori questi gnocchi di riso piacciono, tanto che al ristorante li ordinano sempre. Io non sono così entusiasta, però devo dire che il risultato non è male.
Ho provato a scattare le foto con l'iphone, mi sa che tornerò alla mia macchinetta, più vetusta ma - almeno lei - affidabile.
Come saprà chi legge le mie vicende su FB a causa di un aggiornamento del sistema operativo, ho perso (e nessuno le sa ritrovare - spero che la MelaMorsicata si metta una mano sulla coscienza e risolva il problema - non solo mio) TUTTE le foto degli ultimi tre anni. Quindi India, quindi più di un Lisbona, quindi Croazia, quindi molti molti cibi - non tutti memorabili ma qualcuno sì.
Vabbè, mi rassegno. Dico a tutti da anni che sono zen: è venuto il momento di dimostrarlo.

Dunque, un piatto domenicale ideale: veloce e colorato. Se si usa un intero pacco di gnocchi di riso avanzerà un enorme quantitativo buono per la schiscetta del giorno dopo.
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Per quattro persone:

GNOCCHI
1 pacco di gnocchi di riso (messi a bagno la sera prima)
2 porri (senza la parte verde)
4 -5 cm di zenzero, sbucciato e grattugiato
2 carote medie
2 coste di sedano
un pugno di piselli freschi
1 piccolo cavolo cinese o della scarola
200 gr di germogli di soia
coriandolo tritato
olio di sesamo e salsa di soia
POLLO
1 piccolo petto di pollo, tagliato a striscioline
1 limone, succo e scorza grattugiata
semi di sesamo
olio d'oliva, sale, pepe
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Facile facile: nel wok fare appassire le rondelle di porro e lo zenzero grattugiato in poco olio di sesamo. Aggiungere carote a bastoncini e sedano a tocchetti. Appena ammorbiditi unire anche il cavolo cinese o la scarola a striscioline e infine i germogli.
Aggiungere un pochino d'olio d'oliva e tre- quattro cucchiai di salsa di soia e far saltare le verdure con gli gnocchi ammorbiditi e scolati. Saranno necessari almeno cinque minuti.
Cospargere con coriandolo tritato.

Mentre le verdure si amalgamano agli gnocchi, in una piccola padella saltare in poco olio  il pollo a striscioline ed i semi di sesamo. Salare leggermente. A cottura quasi ultimata bagnare con il succo di limone e guarnire con la buccia grattugiata.

Servire gli gnocchi come contorno della carne o viceversa.
La consistenza un pò viscidina di entrambi i piatti fa molto listolante di ciaina taun vero. O almeno verosimile.
 

(PoveraPazza)

4 marzo 2011

alfabeto alimentare - C come cavolo (romanesco)

Un frattale del cavolo, questo broccolo romanesco. Che fa bene come tutte le crucifere (o brassicacee che dir si voglia). Lo cuciniamo al forno in un modo interessante, tratto dal mai troppo decantato Plenty di Yotam Ottolenghi:

1 cavolo romanesco, a cimette
1 grossa cipolla
1 etto di uvetta
10 pistilli di zafferano
prezzemolo tritato
sale, olio d'oliva.
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Preparare un infuso di zafferano, coprendo di acqua tiepida i pistilli.
Affettare la cipolla a rondelle.
In una ciotola capiente unire: cavolfiore, cipolla, uvetta, un filo d'olio e l'infuso di zafferano.
Salare.
Trasferire la preparazione in una pirofila e cuocere in forno a 200°, coperto con carta stagnola, per quindici minuti: la verdura deve risultare ancora croccante. Dopo cinque minuti mescolare bene e terminare la cottura.
Lasciare intiepidire e servire cospargendo di prezzemolo tritato.



 Siamo in ambasce. Per la D ci vengono in mente solo Daikon (che vabbè) e Dattero. Forse Dentice??
(PoveraPazza)

1 marzo 2011

alfabeto alimentare - B come bieta (da costa e da taglio)

Proseguiamo con l'alfabeto alimentare. Niente di esotico: è la volta della bieta, casalinga e un pò triste.
Da piccini ci costringevano a mangiarla perchè fa bene. Non allo spirito, pensavamo. Ma la clorofilla, ci dicevano, ha un'importante funzione antianemica, purifica il sangue, tonifica il cuore, regola il livello di colesterolo, cicatrizza, disinfetta e deodora la pelle, neutralizza le tossine e ricostruisce i tessuti. Ma noi siamo bambini, che ci importa del colesterolo? Vogliamo il salame, la panna, quelli sì, che fanno bene.
Proviamo, da grandi, a trarne un piatto non punitivo ma detox quanto basta.
Per uno stampo da soufflè di 24 cm di diametro:

1 cespo di bieta da costa (circa 1 kg),
4 patate medie
ricotta infornata, grattugiata 50 gr
provola 50 gr
2 uova 
pangrattato 2 - 3 cucchiai
olio d'oliva, sale e pepe

Lessare le patate con la buccia, mondarle e poi passarle allo schiacciapatate.
Lavare bene la bieta e tagliarla a pezzi irregolari (tutta, anche le coste) e farla stufare in un tegame, coperta, senza nulla: la sua acqua di vegetazione sarà sufficiente a farla cuocere. Eliminare l'acqua in eccesso e tritarla al mixer.
Preparare l'impasto unendo alle due verdure la ricotta, le uova intere, poco sale e il pangrattato se dovesse risultare troppo morbido. Aggiustare di sale e pepe.
Ungere di olio lo stampo scelto e cospargerlo di pangrattato.
Stendere un primo strato di composto, livellando bene, e distribuire metà della provola a dadini.
Ricoprire con il restante impasto, decorare con bastoncini di provola, cospargere di pangrattato e infornare a 200° per 50 minuti.
Servire, se piace, con una salsa di pomodoro leggera e magari un pò piccante.

Come per il gattò di patate si può arricchire con qualsiasi ingrediente animale vi venga in mente.
Questa versione è solo veggie, però buona.
E poi.
La pusher di verdure biologiche, che pensavamo emigrata in luoghi più favorevoli, si è rifatta viva, aprendo improvvisamente prospettive diverse.
Ieri sera nevicava (altro che giardini di marzo che si vestono di nuovi colori), ci siamo inventati, con Pietro, una cena vegetariana, caldina e un pò esotica. Le bietine da taglio parlavano di primavera, i ceci dell'inverno ancora presente, tamarindo e za'htar profumavano di esotico e il limone di Sicilia.
Per 6 persone:
1kg di bieta da taglio
1 cipolla media
4 cucchiai di pasta di tamarindo
1 cucchiaio di kummel
1 cucchiaino di za'hatar
1 peperoncino
400 gr di ceci cotti
1 limone
1 cucchiaio di estratto di pomodoro
400 gr polpa di pomodoro di buona qualità
sale pepe olio d'oliva
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Lavare bene la bieta da taglio e tagliarla a striscioline di 1 cm.
Tritatre la cipolla e ridurre in polvere il kummel.
Diluire il tamarindo con tre o quattro cucchiai di acqua tiepida, elimando semi e filamenti attraverso un setaccio fine.
Far andare la cipolla e il kummel  e lo za'htar in un filo d'olio. Dopo due minuti aggiungere il peperoncino l'estratto di pomodoro e poi la polpa. A questo punto unire la bieta e i ceci. Salare  e pepare.
Quando la bieta si sarà ridotta un poco di volume bagnare con la pasta di tamarindo preparata. Coprire e lasciare stufare per una decina di minuti. A fuoco spento bagnare con il succo di limone e servire con riso basmati classico.
(PoveraPazza)

25 febbraio 2011

un po' di cina nell'orzo

Sono preda dei sensi di colpa. Quando apro la dispensa e vedo pacchi di farine, cereali e legumi lì giacenti e inoperosi da tempo immemore mi sento male.
Il buon proposito della primavera (dai, sta arrivando..) è : utilizzare tutto il giacente prima di comprare qualcosa di nuovo. E vale anche per creme e pappine beauty-cose varie che, non so perchè, dopo l'entusiasmo iniziale vengono abbandonate a metà. Sempre.
Bon, bando alle ciance, e passiamo agli ingredienti, per quattro robusti mangiatori:
orzo gr. 200 (si gonfia tantissimo in cottura)
1 cavolo cinese
2 carote
3 piccoli scalogni
1 filetto di merluzzo senza pelle e spinato
un bel pezzo di zenzero fresco (4 cm, almeno)
2 cucchiai di olio di sesamo
2 cucchiai di salsa di soia
olio d'oliva, sale
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Sciacquare l'orzo e lessarlo con le modalità indicate sulla confezione: 2 parti di acqua per ogni parte di orzo, per 30 minuti. Scolarlo e lasciarlo da parte.
Preparare un soffritto con lo scalogno tritato, lo zenzero grattugiato e l'olio di sesamo. Appena lo scalogno diventa traslucido aggiungere le carote a bastoncini e dopo qualche minuto il pesce a dadini.
Lasciare insaporire bene. A questo punto unire al fondo un cucchiaio d'olio d'oliva e il cavolo cinese a striscioline.
Da ultimo aggiungere l'orzo lessato, mescolare bene e saltare per tre minuti. Condire, a piacere, con salsa di soia e servire caldissimo.
PoveraPazza e le sue prime foto all'aperto dell'anno

23 febbraio 2011

alfabeto alimentare - A come amaranto

Inauguriamo oggi una nuova rubrica: l'Alfabeto Alimentare. un cibo per ogni lettera, con un post dedicato e fotina di contorno.
Non siamo alla ricerca di cibi per forza esotici o strani, macchè.
Che la A si leghi all'amaranto è una pura e semplice casualità.
Non un cereale, dunque privo di glutine, l'amaranto è originario del centro e sud America. Considerato un cibo sacro, era parte integrante dell'alimentazione di Inca e Aztechi.
Contiene fino al 16% di lisina, amminoacido che deve essere assunto attraverso l'alimentazione perchè il corpo umano non è in grado di sintetizzarlo. Serve ai muscoli, care mie. D'ora in avanti cucinerò solo papponi di amaranto e quinoa, è una minaccia.
La mia amaranto-confezione, dell'AltroMercato arriva dalle pendici dell'Himalaya, non so che relazioni abbia con il centro America, ma non facciamoci troppe domande.
Le palline sono molto carine davvero. Mi intristiva abbandonarle in acqua salata per 20 - 25 minuti, le ho invece cotte a risotto, tostandole con poco scalogno e aggiungendo a poco a poco brodo vegetale.
A dieci minuti dall'inizio della cottura ho aggiunto carciofi a spicchietti  (3 bellissimi carciofi spinosi sardi, con gambo tenerissimo).
Ho completato con poco prezzemolo, una quenelle fatta con caprino fresco, un filo d'olio e paprica forte.
A proposito di quenelle(s), se ci fosse qualche anima pia che si offre di insegnarmi a formarle in modo appena decente, si faccia avanti. Prometto eterna gratitudine.
(PoveraPazza)


21 febbraio 2011

aerocake

Cedo di rado alla tentazione di produrre alimenti dolci. Per senso di colpa o semplicemente per mancanza di tempo. Arrivo all'ora di cena, quando gli ospiti suonano, che non ho ancora finito nulla e con doccia da fare. I dolci vengono poi, o non vengono affatto.
Questa volta ne ho prodotto uno da regalare a Pietro per la sua colazione, funzionale alla foto con cucchiaino-uccellino di una leggiadria difficile da imitare.
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Per uno stampo NON piccolo da cake:
150gr di farina 00
150 gr di farina integrale
300 gr di ricotta di pecora
200 gr di zucchero
3 uova, separate
mezzo bicchiere di latte
un pizzico di sale
buccia e succo di un limone
lievito per dolci una bustina
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Lavorare tuorli e zucchero fino ad ottenere una crema spumosa di color giallo chiaro. Aggiungere la ricotta, mescolando bene. Unire le due farine ed il lievito alla crema preparata, allungando, se necessario, con un poco di latte. Profumare con succo di limone e scorza grattugiata.
Da ultimo unire gli albumi montati a neve, delicatamente, avendo cura di non smontarli.
Infornare a 185° per 35-40 minuti o fino a doratura della superficie.
Servire con marmellata, o curd (il nostro è stato importato da Giada, from London)
Si possono aggiungere all'impasto anche piccoli pezzi di mela, o altra frutta compatta.
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E' un dolce semplice e sano, da servire per colazione o all'ora del tè.

(PoveraPazza)

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cibArti è sempre nei miei pensieri. Tra poco, spero, anche nelle mie mani.

e psps: leggo con ritardo della fondazione Santa Lucia e delle sue difficoltà. Spero che questa ricetta piaccia ai diavolini piccolini.



18 febbraio 2011

arance per il porco

Il titolo è una verità e un auspicio.

Una verità perchè il mio porco è stato marinato e cotto con il succo d'arancia.
Un auspicio perchè il frutto dorato si porta ai galeotti, e di porci galeotti abbiamo tanto bisogno in questo paese.

Le arance sono arrivate fresche fresche dalla bedda Sicilia, direttamente dal giardino della zia Sara (sorella di Giovanni), bisognava dar loro degna sepoltura.

Alle cene del giovedì non si cucina carne, quasi mai. La cuoca non è democratica e da pseudo vegetariana non integralista la proteina animale la trae dal pesce.
Però quel filetto di porco occhieggiava al banco del super, proprio vicino al fegato dei gattoni. Non lo si poteva lasciar giacere negletto e abbandonato, sapendo che gli ospiti del giovedì son carnivori.

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Per quattro persone:
1 filetto di maiale di circa 500 gr
2  arance e 1 limone
3 cm di zenzero fresco
sale pepe olio d'oliva
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Spremere gli agrumi e tritare lo zenzero.
Marinare la carne almeno per trenta minuti.
Scolare dalla marinata, salare, pepare e ungere con poco olio d'oliva.
Infornare per 10 minuti a 250° , poi abbassare il forno  a 180 e bagnare man mano con la marinata fino a cottura ultimata (saranno necessari almeno 30-40 minuti).
Tagliare a fette spesse, salsando con il sughetto rimasto, passato e ristretto con pochissimo amido di mais o lasciato nature.
Servire con insalata di finocchi e arance.
(PoveraPazza)

16 febbraio 2011

baccalà tuttoinuno e un progetto


Sono stata folgorata dal baccalà sulla via di Lisbona, è ben noto.
Come note sono le trecentossessantacinque(mila) ricette baccalà-based dei portoghesi.
Anche io contribuisco, nel mio piccolo, con questo grazioso piatto unico che mi son cucinata e mangiata domenica. In onore di una bella causa.
Pe due persone:
- un filetto di baccalà precedentemente dissalato per una notte
- due carciofi di medie dimensioni
- 400 gr di ceci lessi
- 5 cm di zenzero fresco
- mezza cipolla
- prezzemolo
- due limoni
- sale pepe olio extra vergine di oliva
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Tamponare il baccalà dissalato con carta da cucina o con un canovaccio pulito e spinarlo accuratamente.
Mondare i carciofi elimando gran parte delle foglie esterne e le punte e non guardarsi indietro.
Tagliare a fettine sottili e tuffare in acqua acidulata con succo di limone. Io ho usato carciofi senza spine di facilissima ossidazione, quindi la parola d'ordine è: rapidità.
Utilizzare il cuore dei gambi e parte delle foglie scartate ma tenere per ottenere un brodo vegetale.
Scolare i carciofi e condirli con una citronnette composta da : succo di un limone, quattro cucchiai d'olio extra vergine, sale, pepe e un cucchiaio di prezzemolo tritato. Tenere da parte.
Preparare un fondo con la mezza cipolla tritata grossolamente insieme allo zenzero fresco. Far andare per un minuto in olio d'oliva caldo evitando che prenda colore.Aggiungere i ceci scolati e lasciare insaporire. Bagnare con poco brodo di carciofo e sobbollire per una decina di minuti.
Passare al frullatore ad immersione e aggiustare di sale e pepe.
Tagliare a tranci il baccalà spinato. In una padella antiaderente far scaldare poco olio extra vergine. Posare il baccalà dal lato della pelle e far cuocere, senza mai girare fino a che non sia tenero ma consistente.
Montare il piatto: stendere il purè di ceci sul fondo, posare il trancio di baccalà e completare con i carciofi crudi, un poco di pepe macinato al momento e un filo d'olio.
L'acidità del carciofo contrasta piacevolmente con la "densità" del baccalà e la dolcezza dei ceci.
Contrariamente alla mia religione, credo che lo rifarò, questo piatto. Mi è parecchio piaciuto.
..
Dice: e il progetto? Per ora ha un nome cibArti e molte idee. Stay tuned che vi diremo il resto!
(PoveraPazza)

Essendo un tipo speziato (già il mio maestro di calligrafia l'aveva notato, lui, caro) con questa ricetta partecipo al contest di Sara:

13 febbraio 2011

adesso è ora - ballata delle donne

prima (grazie NINA)

e dopo


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano
(Edoardo Sanguineti)

10 febbraio 2011

la cage aux folles




Cari lettori, è un momento di blog-riflessione. Ho bisogno di nuove idee da sperimentare e da proporre.
Non sono animale da contest, dunque dovrà essere altro. Qualche interesse artistico trascurato potrebbe fungere da catalizzatore, ancora non lo so.
Vi lascio con un'opera di struggente poesia della mia cara amica Nericata  : metafora della libertà (di tutti) riconquistata.
Un abbraccio a tutti e a prestissimo
(PoveraPazza)